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giovedì 9 settembre 2010

Giustizia: Corte dei conti; in 30 anni spesi 3 oltre miliari di euro, ma le carceri cadono a pezzi

di Carmine Sarno

Milano Finanza, 9 settembre 2010


La Corte dei conti denuncia la gestione dei programmi di costruzione e recupero: i costi incalcolabili, mancata pianificazione, penitenziari edificati in zone a rischio. E all'appello mancano ancora 980 milioni.

I primi finanziamenti cominciarono ad arrivare nel lontano 1977. Da allora lo Stato ha destinato un fiume di soldi per il potenziamento del sistema carcerario della Penisola, ben 3,1 miliardi di euro, senza però risolvere il problema del sovraffollamento. Una situazione denunciata chiaramente dalla Corte dei Conti nell'ultima indagine sui programmi di costruzione, recupero, ristrutturazione e dismissione degli istituti penitenziari. Uno scenario decisamente allarmante.
"L'intera gestione in materia di edilizia penitenziaria" si legge nella relazione, "risulta contrassegnata da pesanti difficoltà di attuazione" legate (incredibile a dirsi visti gli oltre 3 miliardi spesi fino ad oggi) alla cronica insufficienza dei finanziamenti, i tortuosi meccanismi di assegnazione delle risorse e le lungaggini burocratiche. Senza contare, poi, sottolineano ancora i magistrati contabili, i continui mutamenti delle esigenze e degli obiettivi, le dilatazioni temporali nelle fasi di costruzione delle strutture.
Solo così si può capire perché nel penitenziario romano di Regina Coeli dallo scorso inverno i detenuti sono senza acqua calda e riscaldamento. Il motivo? "Disguidi e lungaggini burocratiche nella gestione dell'appalto per il rifacimento dell'impianto di riscaldamento e delle tubazioni del carcere" ha spiegato il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. Tutto ciò, si legge nel dossier della Corte dei conti, "mentre si assiste al progressivo ed inesorabile peggioramento della situazione di sovraffollamento delle carceri".
Anomalie e situazioni al limite del paradosso non mancano di certo. Per esempio, il piano prevede la realizzazione di 17.129 "posti detentivi" complessivi: di questi solo 10.800 sono stati già finanziati (o sono in via di finanziamento) con circa 610 milioni. Per i restanti 6.300 posti, invece, bisognerebbe racimolare poco meno di un miliardo. Al riguardo, sottolinea la magistratura contabile, il costo complessivo degli interventi senza finanziamento "supera di gran lunga la somma dei costi di quelli già finanziati, pur se fornisce un numero di posti detentivi nettamente inferiore", 11 mila contro 6.300.
Altra anomalia quella delle otto carceri in fase di realizzazione, per ognuna della quali sono sorti problemi che hanno fatto lievitare i costi di realizzazione. Per quella di Savona non è lecito sapere a che punto siano i lavori, a Reggio Calabria la struttura sorge in zona sismica, a Tempio Pausania ci sono problemi geomorfologici, a Forlì ci pensano i corsi d'acqua a pesare sugli stanziamenti. Ma non è tutto. La Corte dei conti condanna senza appello la decisione di dismettere le vecchie "case mandamentali". Fino al 1999 sono stati soppressi 260 istituti, una decisione che si è dimostrata miope nel corso degli anni: non si è tenuto conto, infatti, della perdita di tanti posti alla luce del grave sovraffollamento delle carceri.

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