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venerdì 24 dicembre 2010

Milano: il carcere di San Vittore come una polveriera, c’è un agente ogni due piani

Il Giornale, 23 dicembre 2010

Le porte delle celle di San Vittore restano chiuse tutto il giorno: si aprono solo per consentire ai detenuti di recarsi all’ora d’aria, poi si richiudono per lunghe ore. Si tratta di una scelta - visto il sovraffollamento delle celle - che rischia di aumentare la costrizione fisica e psicologica dei detenuti e di innescare tensioni e violenze: ma che è resa inevitabile dalla carenza di personale di custodia. Il rapporto numerico è tale per cui, soprattutto nei turni pomeridiani e notturni, un solo agente vigila su due piani di carcere, ovvero su circa trecento detenuti. Uniche eccezioni, il centro clinico e l’ex sezione penale, dove è stato istituito un reparto sperimentale “Giovani adulti” in cui durante il giorno la circolazione è libera.

Pagano: ora il pericolo è il proselitismo

Una rivoluzione straordinariamente rapida del pianeta carcere, che ha invertito i rapporti numerici tra italiani e stranieri: Luigi Pagano l’ha vissuta in diretta, prima come direttore di San Vittore e ora come provveditore regionale alle carceri.
“Fino a pochi anni fa - spiega Pagano - quando in carcere arrivava uno straniero dovevamo chiederci: e adesso questo dove lo mettiamo? Adesso abbiamo semmai il problema opposto, gli italiani sono una minoranza e a volte facciamo fatica a collocarli tutti insieme”.
La trasformazione ha trasformato San Vittore nella più grande concentrazione islamica di Milano, ma questo non giustifica - secondo Pagano - il timore che nel carcere di piazza Filangieri prenda piede una deriva integralista: “Il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria - spiega - ha disposto che tutti i detenuti per fati di terrorismo internazionale vengano destinati alle carceri che noi definiamo “S2”, che sono comunque carceri a custodia speciale. Non a San Vittore, dunque.
Credo che, oltre che per motivi di sicurezza, questa decisione sia stata presa sulla base dell’esperienza degli anni di piombo, quando nel circuito carcerario si realizzò una saldatura tra criminalità politica e delinquenza comune. Bisogna aggiungere che allora il terrorista era immediatamente riconoscibile, perché era lui stesso a proclamarsi prigioniero politico. Oggi, con gli estremisti islamici, questo non accade. E quindi l’assegnazione al circuito speciale viene fatta unicamente sulla base della posizione giuridica, cioè del reato che viene contestato al detenuto”.
All’interno di San Vittore vige una separazione abbastanza rigida per etnia: i marocchini con i marocchini, gli albanesi con gli albanesi, eccetera. Perché questa scelta? Non era preferibile lavorare anche dentro il carcere per reparti multirazziali e multiculturali? “Non è stata una scelta fatta a tavolino. Sono i detenuti stessi che manifestano il desiderio di stare con i loro connazionali. Noi, nei limiti del possibile, cerchiamo di venire incontro a queste richieste. Anche in carcere si può scegliere”. Quanto pesa agi detenuti italiani essere divenuti una minoranza? “Gli italiani hanno percorsi abbastanza a sé, anche perché di fatto sono quasi gli unici a poter puntare a misure alternative”.
Colpiscono, nelle ultime statistiche, i numeri - che iniziano ad essere significativi - dei detenuti per il reato di clandestinità. Quanto incidono sul sovraffollamento? “A San Vittore parliamo mediamente di 50 o 60 detenuti, che indubbiamente contribuiscono a aumentare i numeri complessivi. Ma il dato eloquente è un altro: a San Vittore il 50 per cento di chi entra, esce nel giro di pochissimo tempo, spesso una settimana. Questo, come si può immaginare, rende impossibile avviare qualunque tipo di trattamento rieducativo”.

1 commento:

Luigi Morsello ha detto...

Circa il reato di clandestinità è stata scritta una grossa sciocchezza.
Basti leggere il mio contributo a sinistra "CARCERI - SOVRAFFOLLAMENTO: UN EMERGENZA INFINITA", CHE RIPORTO: "La legge, del 2009, che la Corte Costituzionale ha sostanzialmente confermato (ha detto però che l’essere clandestino non può considerarsi un’aggravante per altri reati: ciò in quanto le aggravanti devono consistere in un fatto ossia in qualcosa di commesso o di omesso, e non possono invece dipendere da una condizione soggettiva), prevede che chi entra senza permesso o chi si trattiene oltre il termine del permesso commetta un reato punito con una sanzione amministrativa da 5mila a 10mila euro. Il processo per direttissima spetta al giudice di pace (trattandosi di una sanzione amministrativa). E dopo il processo si viene espulsi.
La questione è duplice: in concreto si appesantisce soltanto, e inutilmente, il ruolo giudiziario. E’ infatti evidente che nessun clandestino pagherà mai nulla. Dunque l’unica sanzione “concreta” è l’espulsione. Per espellere il clandestino bastava già la vecchia legge.
L’altro aspetto della questione è teorico: ha senso o no istituire un reato di clandestinità?
A questa domanda ha in realtà risposto la Consulta confermando la validità della legge.
Appare evidente che questa tipologia di reato, che prevede solo una sanzione amministrativa, dovrebbe essere cancellata dall’ordinamento giuridico. Soprattutto ove si consideri che l’espulsione rimane praticamente priva di effetti concreti (due sole convenzione a fronte di extra-comunitari provenienti da 144 paesi).". Il reato di clandestinità prevede solo una SANZIONE PECUNIARIA! Non ci possono essere in carcere per tale reato 50-60 detenuti. Intervistatore e intervistato non lo sanno. Strano, perché l'intervistato il Provveditore alle carceri della Lombardia.

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