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venerdì 11 febbraio 2011

Giustizia: carceri sempre più abbandonate e dimenticate… Totò Cuffaro, pensaci tu!

di Valentina Ascione
Gli Altri, 11 febbraio 2011

A volte bisogna passarci. Toccare con mano o sbatterci la testa. Viverlo sulla propria pelle, forse, per capire davvero come si sta in un carcere. Come si sta dalla parte dei detenuti, in cella, venti o ventidue ore al giorno. In tanti non si erano mai posti il problema, prima.
Mai avevano spinto la propria immaginazione fino ai cancelli di un penitenziario e oltre.

Ma anche a coloro che si considerano intoccabili, a chi se ne ritiene immune, la vita riserva sorprese. Ex manager di grandi aziende, politici, imprenditori. Chi, ha avuto l’occasione di far visita ai cosiddetti “detenuti eccellenti” li descrive come attoniti, sconcertati dalla realtà che li circonda. “Mai avrei creduto che il carcere fosse così”, confessano una volta costretti nei limiti di una quotidianità scarna, che nulla ha a che vedere con la loro precedente esistenza.
Certo, dai benefit, dal lusso e i privilegi all’ora d’aria il passo è più che lungo. È una caduta, che cattura l’attenzione della stampa e desta curiosità. Come tutto ciò che soddisfa quel senso, spesso strisciante, di nemesi sociale che è cosa ben diversa dalla giustizia. Accade quindi che poche decine di detenuti noti, privati dei propri “vizi”, facciano più notizia di migliaia e migliaia di reclusi comuni. Tossicodipendenti e immigrati. Malati e psicologicamente instabili. Detenuti ignoti che sui giornali ci finiscono solo - ma non sempre - quando suicidi o protagonisti di tragedie.
Che la tragedia son costretti a simularla, a volte. Come il 45enne napoletano che qualche giorno fa ha finto di impiccarsi nel carcere teramano di Castrogno, per attirare l’attenzione su di sé e la sua condizione. Mentre della detenzione di Salvatore Cuffaro, si conosce tutto o quasi. Dell’immagine della Madonna di Santa Rosalia ad esempio; del vangelo secondo Matteo e degli altri libri che ha portato con sé nel carcere di Rebibbia. Tuttavia non gioverebbe a nessuno immaginare una sorta di competizione tra detenuti celebri e sconosciuti. I primi potrebbero invece fare qualcosa di utile. rendere un servizio ai loro compagni senza blasone.
L’ex presidente della Regione Sicilia - che ha fatto sapere di voler conseguire in carcere una seconda laurea in Giurisprudenza e di aver già avanzato richiesta per svolgere un’attività lavorativa all’interno dell’istituto - potrebbe infatti farsi promotore di iniziative di sensibilizzazione sullo stato di illegalità nel quale versano le carceri italiane. Affinché diritti quali lo studio e il lavoro siano accessibili a tutti. A lui come al suo compagno di cella, detenuto ignoto.

1 commento:

Luigi Morsello ha detto...

UN OTTIMO APPELLO!!!

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