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domenica 26 settembre 2010

Detenuto di 26 anni uccide con un mix di farmaci: è il 50° suicidio dell’anno

OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE

Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”


I due terzi delle vittime avevano meno di 40 anni, 38 erano italiani e 12 stranieri

Nove mesi di suicidi nelle carceri italiane

Con la morte di Ajoub Ghaz nel carcere di Ancona salgono a 50 i detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane da inizio 2010. In nemmeno nove mesi è stato così eguagliato il numero di suicidi avvenuti nell’intero anno 2006 e superato quelli degli anni 2007 (45 casi) e 2008 (46 casi). Il 2009 è stato l’anno del tragico “record”, con 69 suicidi (72 secondo alcune fonti), che quest’anno potrebbe essere superato.
Gli italiani suicidi sono stati 38 (76%) e gli stranieri 12 (24%). A fine agosto gli stranieri presenti nelle carceri italiane erano 24.981 sul totale di 68.345 detenuti (il 36%), quindi il tasso suicidario più elevato si è registrato tra gli italiani (8,7 casi su 10mila, contro 4,8 su 10mila).
Ad uccidersi in cella sono soprattutto i giovani: 13 dei detenuti suicidi avevano tra i 20 e i 30 anni; 19 avevano tra i 31 e i 40 anni (quindi il totale degli “under 40” è pari al 64% del totale); 11 avevano tra i 41 e i 50 anni; 5 avevano tra i 51 e i 60 anni e 2 avevano più di 60 anni.
La carceri nelle quali nel 2010 si è verificato il maggior numero di suicidi sono: Padova Casa di Reclusione (3); Roma Rebibbia (3); Siracusa (3) e Sulmona (3); seguono Catania Bicocca (2); Lecce (2); Napoli Poggioreale (2) e Reggio Emilia (2).
L’impiccagione è la “tecnica” più utilizzata per togliersi la vita in carcere (41 detenuti si sono impiccati alle sbarre, utilizzando quasi sempre un cappio fabbricato con strisce di lenzuolo, ma in alcuni casi anche capi di vestiario fatti a brandelli. Cinture e stringhe delle scarpe sono vietate in quasi tutte le carceri e quindi vengono utilizzate raramente).
Le bombolette di gas butano del fornello da camping, in uso ai detenuti per cucinare e riscaldare cibi e bevande, sono state utilizzate in 6 casi per asfissiarsi (poiché l’inalazione del gas viene anche utilizzata per ricercare lo “sballo”, in sostituzione delle sostanze stupefacenti, abbiamo considerato soltanto i casi nei quali il detenuto è stato ritrovato con la testa chiusa in un sacchetto di plastica).
In 2 casi i detenuti si sono avvelenati con un mix di farmaci. In genere si tratta di farmaci regolarmente prescritti dai medici del carcere, che dovrebbero essere assunti davanti all’infermiere al momento della somministrazione, ma evidentemente vengono nascosti e accumulati in cella per molti giorni, fino a raggiungere la quantità necessaria per ottenere l’effetto letale. Più raramente i medicinali sono introdotti dall’esterno del carcere, in maniera illegale.
Infine 1 detenuto è morto dissanguato, dopo essersi tagliato la carotide con una lametta: le lamette da barba sono spesso utilizzate per autolesionismi, a scopo rivendicativo o dimostrativo, tuttavia i detenuti solitamente si feriscono le braccia e le gambe, a volte si infliggono ferite sull’addome e il torace. Tagliarsi le vene del collo fa quindi propendere per l’ipotesi di un suicidio, piuttosto che di un atto dimostrativo finito in tragedia.

Ieri pomeriggio l’ultimo caso ad Ancona

La vittima si chiamava Ajoub Ghaz, 26 anni, originario della Tunisia. Il fatto è accaduto nel primo pomeriggio di ieri all’interno di una delle celle di detenzione del carcere di Montacuto ad Ancona, quando alcuni compagni di cella del tunisino hanno dato l’allarme. Immediato l’intervento dei sanitari, ma una volta nella cella i medici si sono resi subito conto che per il giovane detenuto non c’era più nulla da fare. Anche i ripetuti tentativi rianimatori non hanno dato alcun esito.
Nel carcere è successivamente arrivato il dottore Luongo, della medicina legale dell’ospedale di Torrette, che ha effettuato una prima ispezione cadaverica. Stando alle modalità dell’episodio, agli indizi trovati sul posto, alle testimonianze e alle prime indagini, sembra sia emersa con forza su tutte le altre l’ipotesi di un mix fatale di farmaci.
Tipologia e quantità non sono ancora state specificate, certamente una dose piuttosto robusta, tanto da stroncare la vita ad un giovane di appena 26 anni.
Se l’indiscrezione fosse confermata c’è da valutare con la massima attenzione come sia stato possibile che un detenuto sia riuscito ad entrare in possesso di medicinali viste le ferree regole e restrizioni vigenti all’interno di un istituto di pena.
Nel tardo pomeriggio la salma del giovane è stata trasferita all’istituto di medicina legale dove si trova, a disposizione della magistratura. Salvo rinvii dell’ultima ora l’autopsia sul corpo di Ghaz potrebbe essere effettuata già domani. Solo allora, e una volta avvisati i parenti della vittima, sarà possibile inviare la salma di Ajoub Ghaz in Tunisia per le esequie.

1 commento:

Luigi Morsello ha detto...

QUI SI RIVENGONO IPOTESI DI COLPA DA PARTE DELLA AUTORITA' SANITARIE CARCERARIE E DELLA DIRIGENZA DEL CARCERE. AI DETENUTI LA TERAPIA VA SOMMINISTRATA DAL PERSONALE PARAMEDICO E NON VANNO LASCIATI FARMACI PER NESSUN MOTIVO. ALTRIMENTI SUCCEDE COME IN QUESTO CASO. UN MIX DI FARMACI DI CUI IL DETENUTO NON DOVEVA ESSERE IN POSSESSO.

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