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domenica 6 febbraio 2011

Giustizia: il figlio di Provenzano; curatelo, altrimenti meglio una pena di morte

Ansa, 6 febbraio 2011

Curare Bernardo Provenzano o chiedere per lui la pena di morte “ad personam”: la provocazione arriva dal figlio del capomafia, Angelo, che sulle pagine di Palermo de La Repubblica rincara l’appello lanciato dal padre, che sta male e vorrebbe uscire dal carcere di Novara, dove è rinchiuso, per essere curato.

La perizia medica chiesta e ottenuta dalla difesa di Provenzano registra che il capomafia sta male, ha il Parkinson e ci sono dei valori che fanno pensare a una recidiva del vecchio tumore alla prostata per il quale fu operato nel 2003 quando era latitante a Marsiglia: la prognosi, se non curato, sarebbe di 2-3 anni.
“Un figlio chiede solo che suo padre venga curato e che non sia trattato come una bestia. Nient’altro. Se poi l’esistenza di mio padre dà fastidio, qualcuno abbia il coraggio di chiedere la pena di morte anche ad personam”. È quanto dice Angelo Provenzano, 36 anni, figlio del capo mafia Bernardo Provenzano, in una intervista alle pagine locali di Repubblica parlando delle condizioni di salute del padre. I legali del boss hanno chiesto la scarcerazione per il capo mafia che sarebbe molto malato.
“Chi ha perso un padre credo che possa capirmi, anche se il mio dolore non è paragonabile al suo - ha detto Provenzano junior - io ho provato a immedesimarmi nei miei coetanei che hanno perso un genitore per morte violenta. Confesso di non esserci riuscito. Penso che provino un dolore immenso che non riesco anche ad immaginare. E mi dispiace. Ognuno di noi paga un dazio e anche io l’ho pagato solo perché esisto e perché sono figlio di un certo pezzo di storia di questo paese. Anche un pluriegastolano ha diritto di essere trattato come un essere umano”.

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