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mercoledì 27 ottobre 2010

Mondo: la denuncia dell’Onu; calpestati i diritti umani di milioni di detenuti

Giampaolo Pioli e Donatella Mulvoni

Affari Italiani, 27 ottobre 2010

È la realtà emersa dal rapporto presentato da Manfred Nowak, inviato speciale delle Nazioni Unite contro la tortura. Sono state visitate le prigioni di 18 Stati.
“Se i membri di ogni Parlamento, prima di iniziare il loro mandato, passassero una settimana in un qualsiasi centro di detenzione, imparerebbero molto sullo stato dei diritti umani nel loro Paese”. Manfred Nowak, inviato speciale Onu contro la tortura, chiude il suo mandato durato sei anni con un report molto negativo sul rispetto dei diritti umani nel mondo. Il maggior punto di osservazione è stata la prigione. “Abbiamo dieci milioni di detenuti. Gran parte di loro sono trattati in modo disumano. Non hanno accesso all’ora d’aria, non possono vedere i parenti, hanno subito processi sommari, vivono in celle sovraffollate e sporche”. Per Nowak si tratta di una “crisi globale della detenzione” che ben esprime la condizione dell’intera società.
In ben diciassette dei diciotto Paesi visitati sono stati riscontrati casi di tortura. “In alcuni Stati erano isolati e limitati, in altri facevano parte della quotidianità” spiega Nowak. Si salva solo l’Inghilterra. Prima fra tutti Guantanamo Bay. Nonostante giudichi l’amministrazione Obama molto più attenta e impegnata di quella Bush, per l’inviato speciale Onu “quel carcere rimane illegale. I detenuti ci sono ancora, anche se hanno più speranze”.
I diritti umani sono ridotti al minimo in Paesi come Jamaica, Nigeria, Papua New Guinea. “Qui ho trovato una generale atmosfera di violenza e povertà. In molti casi le peggiori aggressioni provenivano proprio dalle guardie carcerarie”. Cuba invece ha ritrattato l’invito, impedendogli l’ingresso. “Anche con gli Usa è stato difficile ottenere il permesso di poter parlare da solo con i detenuti”. Notizie tutt’altro che positive provengono poi dalla Grecia, impegnata come il resto dell’Europa, ad arginare il problema dell’immigrazione. “Migliaia di persone sono trattate come animali. Il fatto che non abbiano i documenti sembra giustificare le crudeltà nei loro confronti”.
Nel 1984 fu firmata la Convezione Onu contro la Tortura (Cat). Vent’anni dopo, l’inviato delle Nazioni Unite, non ha registrato alcun miglioramento. “I diritti umani dei più deboli sono ancora calpestati perché gli Stati non si sono impegnati ad applicare le leggi internazionali. I governi devono ricordarsi che la tortura non è la giusta arma per combattere i crimini”.
Manfred Nowak, che durante il mandato ha svolto regolarmente la sua professione di insegnante a Ginevra, dei dieci milioni di detenuti totali, ne ha intervistato un migliaio, rinchiusi nelle carceri di 18 Paesi. “Ho visitato solo il 10% degli Stati, ma ho cercato di selezionarli tenendo conto dell’area geografica, della loro storia e del sistema politico in modo che fossero rappresentativi. Non essendo un impiegato Onu, ho cercato di dedicargli più tempo possibile compatibilmente con il mio lavoro”. Un impegno per il momento abbastanza limitato nei confronti di un problema che secondo il professore dovrebbe diventare centrale al Palazzo di Vetro.

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