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mercoledì 28 luglio 2010

'Le urla dal di dentro'

Partendo dalla vicenda di Aldo Scardella, morto 25 anni fa a Buoncammino da innocente, un incontro per riflettere sui suicidi, veri e presunti, e sul malessere nelle carceri italiane

Aldo Scardella aveva 24 anni quando, il 23 dicembre del 1985, fu arrestato con l’accusa di aver ucciso per rapina a Cagliari il commerciante Giovani Battista Pinna. Dopo 185 giorni di isolamento prima a Oristano e poi nel carcere di Buoncammino, passati tra grandi sofferenze e mai interrogato dal giudice, venne riconsegnato cadavere alla sua famiglia il 2 luglio 1986. Dissero che si era suicidato. Invano Aldo aveva continuato a gridare la sua innocenza. E innocente lo era davvero: alla fine del 1996 qualcuno finalmente parlò e Aldo fu scagionato. Anche se ormai era morto.
Proprio da questa triste vicenda di malagiustizia si è partiti sabato a Cagliari, durante l'incontro dal titolo “Le urla dal di dentro”, per riflettere sui suicidi in carcere e sui casi di morti sospette che puntualmente si ripetono all'interno di quelle mura per molti sconosciute che sono i penitenziari italiani. Organizzato dall'associazione Studentesca "Antonio Gramsci" e dall'associazione 5 Novembre, l'incontro ha visto la presenza fra gli altri del fratello di Aldo, Cristiano Scardella, della parlamentare radicale Rita Bernardini e del Comandante della Polizia Penitenziaria del carcere di Buoncammino Michela Cangiano.

“Morti di carcere”. Di “casi Scardella”, i cosiddetti “morti di carcere” ce ne sono moltissimi, basti pensare a quello recente di Stefano Cucchi, o Giuseppe Uva, e via a seguire una lunga lista. “Mio fratello Giuliano è morto il 7 marzo 2009 nel carcere di Velletri – ha raccontato non senza fatica Francesca Dragutinovic, anche lei presente sabato – L'hanno trovato impiccato con un laccio di scarpa di 64 cm, ma aveva lividi e graffi in tutto il corpo, e perfino dell'intonaco nell'orecchio, come se qualcuno gli avesse sbattuto la testa al muro. Dato che era in isolamento, non potevano esser stati gli altri detenuti”. Anche lei sta lottando per ottenere giustizia. Perché se anche su queste vicende cala il silenzio dei media, il lavoro instancabile delle famiglie per avere delle risposte continua. E quella di Aldo Scardella non è da meno, persino a distanza di 25 anni dalla morte del giovane. “Noi non crederemo mai che Aldo abbia deciso improvvisamente di suicidarsi – afferma l'avvocato della famiglia Scardella Rosa Federici – Mi sembra che i tempi siano maturi per riuscire finalmente a far chiarezza su questa vicenda a dir poco scandalosa. E dire che Cristiano si accontenterebbe anche solo delle scuse da parte dello Stato, scuse che forse non avrà mai”.

Suicidi e disagi a Buoncammino. Se alcuni suicidi lasciano molti dubbi sulla loro natura, esistono però tantissimi, troppi casi di detenuti che si son tolti volontariamente la vita o hanno tentato di farlo. Secondo il rapporto dell'associazione Antigone dal 2001 c'è stata una vera e propria impennata: su 1695 morti complessivi, 590 sono stati i suicidi, con un età media compresa tra i 25 e i 50 anni. Il carcere cagliaritano di Buoncammino non è esente da questa piaga, anzi, detiene il triste primato di ben 11 suicidi in 5 anni, secondo i dati dell'Osservatorio permanente sulle morti in carcere. “Certo, Buoncammino è una delle carceri peggiori in Italia” ha affermato l'onorevole Rita Bernardini, che proprio sabato mattina ha visitato la struttura cagliaritana insieme a Cristiano Scardella e a Irene Testa dell'associazione Il detenuto ignoto. “Celle piccolissime, 2 metri per 3,5 circa, dove ci stanno in due ma a volte in tre, su letti a castello. Il terzo piano è infatti altissimo e i detenuti hanno spesso paura di cadere nel sonno – racconta l'onorevole – Il carcere è sovraffollato, con un'altissima percentuale di tossicodipendenti, inoltre i detenuti stanno in cella 20 ore su 24 e non fanno niente, pochissimi possono lavorare”. “Se la struttura come architettura non è particolarmente deprimente – aggiunge Irene Testa – lo è però la tipologia della popolazione. Ci sono perfino due malati di sifilide”. E mentre la Bernardini annuncia un'inchiesta parlamentare “esplosiva”, le associazioni vorrebbero istituire una “super commissione” d'inchiesta di 4-5 membri (ognuno con una competenza specifica come un medico, un avvocato, e così via) che possa entrare negli istituti penitenziari ogni volta che lo ritenga necessario.

Carenza di personale. Secondo il Comandante polizia penitenziaria Michela Cangiano il sovraffollamento non sarebbe comunque la causa principale del grande malessere a Buoncammino. “Credo – spiega – che il problema maggiore sia la mancanza di attenzione dovuta alla grande carenza di personale”. Per 80 detenuti c'è infatti un solo agente che non solo deve gestire tutte le loro movimentazioni (ora d'aria, visite, docce), ma che deve far fronte a tutti i loro bisogni. “I detenuti devono chiedere agli agenti per ottenere qualsiasi cosa – continua il Comandante – anche la più banale, dalle medicine, alle notizie da fuori, le sigarette, nuove ciabatte per la doccia, tutto. Si parla infatti di 'processo di infantilizzazione' del detenuto, che è una regressione dall'autonomia dell'adulto a quella quasi assente di un bambino”. Il fatto che ci sia un solo agente per 80 detenuti rende palese come la maggior parte di queste richieste non possano materialmente essere soddisfatte e ciò genera nel carcerato una frustrazione e un senso d'impotenza quasi ingestibili. Contemporaneamente lo staff penitenziario è esposto a un grosso carico di lavoro, che comunque non potrà mai svolgere in maniera ottimale. “Il paradosso – afferma Michela Cangiano – è che staff e detenuti chiedono la stessa cosa: il miglioramento delle condizioni detentive”. E però nel nuovo piano carceri l'unica novità è l'ampliamento delle strutture. “E con quale personale pensano di farlo? – si chiede Rita Bernardini – Gli istituti nuovi spesso vengono costruiti e nemmeno aperti. Cosa che mi fa sospettare che ci sia una cricca del malaffare anche in questo ramo”.

Anna Toro

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