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mercoledì 29 dicembre 2010

Ragiona come un bimbo di tre anni, muore in carcere

Valter Vecellio
29-12-2010

“L’Osservatorio permanente sulle morti in carcere”, animato da Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”, Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”, meritoriamente si occupa di notizie che solitamente vengono ignorate o al massimo sono relegate in piccoli trafiletti; e sono notizie, invece, che tra le tante motivo di vergogna per questo paese, lo sono in particolare: le morti, i decessi in carcere; spesso suicidi, molti addirittura per “cause da accertare” e che accertate non vengono mai; in ogni caso, morti che andrebbero considerati delitti, perché lo Stato, quando priva della sua libertà un cittadino, si fa massimamente garante della sua incolumità fisica e psichica; e quando non accade, quando quel cittadino muore, fosse pure per malattia, è lo Stato che va considerato responsabile.

La storia che segnala “l’Osservatorio” è particolarmente penosa, motivo di particolare vergogna. E’ la storia di un disabile grave che muore a 27 anni. “Ragionava come un bambino di tre anni”, dicono di lui. Dunque non era in grado di intendere. Dunque il carcere era per lui il posto meno adatto…

Non è un caso isolato. Sono circa 500 i disabili gravi nelle carceri italiane. Per loro il “diritto alla salute” è un optional, un qualcosa che esiste solo sulla carta; intanto, avverte “l’Osservatorio”, salgono a 171 i detenuti morti nel 2010, di cui 65 per suicidio… gli altri? Per cause “naturali!?

Ma torniamo al ragazzo disabile. Si chiamava Fernando Paniccia, avrebbe terminato di scontare la pena il 31 dicembre del 2011. Invalido al 100 per cento, affetto da ritardo mentale, epilettico e semiparalizzato; pesava 186 chili. Era entrato in carcere per la prima volta a 19 anni, per il furto, pensate! di tre palloni di cuoio in una palestra; da allora era stato più volte arrestato per piccoli reati di cui probabilmente non era nemmeno consapevole, perché, come si è detto, la sua capacità di comprensione era quella di un bambino di tre anni.

Fernando Paniccia era originario di Frosinone; è morto nella cella del carcere di Sanremo dove era detenuto, ucciso probabilmente da un arresto cardiaco. Le sue condizioni di salute erano critiche da tempo a causa dell’obesità: quei 186 chili gli sono stati fatali, e nonostante l’interessamento dei sanitari non era riuscito a dimagrire. Il giorno di Natale aveva accusato un malore. La mattina del 27 il suo compagno di cella lo chiama, inutilmente: era morto. Paniccia avrebbe terminato di scontare la pena il 31 dicembre del 2011.

Chi era Paniccia? Lo racconta “La Stampa”, un articolo pubblicato il 31 gennaio 2003: “Diciannove anni, completamente invalido, incapace di muovere le mani, di parlare correttamente e di controllare gli stimoli fisiologici, provvisto di assistenza continua da parte dell’azienda sanitaria locale. Eppure, nonostante l’evidente deficit mentale, Fernando Paniccia, un ragazzo di Frosinone, è stato arrestato per avere caricato su un furgoncino tre palloni di cuoio trafugati nel piazzale antistante un centro sportivo della città. L’episodio è avvenuto sabato e da allora, nonostante l’invalidità, il ragazzo è rinchiuso in una cella del carcere di via Cerreto. L’episodio, per l’esattezza, è avvenuto nel pomeriggio di sabato. Fernando Paniccia era con il fratello di 17 anni e un vicino di casa. I tre ragazzi erano andati in un centro sportivo per effettuare dei lavori di manutenzione. Poi il giovane, che ragiona come un bambino di tre anni, nonostante sia alto un metro e novanta e pesi oltre 150 chilogrammi, di nascosto dagli altri due ha preso i palloni e li ha chiusi nel furgone. La scena è stata però notata da uno degli addetti alla sorveglianza del centro sportivo che ha chiamato i carabinieri. Il furgone è stato bloccato pochi minuti dopo e quando i militi hanno trovato i palloni hanno arrestato tutti e tre gli occupanti del mezzo. “Non mi permetto di giudicare l’operato di nessuno, e non mi permetto di contestare ciò che i carabinieri per legge hanno dovuto fare, ma quello che mi domando” racconta la madre del ragazzo, la signora Teresa Tiberia, “è come sia possibile che Fernando sia stato rinchiuso in carcere nonostante il suo evidentissimo deficit mentale. Mio figlio non è in grado di muovere le mani, di parlare correttamente e soprattutto non riesce a distinguere gli stimoli fisiologici e per questo ha bisogno di continua assistenza. Posso immaginare in che condizioni dovrà presentarsi mercoledì dinanzi al giudice”. Gli avvocati difensori hanno preannunciato un esposto per far chiarezza sull’intera vicenda.
La risposta non ufficiale degli inquirenti è che il codice è dalla loro parte: a dover essere garantito anche in caso di reato è il diritto alla salute. Questo significa che le persone detenute devono usufruire dello stesso servizio sanitario del resto della cittadinanza, e significa che va tutelata la continuità terapeutica a tutte quelle persone che prima dell’arresto hanno stabilito un rapporto con strutture sanitarie o seguono terapie che necessitano di costante controllo medico. Dunque il giovane handicappato continua a ricevere in questi giorni in carcere la stessa assistenza che riceveva fuori. Domani, nell’udienza davanti ai giudici, si deciderà su quanto accadrà nei prossimi giorni”.

Quanti sono i casi Paniccia? Circa 500, sono i detenuti disabili nelle carceri italiane. Il dato è fornito dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: riguarda la disabilità motoria e sensoriale; ma è un dato fermo al dicembre 2008, tre anni fa. Un’identica rilevazione per il 2009 manca: “Le schede destinate alla compilazione erano state inviate anche lo scorso anno alle direzioni degli istituti di pena - spiegano dall’ufficio - ma l’indagine non è stata realizzata”.

La regione italiana con il maggior numero di detenuti disabili è la Lombardia: alla fine del 2008 risultavano reclusi 121 detenuti con disabilità fisica e motoria, di cui 13 a San Vittore e 82 a Opera. Fra le regioni più “affollate” la Campania con 96 detenuti, il Lazio (51), le Marche (34, di cui 28 ipovedenti detenuti nella struttura di Fossombrone) e la Toscana (31). Seguono Sicilia (34), Piemonte e Valle d’Aosta (23), Veneto, Trentino e Friuli Venezia-Giulia (20), Puglia (17), Emilia-Romagna (16), Sardegna (16), Calabria (14), Umbria, Abruzzo-Molise, Liguria (tutte con 3 detenuti) e, infine, Basilicata (1).

Dunque: non si sa quanti siano esattamente i disabili detenuti nelle carceri italiani, visto che non esiste un sistema di monitoraggio nazionale sulle condizioni di salute dei carcerati. Quattro le sezioni attrezzate per i “minorati fisici”, 143 posti in tutto, di cui 90 ancora inagibili. Sette le sezioni per disabili motori, per un totale di 32 posti. 1.238 gli “internati nei sei Opg italiani, la cui capienza complessiva è di 951 posti.

“Non esiste in Italia una normativa specifica per i detenuti disabili”, spiega Francesco Morelli, di “Ristretti Orizzonti”. “Uno dei principali riferimenti normativi per la disabilità in carcere è l’articolo 47 ter dell’Ordinamento Penitenziario, relativo alla detenzione domiciliare”: in base al comma 3, “la pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, nonché la pena dell’arresto, possono essere espiate nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza, quando trattasi di persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richiedano costanti contatti con i presidi sanitari territoriali”.

È però necessaria la perizia di un medico, che può essere smentita dal perito peritorum, cioè dal tribunale di sorveglianza. Un’altra norma di riferimento è quella che riguarda il differimento della pena, che però viene utilizzata soprattutto per le detenute incinte. Infine c’è l’articolo 11 dell’Ordinamento penitenziario, che contempla i casi in cui il detenuto entri sano e si ammali all’interno del carcere. In questa eventualità, il direttore, prima del magistrato, può disporre il ricovero in ospedale con articolo 11. Se quindi è vero che non esiste una normativa precisa per la disabilità in carcere, va però detto anche che la legislazione italiana è l’unica che prevede l’incompatibilità con la detenzione per motivi di salute. Nei casi in cui la perizia medica evidenza una disabilità che richiede un’assistenza specifica, i detenuti sono destinati ad alcune strutture specifiche. Per la precisione, esistono gli Ospedali psichiatrici giudiziari e alcune sezioni di osservazione per i detenuti con disabilità mentale; le sezioni attrezzate per “disabili” e le sezioni attrezzate per “minorati fisici”. Quest’ultima distinzione tra disabili e minorati, dal suono arcaico, è in realtà destinata a scomparire in tempi brevi ma ancora sopravvive per ragioni organizzative. In particolare, il termine “minorato” è utilizzato nei casi in cui la disabilità motoria sia più lieve rispetto alla vera e propria disabilità.

Per passare dalla parole ai numeri, riportiamo le cifre riferite dall’Amministrazione penitenziaria, aggiornata al 3 ottobre 2008 e relative alla capienza di queste “sezioni speciali” e al numero di presenze effettive al loro interno.

Minorati fisici. Sono quattro, in tutta Italia, le strutture con sezioni attrezzate per accogliere minorati fisici, per una capienza complessiva di 143 posti e 21 presenze oggi registrate: per la precisione, Castelfranco Emilia, con una capienza di 90 posti ma attualmente inagibile; Parma, con una capienza di 25 posti e 6 presenze; Ragusa, con capienza 14 e 12 presenze; Turi, con 14 posti e 3 presenze.

Disabili. Per i detenuti con disabilità fisica esistono sezioni attrezzate in 7 istituti, per una capienza complessiva di 32 posti e 16 presenze: Udine, con 3 presenze, pari alla sua capienza; Pescara, con 4 presenze e due posti; Parma, con 9 posti e 9 presenze. A queste si aggiungono 4 strutture le cui sezioni attrezzate risultano attualmente vuote: Perugia, Fossano, Castelfranco Emilia e Brindisi.

Internati in Opg. Oggi gli Ospedali psichiatrici giudiziari funzionanti sono in tutto sei, per una capienza complessiva di 951 posti e una presenza effettiva di 1.238 persone: Aversa (Ce), con una capienza regolamentare di 259 posti e 265 ospiti; Barcellona Pozzo (Me), con una capienza di 186 posti, 204 il limite tollerabile e ben 265 le presenze attuali; Castiglione Siviere (Mn), con una capienza regolamentare di 193 posti (223 tollerabili) e 208 presenze; Montelupo Fiorentino, con una capienza tollerabile di 80 posti e 101 presenze attuali; Napoli Sant’Eframo, con una capienza di 103 posti, 117 tollerabili e 109 presenze; infine Reggio Emilia, con una capienza di 130 posti, 252 tollerabili e 290 presenze. Va tenuto presente che gli Opg sono deputati ad accogliere non soltanto i detenuti prosciolti per vizio di mente (a causa cioè di disturbi psichiatrici), ma anche i detenuti che, pur avendo scontato la pena, sono assegnati alla misura di sicurezza dell’internamento.

Internati in sezioni di osservazione. Nelle sezioni di osservazione, destinate a detenuti con problemi psichici e funzionanti presso alcuni istituti: precisamente, Bologna (2 presenze), Castelfranco Emilia (76), Favignana (37), Firenze Sollicciano (19), Isili (21), Livorno (8), Milano San Vittore (14), Modena Saliceta S. Giuliano (100), Monza (5), Napoli Secondigliano (9), Palermo Pagliarelli (5), Reggio Calabria (4), Roma Rebibbia (13), Sulmona (108), Torino Lorusso e Cutugno (35).

Chi si occupa di casi come quelli di Fernando Paniccia, chi ha fatto delle carceri e della questione giustizia il centro e il fulcro dell’iniziativa politica per cercare di conquistare un minimo di diritto, di legalità, di democrazia. Discutono e si scannano per poltrone; la loro agenda è fatta di “roba” da spartirsi; intanto…

L’email viene da Sergio Ravelli, segretario dell’associazione radicale Piergiorgio Welby di Cremona; il titolo: “Da Adriano Sofri, una buona ragione per iscriversi al Partito Radicale”. Ci ricorda, Sergio, quanto il 28 dicembre di sette anni fa Sofri scriveva su “Panorama”:

“…La questione che evoco qui, a principale spiegazione della attuale eccentricità dei radicali in Italia, sta nel fatto sfortunato che manca loro qualcosa di cui pentirsi. Non hanno un passato criminale, e nemmeno tragicamente colpevole. Non un’ideologia e una pratica totalitaria, matrice di stermini e tirannidi, nazismi, razzismi, fascismi, stalinismi, comunismi, sciovinismi, colonialismi, militarismi, sessismi, proibizionismi, corruzioni pubbliche e disonestà personali: niente. Il paradosso della società politica italiana sta nella investitura derivante da un passato compromettente di cui pentirsi e dal quale riconvertirsi a un presente riabilitato (sia detto senza ironia: io ne faccio parte, anzi). Bisogna essere stati stalinisti, o almeno comunisti cubani o cinesi, e fascisti e antisemiti, o democristiani e socialisti e imprenditori dell’ideologia più mite ma dalla finanza allegra: e da lì cambiarsi d’abito, e ripartire. I radicali, disgraziati! niente”.

Ecco, conclude Sergio: “Anche per l’anno prossimo ho trovato una buona ragione per iscrivermi al Partito Radicale e ai soggetti della galassia radicale”. Fossero stati tanti i Sergio, forse un Fernando Paniccia avremmo avuto la forza per strapparlo dal destino a cui è stato condannato, e di cui è stato vittima. Quei cartoncini, quelle tessere che qualcuno ritiene costosi, e che sono nulla più dell’equivalente di un caffè al giorno (si può fare a meno di un caffè, vero?), servono anche a questo: per evitare altri casi Paniccia. Dite che non è un buon motivo?

1 commento:

Luigi Morsello ha detto...

MI PARE INCREDIBILE. UNA VERA INDECENZA, INDEGNA DI UNA MODERNA DEMOCRAZIA LIBERALE.

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