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venerdì 24 dicembre 2010

Immigrazione: da domani più difficili le espulsioni, un mese per “l’allontanamento volontario”

Corriere della Sera, 23 dicembre 2010

La nuova direttiva europea sull’immigrazione, che entrerà in vigore domani, rischia di stravolgere l’intero meccanismo delle espulsioni dall’Italia. E di “azzerare” un decennio di leggi nazionali sulla “clandestinità”, riportando l’intera materia alla fase precedente al 2002, quindi prima che venisse promulgata la “Bossi-Fini”.
I punti chiave di incompatibilità tra la direttiva europea e l’attuale legge italiana: invece dell’immediato accompagnamento alla frontiera o, in alternativa, di una “detenzione” in un centro per l’espulsione (Cie), secondo la Ue allo straniero “clandestino” dovrà essere assicurato un periodo da 7 a 30 giorni per “l’allontanamento volontario” dall’Italia; il divieto di reingresso nel nostro Paese per uno straniero già espulso non potrà superare i 5 anni (la legge italiana oggi ne prevede 10); in caso di ricorso giudiziario, l’espulsione dovrebbe essere sospesa (blocco oggi non previsto).
La direttiva europea 115 risale al 2008 e avrebbe dovuto essere recepita dall’Italia entro domani. Ciò non è avvenuto. Conseguenza: in base al principio del primato delle norme comunitarie, le regole nazionali dovrebbero essere sostituite e quelle incompatibili non dovrebbero essere più applicate. Qualcuno lo ha definito “un regalo di Natale” per gli immigrati. Di fatto i tribunali e i giudici di pace italiani sono da giorni impegnati ad approfondire la materia per capire come dovranno comportarsi. Ai giudici di pace di Milano è arrivata qualche giorno fa una comunicazione per ricordare che “l’attuazione della direttiva comunitaria… stravolgerà l’attuale sistema di espulsione”.
È probabile che il tema esploderà dopo la metà di gennaio, quando i magistrati si troveranno ad esaminare procedimenti di espulsione scattati da domani in poi, e che quindi non siano già partiti sotto il “vecchio” sistema di regole. Di certo i 18 giudici di pace milanesi hanno avuto disposizione dal coordinatore dell’ufficio, Vito Dattolico, di applicare la nuova direttiva europea.
“Viene introdotta una considerazione verso la persona - spiega Dattolico - che in passato spesso non c’è stata, in molti casi lo straniero era considerato niente più che un numero. Va ricordato che anche noi siamo stati un popolo di migranti”. E probabile che nelle prossime settimane il conflitto tra le legge italiana e quella comunitaria possa essere sollevato davanti alla Corte Costituzionale. Spiega l’avvocato Tommaso Cataldi, referente della sezione penale e immigrazione dei Giudici di pace milanesi: “In sostanza si torna all’antico, a prima della legge Bossi-Fini.
Lo straniero sarà più tutelato, perché non potrà essere imbarcato su un aereo tanto facilmente e non potrà essere trattenuto nei Cie senza che ci sia pericolo di fuga o un rischio accertato per l’ordine pubblico. La direttiva europea considera solo come extrema ratio la limitazione della libertà personale e favorisce l’allontanamento volontario”.
Un elemento centrale per capire come sarà applicata la direttiva ruota intorno al reato di clandestinità, introdotto dal “pacchetto sicurezza” del 2009. Le norme europee non si applicano infatti a espulsioni che siano conseguenza di una sanzione penale e quindi, alla lettera, non dovrebbero toccare l’Italia. Alcuni giuristi ritengono però che il reato di clandestinità sia stato introdotto proprio con l’obiettivo di “aggirare” la direttiva e che quindi non ne potrà limitare l’applicazione.

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