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giovedì 9 settembre 2010

Muore il detenuto 22enne che si era impiccato domenica scorsa

OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE

Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone” Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”

Era stato arrestato a giugno, accusato di plagio nei confronti della fidanzata,
una coetanea con la quale aveva una relazione fortemente contrastata dai genitori di lei. Da inizio anno sono 44 i detenuti suicidi; sale a 122 il totale dei morti in carcere.

Ivan Maggi, 22 anni, si era impiccato domenica scorsa, 5 settembre, nel carcere di La Spezia. Era stato soccorso ancora in vita, ma le sue condizioni erano apparse subito gravissime a causa dei danni cerebrali provocati dall’anossia ed era entrato in un coma profondo. Ricoverato al centro di Rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea il giovane non ha mai ripreso conoscenza. Alle 12.30 di ieri è stato dichiarato clinicamente morto. Alle 15.30 è iniziata, come prevede la legge, l’osservazione che dura sei ore. La scorsa notte sono arrivati dal Centro regionale trapianti del San Martino le équipe che hanno prelevato gli organi del giovane, poi trasportati in altri ospedali italiani dove ci sono lunghe liste di attesa. Peraltro lo stesso ventenne aveva chiesto espressamente alla famiglia che, in caso di morte, avrebbe voluto donare i suoi organi. E i familiari, che sono sempre stati al suo capezzale, hanno subito acconsentito.

Il giovane era in carcere dallo scorso 18 giugno con l’accusa di avere plagiato la fidanzata, una coetanea conosciuta nel 2008, costringendola a condividere con lui un’esistenza da clochard, fatta di stenti e furtarelli. La ragazza ha subìto anche dei ricoveri coatti per lo stress psico-fisico, finché i suoi genitori si sono rivolti ai Carabinieri denunciando Maggi.
In carcere il suo stato psichico era diventato sempre più precario. Non aveva mai risposto alle domande del giudice che lo aveva rinviato a giudizio. Il processo era fissato per il 4 ottobre prossimo. Forse l’avvicinarsi della data dell’udienza lo aveva profondamente scosso. L’amore per la sua ragazza era rimasto immutato. E il non vederla l’aveva fatto cadere in uno stato di profonda prostrazione. Il suo avvocato di fiducia, Federico Lera, ha sempre sostenuto l’innocenza del suo assistito. E stava preparando le strategie difensive da opporre nell’aula del tribunale. Ma la sua morte

Da inizio anno a livello nazionale salgono così a 44 i detenuti suicidi nelle carceri italiane (37 impiccati, 5 asfissiati col gas, 1 avvelenato con dei farmaci e 1 sgozzato), mentre il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause “da accertare” arriva a 122 (negli ultimi 10 anni i “morti di carcere” sono stati 1.681, di cui 601 per suicidio).
Inoltre sono avvenuto altri 2 suicidi di persone “detenute”, seppur non ristrette in carcere: Tomas Göller, semilibero di 43 anni (che si è ucciso impiccandosi ad un albero in un bosco in Provincia di Bolzano per il timore di dover tornare in carcere) e Yassine Aftani, un tunisino di 22 anni che si è impiccato a nella “camera di sicurezza” della Questura di Agrigento dopo aver appreso la notizia che sarebbe stato rimpatriato.

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