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mercoledì 25 agosto 2010

“Il carcere di San Sebastiano va chiuso”.



Mercoledì 25 Agosto 2010 15:15. La conferenza stampa del partito democratico

Quale soluzione transitoria, per Irene Testa (Partito radicale e Associazione Il Detenuto Ignato), serve una attenta riflessione se riaprire le strutture di Fornelli all’Asinara.Un esposto denuncia è stato inoltrato alla Procura della Repubblica di Sassari per “la gravissima situazione determinatesi nelle carceri di San Sebastiano a Sassari” da parte dei deputati del Partito democratico Guido Melis e Arturo Parisi e del senatore Gianpiero Scanu. Gli esponenti del Pd hanno illustrato stamane in una conferenza stampa, alla presenza anche di Luigi Manconi dell’associazione “A Buon Diritto” e dell’esponente del partito radicale e dell’associazione “Il Detenuto Ignoto” Irene Testa, la drammatica situazione esistente nel carcere di San Sebastiano del quale è stata chiesta la chiusura in quanto è un “carcere fuorilegge”. (clicca qui per vedere l’intera conferenza stampa). "Nel collasso generale del sistema penitenziario italiano, il carcere sassarese rappresenta una situazione particolarmente drammatica e palesemente non riformabile" hanno sottolineato gli esponenti del Pd. A San Sebastiano tutte le normative sanitarie, sociali, di una detenzione rispettosa dei diritti dei detenuti sono palesemente violate stante il sovra affollamento e la pessima condizione delle strutture del carcere. “Un istituto fatiscente dove i wc sono a vista collocati nello stesso ambiente dove i detenuti dormono e cucinano, dove sono ospitati 90 tossicomani senza il supporto di alcun psicologo, dove il caldo d'estate e il freddo d'inverno costituiscono due autentiche forme di supplizio. Il sovraffollamento e' superiore a quello medio delle carceri italiane e- hanno ribadito i parlamentari - mancano beni di primissima necessita''. 'Tutto cio' mentre i lavori per la realizzazione del nuovo carcere di Sassari, in localita' Bancali, appaltati alla ditta Anemone, sono tenuti in stato di assoluta e immotivata segretezza, senza che alcuna informazione venga fornita agli amministratori locali, ai cittadini, ai parlamentari che, da tempo, sollecitano risposte adeguate. Si conferma cosi' che il piano carceri costituisce un vero e proprio diversivo per un governo che si mostra totalmente incapace di assumere qualunque provvedimento in materia”. Tra i presenti alla conferenza stampa anche il segretario della Federazione del Pd di Sassari Giuseppe Lorenzoni. Nell’incontro sono state anche evidenziati i mancati controlli da parte delle Istituzioni Locali (Asl, Comune e Provincia) sulla reale situazione del carcere di San Sebastiano. Nella denuncia degli esponenti del Pd sono elencate puntigliosamente le drammatiche condizioni del 214 detenuti (ben oltre la capienza regolamentare prevista in 154 posti) e la difficile situazione delle stesse guardie penitenziarie costrette a pesanti condizioni di lavoro. Sul problema delle soluzioni transitorie, per far fronte alla chiusura di san Sebastiano, gli esponenti del Pd hanno ribadito che in attesa dell’apertura del carcere di Bancali, previsto inizialmente per l’estate del 2011, l’amministrazione penitenziaria dovrebbe operare “trasferendo i detenuti” in altre carceri sarde nel rispetto del principio della “territorialità della Pena”, e questo vale, è stato ribadito, anche per gli altri detenuti “continentali” oggi presenti in gran numero nelle carceri sarde . Sul problema delle soluzioni “transitorie” conseguenti alla eventuale chiusura del carcere di San Sebastiano Irene Testa del partito Radicale, con una nota, ha precisato: “Il carcere di San Sebastiano a Sassari e' una struttura indecente oltre che illegale sotto tutti i punti di vista. E' chiaro che deve essere chiuso con la massima urgenza, ma per far questo e' urgente il completamento del nuovo carcere sassarese di Bancali, i cui lavori prossimi al completamento, sono stati recentemente bloccati per ordine della Magistratura che indaga sugli appalti affidati alle ditte del gruppo Anemone, e nel frattempo e in alternativa - personalmente, come radicale e Presidente dell'Associazione il Detenuto Ignoto - chiedo che si valuti l'ipotesi di riaprire al più presto il carcere di Fornelli nell'isola dell'Asinara, struttura che con un po' di manutenzione sarebbe già di gran lunga meglio del San Sebastiano in quanto a spazi e legalità, e che potrebbe accogliere detenuti di bassa pericolosita' sociale come quelli attualmente reclusi nella casa circondariale di Sassari. Sono stata pochi giorni fa in visita all'Asinara, e mi e' parso veramente triste constatare che strutture, buone sotto il profilo dell'adeguatezza degli spazi, ancora utilizzabili, vengano lasciate deperire al solo scopo di utilizzarle come attrazione per i turisti. Il lavoro dovrebbe essere alla base della rieducazione del detenuto, e l'isola dell'Asinara per questa funzione offrirebbe ampie possibilità, che potrebbero essere sfruttate anche in sinergia con le esigenze del turismo. Per questo auspico che si tenga in considerazione tale ipotesi, nella prospettiva non certo di una restituzione dell'intera isola al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (Dap), come era quando all'Asinara funzionavano le carceri di massima sicurezza. Nell'isola, il carcere di Fornelli potrebbe benissimo tornare in attivita', almeno finche' non verra' aperto il carcere di Bancali, delegando solo tale competenza al Dap, e lasciando il resto dell'Asinara alla Regione Sardegna”. Il testo della denuncia.
Al Signor Procuratore della Repubblica del Tribunale di Sassari
I sottoscritti, Guido Salvatore Melis, deputato al Parlamento, Luigi Manconi, presidente della Associazione “A Buon diritto”, Arturo Mario Luigi Parisi, deputato al Parlamento, Gianpiero Scanu, senatore della Repubblica, intendono con il presente esposto segnalare alla S.V. la gravissima situazione determinatesi nelle carceri di San Sebastiano, a Sassari. Come accertato dall’on. Melis e dal sen. Scanu nel corso di una visita al carcere nel giorno 13 agosto c.a. compiuta nell’ambito delle loro prerogative parlamentari, erano quel giorno custoditi presso l’Istituto 214 detenuti, ove la capienza regolamentare risulta essere di 154 posti (così dal questionario compilato a cura della direttrice del carcere dott.ssa Teresa Mascolo). Come evidente alla visita ai vari bracci del carcere lo spazio a disposizione di ciascun detenuto risulta assai inferiore rispetto a quello standard fissato nelle norme europee e pari a mq 7,5 (a San Sebastiano lo spazio è comunque inferiore anche alla media italiana, essendo ammassati 4, talvolta 6 detenuti in spazi di non più di 2 metri per 1,5). E’ noto che su questo punto la Corte europea ha di recente condannato l’Italia. Nelle celle, il cui stato generale è di abbandono non essendo da tempo operati i normali restauri in attesa del ventilato trasferimento nelle nuove strutture in corso di edificazione in località Bancali, il gabinetto, “alla turca”, è collocato a pochi passi dai giacigli dei detenuti e dalle piccole cucine ove essi si riscaldano i pasti o si preparano il caffè; solo un abbozzo di muretto, che però non arriva al soffitto, separa una distanza tra servizio igienico e zona pasto a volte di nemmeno 1 metro. Ciò configura uno stato di vita inaccettabile, contrario a tutte le norme sulla pubblica igiene attualmente vigenti in Italia e in Europa. Si ricorda che secondo la legge penitenziaria del 1975 i locali adibiti ai servizi sanitari debbono essere “privati, decenti e di tipo razionale”. Nessuna privacy è riscontrabile a San Sebastiano, e quanto alla decenza e alla razionalità non occorre formulare ulteriori osservazioni rispetto alla semplice descrizione degli ambienti. In molte celle, a detta di numerosi detenuti, sono presenti insetti, animali vari provenienti dai gabinetti stessi. Alcuni parlano di topi. Nei corridoi, privi di reti, volano frequentemente piccioni e altri volatili, lasciandovi le relative deiezioni. La temperatura delle celle è (la visita si è svolta nel mese di agosto) elevata, tale da rappresentare condizioni di vivibilità allarmanti (per altro in una precedente visita, in epoca invernale, l’on. Melis poté riscontrare la sospensione del riscaldamento dovuta ai ritardi burocratici nel pagamento delle fatture alla ditta fornitrice da parte del Ministero). Sono attualmente ospitati nel carcere 90 tossicodipendenti, di cui 46 in terapia metadonica, e 56 detenuti con patologie di tipo psichiatrico che presumibilmente richiederebbero altro tipo di trattamento diverso da quello somministrabile nel carcere. Non figurano psicologi in servizio. Gli educatori sono solo 4 sui 6 previsti in organico. L’ora d’aria si svolge in un angusto cortile interno, senza adeguati ripari. Gli agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio il 13 agosto risultavano in numero di 156 su 212 della pianta organica e 172 effettivamente assegnati. Il che, a prescindere dalla professionalità e abnegazione degli agenti presenti (fuori discussione) e degli sforzi della direzione dell’Istituto, rende comprensibilmente difficilissimo, per non dire impossibile, lo svolgimento del servizio nei termini “normali” previsti dai regolamenti. I sottoscritti ritengono di sottoporre all’attenzione della S.V. la gravissima situazione che si è venuta producendo negli anni e che è giunta (dopo un degrado documentabile di anno in anno) a uno stato assolutamente allarmante per la pubblica salute e in evidente conflitto con una concezione della pena ispirata ai più elementari principi costituzionali.
Chiedono pertanto accertarsi la sussistenza di eventuali reati, anche di omissione, da parte delle autorità competenti.
Delegano al deposito del presente esposto l’avv. Stefano Melis del Foro di Sassari eleggendo domicilio presso il suo studio in Sassari, via Enrico Costa n. 66:
Sassari, 25 agosto 2010
Prof. Luigi Manconi
On. Guido Melis
On. Arturo Mario Luigi Parisi
Sen. Giampiero Scanu

1 commento:

Luigi Morsello ha detto...

I firmatari dell'esposto sono tutti uomini politici di valore ma temo che resterà lettera morta. Un mio collega tuttora in servizio (fra un anno va in pensione) fu mandato in missione a Sassari perché sede scoperta e non gli sembrò vero quando la missione ebbe termine: pericolo scongiurato!
Riaprire la diramazione Fornelli? Io non sono mai stato a dirigere un carcere sardo (Pianosa si), un mio Comandante aveva prestato servizio a Fornelli all'epoca della direzione di Luigi Cardullo. Raccontava che quando nel 1978 i terroristi che vi erano rinchiusi si ribellarono, a torto o a ragione, alle condizioni di vita inumana e in qualche ora abbatterono tutti i muri divisori, che erano stati realizzati con tavelle anziché con mattoni sodi.
Riaprire solo Fornelli la vedo complicata, se è vero che il 'papello' chiedeva anche la soppressione di Pianosa e de1l'Asinara, avvenuta nel 1998. Il 5.11.2009 il ministro di Giustizia Alfano ha reso pubblica la decisione di riaprire il carcere de L'Asinara e di quello di Pianosa, soppresso anch'esso nel 1998. Mi pare che la decisione, se così si può definire, sia rimasta lettera morta e, a mio giudizio, tale rimarrà.

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