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martedì 10 agosto 2010

Trento: la Provincia ha speso 112 mln € per nuovo carcere, ma rimane chiuso per mancanza agenti

L’Adige, 10 agosto 2010

Il nuovo carcere di Trento, a Spini di Gardolo, rischia di diventare uno scandalo nazionale. La Provincia ha speso 112 milioni di euro per la costruzione e ora che è pronto da settimane non apre perché mancano 250 guardie. Il ministero latita e non si sa quando metterà a disposizione fondi e uomini. Così il carcere più moderno d’Italia è chiuso, mentre detenuti e polizia penitenziaria continuano a vivere nel fatiscente e sovraffollato carcere di via Pilati. Il vice presidente della Provincia, Pacher, spera: “Credo che ci siano le condizioni per aprire entro fine anno”.
Abbiamo il carcere più moderno d’Italia. Una delle poche strutture detentive del Paese dove il dettame costituzionale, che vuole la pena finalizzata alla riabilitazione, potrebbe essere rispettato grazie a laboratori e spazi attrezzati per attività di formazione e di lavoro dei detenuti. Invece niente. Il carcere per ora è vuoto, resta in attesa di un trasloco dalla vetusta struttura di via Pilati che slitta in avanti mese dopo mese. E così il carcere modello di Spini di Gardolo rischia di diventare una “cattedrale nel dederto”. Proprio in questi termini ne parla “Il Fatto quotidiano” di domenica.
Insomma dopo che la Provincia ha speso 112 milioni di euro, ora sulla stampa nazionale rischiamo pure di fare la figura dei fessi benché - va sottolineato - le responsabilità per la tardiva apertura del nuovo penitenziario “high-tech” siano tutte romane. “Mi pare esagerato parlare di cattedrale nel deserto - replica il vive presidente della Provincia Alberto Pacher - ma certo noi faremo tutto il possibile per evitare che questo possa accadere. La nostra parte l’abbiamo fatta fino in fondo e in tempi rapidi, ora siamo preoccupati perché una struttura chiusa rischia di deperire. Credo però che ci siano le condizioni per chiudere questa partita entro fine anno, evitando quindi il rischio di trovarci davvero una cattedrale nel deserto”. Novità all’orizzonte però pare non ce ne siano.
“Non abbiamo ricevuto indicazioni particolari dal ministero - dice Pacher - i nostri tecnici sono comunque costantemente in contatto. Il carcere è pronto, mancano solo alcuni arredi, ma si tratta di poca cosa. Tra l’altro è una struttura che adotta tecnologie avanzate in fatto di controllo: con monitor, telecamere e sistemi automatizzati di apertura delle porte. Questo dovrebbe facilitare la gestione da parte del personale”. È questo il tasto dolente: non ci sono abbastanza agenti di polizia penitenziaria per gestire la nuova struttura. Il carcere, progettato per ospitare 244 detenuti, ha bisogno di circa 350 agenti, ma a Trento sono solo un centinaio. I rinforzi promessi dal Ministero per ora non si sono visti.

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