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venerdì 24 dicembre 2010

Cile: trecentodiciotto detenuti ogni 100 mila abitanti.. e il sistema carcerario è al collasso

Ansa, 23 dicembre 2010

Trecentodiciotto detenuti ogni 100 mila abitanti: è il dato record che ha trasformato il Cile nel Paese con più popolazione carceraria di tutta l’America Latina, più di Brasile e Messico. Una situazione diventata adesso insostenibile e “vicina al collasso” come denunciato da Amnesty International. Nelle ultime settimane, infatti, dopo l’incendio che lo scorso 8 dicembre ha causato la morte di 81 carcerati nel carcere San Miguel a Santiago, come un effetto domino le proteste si sono sparse a macchia d’olio a decine in tutte le carceri dello Stato. L’ultima è avvenuta nel centro di detenzione di Antofagasta, nel nord, dove una rivolta interna ha lasciato 6 feriti tra le guardie e 13 in cella d’isolamento tra i detenuti.
Per non parlare poi del maxisciopero della fame cui più di 2.500 detenuti si stanno sottoponendo da giorni in un’altra prigione di Santiago per protestare contro le dure condizioni carcerarie. Sotto accusa finisce soprattutto il sovraffollamento, con tutte le conseguenze che esso genera: violenza, scarse condizioni igieniche, promiscuità.
La popolazione carceraria cilena - tanto per avere un’idea delle proporzioni - si attesta sui 54 mila individui ma i posti letto a disposizione sono solo 34 mila. Le rivolte dunque degli ultimi giorni, secondo Hernán Vergara, presidente di Amnesty International in Cile “sono servite a richiamare l’attenzione pubblica e a rendere visibili i gravi problemi del sistema carcerario.
Non c’è davvero tempo da perdere”, ha aggiunto Vergara. Per Liza Zúniga, del Flacso, il programma di sicurezza della facoltà latinoamericana di scienze sociali del Cile, a monte dell’emergenza ci sarebbe la politica del governo nei confronti dei criminali che “privilegia la privazione della libertà come pena principale”. Al contrario, prosegue la Zúniga, “la vera soluzione sarebbe quella di istituire pene alternative come i lavori in comunità, gli arresti domiciliari o l’uso di braccialetti elettronici”.

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