L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

COME CONTATTARE L'ASSOCIAZIONE:

email: Info@DetenutoIgnoto.com


Via di Torre Argentina 76, presso Partito Radicale 00186 Roma





sabato 26 marzo 2011

Carcere: se non rispetta la dignità, il detenuto va liberato. Ma in Germania

VALENTINA ASCIONE

da “Gli Altri” 25-03-2011

Se per motivi di sovraffollamento non è possibile garantire una detenzione rispettosa della dignità umana, all'occorrenza i detenuti devono essere rilasciati. Così ha stabilito la Corte. Il caso riguardava un ex detenuto, che per circa sei mesi ha vissuto 23 ore al giorno in una cella di 8 metri quadrati, con il gabinetto separato da un paravento ma senza aerazione. Con lui un secondo detenuto, sempre diverso e quasi sempre fumatore, il che lo costringeva a respirare un mix insopportabile di fumo e puzza di gabinetto. Senza contare quella di sudore, inevitabile quando la possibilità di fare una doccia è ridotta a sole due volte alla settimana. La richiesta del detenuto di essere trasferito in una cella singola venne respinta; e anche quella successivamente avanzata alla Regione di un risarcimento pecuniario per le condizioni detentive che gli erano state imposte. Ora, però, i giudici gli hanno dato ragione: le condizioni in cui ha vissuto giustificano la richiesta di un indennizzo, perché lesive della dignità umana. E in certi casi, hanno aggiunto, qualora non sia possibile garantire una sistemazione dignitosa, lo Stato ha il dovere “di rinunciare all’esecuzione della condanna”.

C'è un giudice, dunque, a Berlino. Anzi, a Karlsruhe, città della Germania sud occidentale dove ha sede la Bundesverfassungsgericht: la Corte Costituzionale tedesca che il 9 marzo scorso ha emesso questa sentenza dal valore storico. La situazione della carceri in Germania è critica, ma non drammatica: il tasso di affollamento è inferiore al 90 per cento, cioè ci sono più posti che detenuti. Ma che impatto avrebbe una simile decisione in Italia, dove il sovraffollamento supera il 150 per cento e casi come questo rappresentano non l'eccezione, ma la regola? Dove la superficie minima di 6-7 metri quadrati per recluso - indicata dai giudici supremi tedeschi e dal Comitato per la prevenzione della tortura - è il più delle volte un miraggio? Dove ci sono istituti in cui le docce non funzionano e altri in cui d'estate manca perfino l'acqua? Dove le condizioni igieniche sono disastrose e quelle detentive al limite della sopravvivenza, perché il confine della dignità umana l'hanno superato ormai da tempo? Se i detenuti delle carceri italiane potessero chiedere l'interruzione della pena, sulla base delle motivazioni riconosciute dalla Corte Costituzionale tedesca, il risultato con tutta probabilità sarebbe simile a una grande amnistia generale.

La soluzione che il nostro governo rifiuta di prendere in considerazione, benché sia l’unica oggettivamente in grado di risolvere l'emergenza. Intanto sono state rese pubbliche le immagini shock degli Ospedali psichiatrici giudiziari, girate l'autunno scorso dalla Commissione d’inchiesta del Senato sul Servizio sanitario nazionale. Il video, trasmesso dal programma "Presa diretta", mostra persone in evidente stato di abbandono e circondate da sporcizia, pareti scrostate e piene di muffa, cinghie di contenzione e latrine e attaccate ai fornelli. Letti e materassi con i buchi al centro, per lasciar cadere gli escrementi di chi per giorni resta legato senza poter andare in bagno. Quasi quattrocento tra questi internati sono stati dichiarati dimissibili. Cosa si aspetta ad aprire, almeno per loro, le porte di quell'inferno? Non sarebbe un provvedimento di grazia, ma di semplice, ordinaria giustizia.

Nessun commento:

Si è verificato un errore nel gadget