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venerdì 10 settembre 2010

Giustizia: la Corte dei conti mette sotto inchiesta la gestione dell’edilizia penitenziaria

Ansa, 10 settembre 2010

Poche risorse e lungaggini burocratiche hanno messo a dura prova le carceri in Italia. I soldi arrivano con il contagocce e quando arrivano spesso l’emergenza è da un’altra parte. Ci sono poi casi limite, come quello del nuovo penitenziario di Reggio Calabria: la prima pietra è stata messa nel 1996, quattordici anni fa, ma il carcere ancora non ha aperto i battenti.
A fotografare la situazione in cui versa l’edilizia carceraria in Italia è la Corte dei Conti che ha svolto un’indagine sui piani e sugli interventi degli ultimi cinque anni, dal 2004 al 2009. La Corte sottolinea che le pesanti difficoltà della gestione complessiva dell’edilizia penitenziaria si inseriscono in un contesto non facile, caratterizzato dal sovraffollamento delle carceri a seguito del crescere della cosiddetta “criminalità di importazione”, come la definisce la stessa Corte dei Conti.
L’intera gestione in materia di edilizia penitenziaria negli ultimi cinque anni risulta dunque contrassegnata da pesanti difficoltà di attuazione per varie ragioni, fra le quali emergono particolarmente - sottolinea la Corte - la cronica insufficienza dei finanziamenti, i tortuosi meccanismi di assegnazione delle risorse disponibili, le lungaggini procedurali, il frequente e rapido mutamento delle esigenze e degli obiettivi, la dilatazione dei tempi nella fase esecutiva di costruzione delle nuove strutture penitenziarie dovuta anche al sorgere di contenziosi. Tutto ciò nel mentre si assiste al progressivo e inesorabile peggioramento della situazione di sovraffollamento delle carceri, che diventa sempre più grave - rilevano ancora i magistrati contabili - con il passare del tempo per il continuo incremento della popolazione detenuta, alla cui formazione concorre, in maniera consistente e crescente, la criminalità d’importazione, che si aggiunge a quella nazionale.
La Corte invita dunque l’amministrazione a “incombenti istruttorie” per capire l’origine delle disfunzioni. Un cenno infine alle carceri-fantasma sulle quali la Corte chiede “una puntuale e circostanziata informativa”. Si tratta del carcere di Morcone (Benevento), che sarebbe stato ultimato, abbandonato, poi ristrutturato e mai aperto; il carcere di Busachi (Sardegna), che sarebbe costato 5 miliardi di lire e non avrebbe mai funzionato; l’istituto di Castelnuovo della Daunia (Foggia), che sarebbe arredato inutilmente da 15 anni; il penitenziario di Revere (Mantova), ancora incompleto, i cui lavori sarebbero fermi dal 2000 e i locali sarebbero stati saccheggiati.

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