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giovedì 24 febbraio 2011

Immigrazione: nel Cie di Roma Ponte Galeria 90 tunisini tra quelli sbarcati in Sicilia

Redattore Sociale, 24 febbraio 2011

“Costretti a vivere come detenuti, pur non avendo commesso nessun reato se non quello di essere in fuga da Paesi dove c’è stata, o è in corso, una vera e propria guerra civile”. È questa, secondo il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, la paradossale situazione che stanno vivendo 90 immigrati di nazionalità tunisina, sbarcati la scorsa settimana a Pantelleria e Lampedusa e trasferiti da venerdì scorso nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Ponte Galeria.
Attualmente nella struttura di Ponte Galeria sono presenti 244 ospiti, 160 uomini e 84 donne. Fra gli ospiti trasferiti dalla Sicilia a Roma anche due minorenni, trasferiti al Centro assistenza richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto gestito dalla Croce Rossa italiana. Secondo il garante, che questa mattina ha visitato con i suoi collaboratori la struttura per rendersi conto della situazione, quella che stanno vivendo gli immigrati giunti dalla Tunisia non può che essere una fase transitoria, cui dovrebbe presto mettere fine il Governo con una decisione chiara sul loro destino. “Quanto accaduto in Tunisia, in Algeria, in Egitto ed ora in Libia - ha detto il garante - potrebbe avere come conseguenza immediata lo sbarco di migliaia di disperati sulle nostre coste.
E se questi ultimi giorni sono stati la prova generale di quanto potrà accadere nel prossimo futuro, non c’è davvero da stare allegri. Visto che, allo stato attuale, per motivi di sicurezza è impossibile avviare il rimpatrio delle persone arrivate, e nell’attesa che si dispieghi un dispositivo di degna accoglienza, il nostro governo dovrebbe garantire a questi disperati un trattamento migliore”. “È impensabile, infatti - continua Marroni - che per queste persone si prospetti un’ospitalità a tempo indeterminato all’interno di un Cie. La stragrande maggioranza di queste persone, che non parla italiano, fa capire di avere un lavoro in Patria, dove spera di tornare presto non appena la situazione si sarà normalizzata. Per questo i nuovi arrivati hanno rifiutato di inoltrare la richiesta di asilo politico. Sono molto preoccupato perché i Cie sono ambienti estremamente difficili e queste persone non hanno colpe specifiche da scontare, se non quella di essere fuggite dagli orrori di guerra”.

1 commento:

Ivano ha detto...

Sabato scorso ho mandato un pacco a un detenuto di Biella : Scarpe , shampo , schiuma da barba , rasoi usa getta , carta igienia , saponette , Batterie per Wolkman ( 10-12) . Al asellario gli hyanno permesso di avere solo le scarpe Gli hanno detto : tutte le altre cose le puoi comprare qui ! Lui non ha soldi , nemmeno per la carta igienia che il carcere non passa quasi piu . Non gli hanno motivato ragioni di siurezza ma solo he poteva comprarne li . Posso espreimere il mio sdegno per questa palese questioni di interessi loshci ?

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