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venerdì 10 dicembre 2010

Roma: un Garante del Comune per i diritti dei detenuti? il nome è Lillo Di Mauro

di Massimiliano Raffaele

Non Solo Chiacchiere, 10 dicembre 2010

Da più parti si chiede che sia (giustamente e “inevitabilmente”) affidato a Lillo Di Mauro l’incarico di Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Roma, qualora - anche in considerazione dell’inarrestabile aumento dei detenuti nelle carceri romane - non fosse più considerato sufficiente il protocollo tra l’Assessorato alle Politiche Sociali e l’Ufficio del Garante Regione Lazio.
Da circa trent’anni Di Mauro è impegnato nel sociale. Ha curato e organizzato numerosi e innovativi progetti per il reinserimento sociale di particolare categorie di cittadini in svantaggio sociale come i detenuti, i minori a rischio di devianza, anziani e diversamente abili. Docente sul tema dei diritti in numerosi corsi di formazione e aggiornamento del Ministero della Giustizia, del Ministero dell’Interno e degli Enti Locali, relatore in convegni di studio locali nazionali e internazionali su servizi sociali, immigrati, giovani devianti e l’esecuzione penale.
Ma non basta! Ha organizzato e curato work shop, convegni e seminari di studio sui temi dei diritti, dei servizi sociali, dei giovani e dei detenuti. Presiede da 13 anni la Consulta Permanente per i problemi Penitenziari del Comune di Roma ed è stato il curatore e coordinatore del Piano per il carcere del Comune di Roma e del Piano permanente per l’inserimento in lavori di pubblica utilità decreto legislativo 28 agosto 2000 n. 274 per i condannati dal Giudice di pace dal 2003 al 2008, Responsabile dell’Area Giustizia della Cooperativa Cecilia, Direttore del Centro Giovani la Bulla per il recupero di minori sottoposti a provvedimenti penali, cofondatore e Vice Presidente del “Forum Nazionale per la tutela della salute dei detenuti”. Nel dicembre del 2007 ha ricevuto l’Onorificenza del Comune di Roma per i 10 anni della Consulta Penitenziaria. Ha ricoperto incarichi politici come responsabile carcere nella federazione romana e per l’Area Tematica Aequa Giustizia nazionale per il partito dei D,S. dal 1998 al 2007. Da pochi giorni è il nuovo responsabile politiche per il carcere e i migranti dei Verdi all’interno della Costituente Ecologista.
Questo lungo elenco, tratto dalle notizie pubbliche che si hanno su di lui, confermano che sia l’unico ad avere tutti i requisiti e la pluriennale esperienza per occupare l’oneroso incarico di Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Roma, anche in virtù dei suoi antichi e ottimi rapporti con il Garante Angiolo Marroni. Senza trascurare la stima da parte delle istituzioni carcerarie e soprattutto dai detenuti e dall’associazionismo laico e cattolico. Non si comprendono, pertanto, le strambe ricerche di un nome da parte dei competenti (?) del Comune di Roma, che erano riusciti addirittura a individuare la persona giusta in un Ispettore di Polizia Penitenziaria.
Accettando il recente incarico all’interno della Costituente Ecologista, Lillo ha rilasciato un’ampia dichiarazione che riportiamo parzialmente (Il testo integrale è riportato da “Terra” del 20 novembre scorso).
“Gli scenari ambientali sono cambiati, i territori hanno negli anni modificato bisogni e necessità, modi di vita e di convivenza. Cambiamenti di cui dobbiamo avere conoscenza e informazione, escogitando una nuova dimensione d’intervento politico che non solo necessita di modifiche strutturali e organizzative ma principalmente di un modo di fare politica e cultura, più improntato alla riflessione e osservazione dei fenomeni sociali e alle dinamiche e bisogni che li caratterizzano.
Dobbiamo ripartire da dove le concentrazioni di gente sono più alte, perché qui esplodono le contraddizioni e le difficoltà a convivere, a trovare punti d’incontro, a comunicare le diversità. Dobbiamo dare una risposta al bisogno di giustizia sociale, dobbiamo saperlo interpretare.
L’affermazione di nuove realtà sociali, nel campo del lavoro, dei servizi, il protagonismo di nuove figure di cittadini provenienti dai paesi più poveri del mondo, la multietnicità e la ricchezza delle differenze nelle culture e nei modi di vivere, fanno della nostra società una realtà naturalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto fin qui.
L’Italia è una nazione senza confini aperta alle differenze. Diventa per noi importante promuovere subito azioni dal basso per decostruire il piano politico - burocratico voluto dalla legge “Bossi - Fini” che introduce il disvalore sociale e culturale dell’esclusione.
Le carceri come del resto tutto il sistema penale italiano, sono sottoposte ad emergenze che hanno fatto perdere alla popolazione detenuta le garanzie di legalità del trattamento nella fase della detenzione, annullando il dettato costituzionale che individua nella pena il mezzo per il recupero del condannato. Il nostro impegno deve essere volto a stimolare gli enti locali a farsi carico di svolgere questo compito ritenendolo un dovere etico e un servizio alla città che, nel recupero della persona e nella accoglienza, trova la propria vocazione e la propria sicurezza. In questa visione, la funzione della pena, la cultura professionale dei servizi alla persona e gli interventi orientati al reinserimento devono essere sempre più un patrimonio civile e politico del territorio che ambisce a perseguire giustizia, sicurezza e legalità per la comunità che rappresenta”.

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