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venerdì 24 dicembre 2010

Giustizia: tubercolosi in carcere; rischio di ammalarsi è 23 volte maggiore rispetto a fuori

Ansa, 22 dicembre 2010

Le carceri sono sempre più “affollate” di tubercolosi: infatti secondo un recente studio italiano è stato accertato che il rischio tubercolosi è notevolmente più alto tra la popolazione carceraria e, se non controllato, rischia seriamente di espandersi alla popolazione in generale.
Secondo quanto riferito sulla rivista “Plos Medicine”, infatti, una persona in carcere rischia di ammalarsi di Tbc 23 volte di più di un qualunque cittadino libero, e ha un rischio 26 volte maggiore di avere la Tbc latente (la forma asintomatica in cui il batterio che causa la malattia non si manifesta se non dopo molti anni).
E non è tutto: secondo i calcoli di Iacopo Baussano dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, in collaborazione con esperti dell’Imperial College di Londra, un caso su 11 di tubercolosi diagnosticato nella popolazione generale è attribuibile a un qualche contatto intervenuto con la popolazione carceraria.
Gli esperti hanno compiuto una revisione sistematica di tutti i dati disponibili sulla Tbc nelle carceri (compresi dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità) e hanno trovato che la malattia è molto più frequente dietro le sbarre. Il rischio tubercolosi di un detenuto è 23 volte maggiore di quello di un cittadino libero, il rischio di Tbc latente è 26 volte maggiore. Se non si infittiscono i controlli medici per scovare la malattia tra i detenuti e prevenire i contagi - viene ribadito - sarà sempre più facile che la Tbc “evada” dal carcere e vada a colpire anche chi è fuori, facendo tornare a livelli alti una malattia che sembrava quasi scomparsa.

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