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sabato 23 ottobre 2010

Detenuto di 22 anni ritrovato morto nel carcere di Ancona Montacuto

OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE

Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone” Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”

Si tratta della terza morte “misteriosa” da inizio anno nel carcere anconetano. Tre ragazzi poco più che ventenni, ritrovati cadavere senza segni di violenza sul corpo.

Il Dap non parla di suicidi, ma di “cause naturali”.

Alberto Grande, 22 anni, è stato ritrovato morto ieri mattina nella sua cella del carcere di Montacuto ad Ancona.

Si tratta della terza vittima dentro l’istituto di pena anconetano dall’inizio dell’anno: tre detenuti giovani e non affetti da particolari patologie, le cui morti appaiono quantomeno “sospette”.



Il primo caso risale allo scorso mese di maggio (non conosciamo la data precisa), quando un 27enne marocchino fu ritrovato senza vita steso sul pavimento della cella. La notizia non trapela fino ad agosto quando, in occasione dell’iniziativa “Una cella in piazza”, la responsabile del Prap regionale, Manuela Ceresani, dichiara alla stampa: “Due soli i suicidi registrati da inizio anno (nelle carceri delle Marche - n.d.r.), uno ad Ancona (Montacuto) e il secondo a Fermo”. (Il Messaggero - Cronaca di Ancona, 21 agosto 2010). Ma il Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria, che ha ricevuto dal Prap delle Marche la comunicazione del decesso (suicidio?), classifica l’episodio come “morte per cause naturali”, come risulta dalla statistica sugli “eventi critici” in carcere aggiornata al 9 agosto 2010 e diffusa a inizio settembre (vedi pagina 8 del dossier allegato).



Il pomeriggio del 25 settembre Ajoub Ghaz, detenuto tunisino di 26 anni, viene ritrovato morto nella sua cella. Dai primi rilievi sembra che abbia ingerito un mix letale di farmaci. La procura di Ancona dispone l’autopsia. “Non si esclude la tesi di un suicidio” (Resto del Carlino - Cronaca di Ancona, 26 settembre 2010)

Il 27 settembre Eugenio Sarno, Segretario generale del sindacato Uil-Pa Penitenziari, dichiara all’Adnkronos: “Il suicidio del 26enne detenuto tunisino nel carcere di Ancona, che si è verificato sabato scorso, fa salire l'asticella delle autosoppressioni dietro le sbarre, nel 2010, a 50 morti".

Il 13 ottobre il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria diffonde le statistiche aggiornate riguardanti i suicidi in carcere: ad Ancona non risulta avvenuto nessun suicidio, mentre risulta quello avvenuto a Fermo (Ap), come dichiarato dalla responsabile del Prap Marche in agosto. Si tratta di Vincenzo Balsamo, che si è impiccato il 23 febbraio. (vedi pagina 5 del dossier allegato).



Ieri, per la terza volta dall’inizio dell’anno, nel carcere di Montacuto un giovane detenuto muore per cause apparentemente misteriose. Il Resto del Carlino - Cronaca di Ancona, oggi scrive: “Ennesimo giallo nel carcere di Montacuto. La vittima è un ragazzo di origini napoletane, Alberto Grande, e il rinvenimento del suo cadavere è avvenuto nella tarda mattinata di ieri”. “Quando un compagno di cella ha dato l’allarme sul posto sono accorsi medico e infermiere del carcere che hanno tentato di rianimare il giovane, purtroppo invano. Grande non si è mai ripreso e una volta constatato il decesso la salma è stata trasferita all’istituto di medicina legale dell’ospedale di Torrette. Tutte in piedi le ipotesi che hanno provocato l’arresto cardiocircolatorio del ventiduenne. Gli inquirenti e le autorità carcerarie non escludono che si sia potuto trattare di un gesto volontario, magari a seguito dell’assunzione di farmaci. La cosa certa al momento è che sul corpo del giovane non sono stati trovati segni di morte violenta, ma è chiaro che soltanto l’autopsia, disposta dalla procura, chiarirà ogni dubbio”.



Alberto Grande si è suicidato, assumendo intenzionalmente un mix letale di farmaci, o delle droghe?

Oppure l’arresto cardiocircolatorio che lo ha ucciso è da attribuire a “cause naturali”?

Per noi rimane il fatto che un ragazzo di 22 anni, entrato sano in carcere lo scorso luglio, in carcere ci è morto.



Il Dossier “Morire di carcere” (in allegato) mette a confronto le nostre rilevazioni con quelle ufficiali del Dap: la divergenza di alcuni numeri è facilmente spiegabile con casi come quelli sopra esposti, ma anche per la diversa considerazione data ai decessi che avvengono in ospedale (di detenuti che , impiccati in cella, erano stati trasportati ancora vivi – sia pure in coma – fuori dal carcere): noi li contiamo, il Dap no.

Al 13 ottobre 2010 il Dap enumera 52 casi di suicidio (per noi erano 54, ora saliti a 56, se consideriamo anche la morte di Alberto Grande). Nel 2009 il Dap ha registrato 58 suicidi in carcere e noi ne abbiamo censiti 72. Dal 2000 ad oggi a noi risultano 616 casi di detenuti che si sono tolti la vita, per oltre il 90% tramite impiccagione.

Per quanto riguarda il totale delle morti in carcere, da inizio anno ne contiamo 141 e dal 2000 ad oggi oltre 1.700.

Un paragone con la rilevazione del Dap in questo caso è impossibile, poiché l’Amministrazione Penitenziaria ha diffuso solamente i dati riguardanti i decessi per “cause naturali”, escludendo le morti per le quali la magistrature ha aperto indagini miranti ad accertare eventuali responsabilità di terze persone.

Gli atti di autolesionismo tra i detenuti – che includono anche i tentativi di suicidio – sono stati 5.657 nel 2009 e 3.563 dall’1 gennaio al 9 agosto 2010 (al 13 ottobre sono diventati 4.585).

Anche la Polizia Penitenziaria paga a caro prezzo le condizioni di crescente disagio e affollamento delle carceri: 3 agenti si sono uccisi nel 2010 e 6 nel 2009. Le aggressioni al personale di Polizia Penitenziaria da parte dei detenuti sono state 474 nell’anno 2009 e 348 dell’1 gennaio al 9 agosto 2010.

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