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venerdì 10 settembre 2010

Droghe: proibizionismo killer

di Alessandro De Pascale

Terra, 10 settembre 2010

Gli effetti della Fini - Giovanardi sono peggiori perfino della norma voluta dai socialisti e abrogata nel 1993 con referendum. Sono stati oltre 30mila i tossicodipendenti arrestati nel 2008.
Corsico, provincia di Milano. R.D. è un ragazzo incensurato di 38 anni che aveva tentato il suicidio. Il 6 luglio gli operatori sanitari del 118 entrano nella sua casa per soccorrerlo ma vedono delle piante di marijuana. Così chiamano i carabinieri e R.D. viene arrestato. Fosse successo in Germania, in Spagna, in Belgio o addirittura nella Russia di Putin, questo ragazzo non avrebbe corso alcun pericolo. Perché in queste nazioni la coltivazione di marijuana per uso personale ormai è stata legalizzata, riducendo anche gli introiti delle mafie.
A Roberto Pregnolato, un operaio 33enne di Aprilia, è andata molto peggio. La notte del 17 aprile 2009 era in giro con alcuni amici, quando i carabinieri fermano l’auto e senza mandato lo perquisiscono. Trovano pochi grammi di cocaina e Roberto si prende la paternità della droga. I militari vanno così a perquisire la mansarda, appena comprata con un mutuo, dove vive con la sua ragazza. Salta fuori qualche grammo di hashish e un bilancino. La perquisizione procede, senza avvocato, ma il ragazzo non si trova più. Si è lanciato dal terrazzo, alto più di 30 metri.
Anche Alberto Mercuriali era giovane. Aveva 28 anni e faceva l’agronomo a Forlì. Nell’estate 2007 al tavolino di un bar con alcuni amici fumava uno spinello. Arrivano i carabinieri che poco dopo si recano nella sua abitazione e senza la presenza di un avvocato perquisiscono la stanza, trovando dell’hashish. Lo denunciano per spaccio, senza arrestarlo. Qualche giorno dopo sui giornali locali si parla del fermo di un importante spacciatore e in caserma viene addirittura convocata una conferenza stampa. Ma il ragazzo collega il tubo di scappamento alla sua auto e si uccide.
Giuseppe Ales era invece un geometra di 23 anni dell’isola di Pantelleria. Nel marzo 2005 i carabinieri trovano nella sua casa diversi vasetti con della marijuana appena germogliata e lo denunciano. Anche la sua storia finisce sui giornali, assieme a quella di altri ragazzi arrestati con qualche pasticca di ecstasy. Lui non regge il colpo, prende una corda, la lega al soffitto e si impicca. Questi e tanti altri ragazzi sono morti per una modica quantità di sostanze stupefacenti in un Paese come l’Italia che nel 2006 ha approvato la legge sulla droga più repressiva d’Europa.
Secondo questa norma “tutte le droghe sono uguali”, contro ogni evidenza scientifica, e punisce anche i consumatori. A presentarla l’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il sottosegretario con delega alle Droghe Carlo Giovanardi. Per essere riconosciuti come spacciatori bastano superare i 250 milligrammi di principio attivo di cannabis, per la cocaina 500, di acido lisergico 0,05, di oppio, morfina ed eroina 200. Niente più uso personale, quindi, e nemmeno la discrezionalità del giudice nel valutare i singoli casi. Ma soprattutto anche per una singola piantina di marijuana coltivata sul balcone, scatta l’arresto.
Questa legge venne unificata in un solo emendamento e inserita nel decreto sulle Olimpiadi di Torino del 2006, per essere votata a Camere sciolte e con doppio voto di fiducia. Una norma simile ma ancora più repressiva della Iervolino - Vassalli, imposta da Craxi nel 1990 e abrogata a larga maggioranza dagli italiani con un referendum nel 1993. Il 31 dicembre 1990 i tossicodipendenti in carcere erano 7.000, tre anni dopo 15mila, il 30 per cento dei detenuti. Così visti gli effetti di quella legge, del tutto simili a quelli attuali, i cittadini la cancellarono.
Ma oggi i danni della Fini - Giovanardi sono addirittura maggiori: più di 50mila segnalati l’anno, il 70 per cento per detenzione o consumo di uno spinello. Gli ultimi dati attendibili disponibili, quelli del 2008, parlano di 92.800 nuovi ingressi in carcere: 30.528 sono tossicodipendenti e ben 26.931 soggetti che possedevano droghe. “Circa la metà del campione di detenuti indagati è entrato in carcere per aver commesso almeno un reato in violazione della normativa sulle droghe”, scrive la relazione.
Numeri in costante aumento dato che l’ultima relazione al Parlamento, presentata da Giovanardi nel 2010, non contiene dati completi proprio a causa delle Prefetture che ingolfate dalle tante segnalazioni ritardano nell’inviare le notifiche. Inoltre la repressione costa ai contribuenti ben 2.469.337.029 euro, a fronte degli investimenti sociosanitari pari a 1.862.030.851.

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