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martedì 20 luglio 2010

Interrogazione parlamentare di Rita Bernardini sul suicidio del detenuto Antonio Spada

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -

Al Ministro della giustizia.

- Per sapere - premesso che:


secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali Italiani, Redazione Radiocarcere, Redazione Ristretti Orizzonti, Associazione «Il Detenuto Ignoto», Associazione «Antigone», Associazione «A Buon Diritto», il pomeriggio del 14 luglio 2010, Antonio Spada, trentacinquenne, detenuto nella casa circondariale delle Vallette (Torino), arrestato nel 2005, originario di Aversa, esponente di secondo piano dei Casalesi, si è suicidato; l'uomo, che doveva scontare ancora nove anni di condanna all'interno del penitenziario «Lorusso e Cotugno» aveva già tentato di impiccarsi in cella la domenica precedente. In quella circostanza, il detenuto era stato subito soccorso dagli agenti di polizia penitenziaria che l'avevano trasferito all'ospedale Maria Vittoria. Spada che si trovava nella settima sezione-blocco A del carcere delle Vallette era sottoposto a regime di alta sicurezza;
dall'inizio del mese, oltre al suicidio di Antonio Spada, l'Osservatorio sulle morti in carcere ha raccolto segnalazioni di altri tre detenuti morti nelle carceri italiane: al nuovo complesso di Rebibbia, Roma, il 3 luglio è morto Hugo Cidade, 47 anni, argentino. Aveva una cirrosi epatica, patologia già ampiamente diagnosticata e per cui pare i medici del carcere avessero già da tempo dichiarato l'incompatibilità con il regime carcerario. Nonostante questo è rimasto in cella e vi è morto. Tra il 7 e l'8 luglio, nel carcere di Napoli Secondigliano sono morti due detenuti italiani, sembra a causa di gravi malattie di cui erano affetti. Non si sa altro su di loro, né i nomi né l'età; Con questi ultimi 4 casi salgono così a 101 i detenuti morti da inizio anno: 30 si sono impiccati, 7 sono morti per avere inalato del gas (4 di loro si sono suicidati, per gli altri 3 probabilmente si è trattato di un «incidente» nel tentativo di sballarsi), mentre 64 detenuti sono morti per malattia, o per cause ancora da accertare. In 10 anni i detenuti morti sono stati 1.699, di cui 591 per suicidio; dal 1o gennaio 2000 ad oggi nelle carceri italiane sono morti 1.688 detenuti: 586 per suicidio, 7 uccisi da altri carcerati, 84 stroncati da overdose di sostanze stupefacenti. Le restanti 1.011 morti in cella sono da attribuire quasi tutte a «malori improvvisi», oppure a malattie non diagnosticate, o sottovalutate, o curate in maniera inadeguata. L'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975) prevede che un detenuto in condizioni di salute critiche sia ricoverato in ospedale, per essere curato e, quando non c'è cura possibile, per consentirgli di morire da persona libera, ma, evidentemente, in almeno 100 casi l'anno questo non viene fatto;
ogni anno più di 150 detenuti muoiono in cella, di questi 50 o 60 si suicidano: numeri drammatici che da almeno 20 anni sono pressoché stabili;
a giudizio della prima firmataria del presente atto, il numero dei suicidi potrebbe essere drasticamente diminuito se solo si rispettasse quanto previsto dall'ordinamento penitenziario nella parte in cui viene previsto che un detenuto debba rimanere in cella soltanto la notte in quanto nel corso dell'intera giornata allo stesso l'amministrazione penitenziaria dovrebbe offrire l'opportunità di lavorare, studiare, fare attività sportive e ricreative. Al contrario, oggi le predette disposizioni non vengono rispettate per mancanza di spazi, di soldi e di personale, al punto che, tranne in alcuni istituti di pena, i detenuti arrivano a trascorrere anche 20-22 ore al giorno chiusi in una cella, spesso sovraffollata, dove è possibile soltanto stare in branda ad aspettare che il tempo passi -:
nel rispetto e a prescindere dalla inchiesta avviata dalla magistratura quali siano gli intendimenti del Governo e quali siano gli esiti, allo stato, dell'inchiesta avviata nell'ambito dell'amministrazione penitenziaria al fine di accertare modalità ed eventuali responsabilità in ordine al suicidio di Antonio Spada;

di quali informazioni disponga il Ministro in ordine ai due decessi avvenuti tra il 7 e l'8 luglio 2010 nel carcere di Napoli Secondigliano e se intenda avviare una indagine amministrativa interna in proposito;
se il Governo non ritenga che l'alto tasso di atti di autolesionismo e di suicidi in carcere dipenda anche dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno;
quali iniziative intenda porre in essere affinché gli indirizzi di gestione del sistema penitenziario siano conformi ai princìpi del nuovo regolamento penitenziario in ordine agli interventi di trattamento del detenuto;
quali siano gli intendimenti del Governo in ordine all'esigenza di riforma della legge n. 354 del 26 luglio 1975 e dunque dell'ordinamento penitenziario e dei criteri di esecuzione delle pene e delle altre misure privative o limitative della libertà.
(4-08052)

1 commento:

Luigi Morsello ha detto...

RITENGO L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE CORRETTA.
TEMO CHE NON AVRA' RISPOSTA O SE L'AVRA' SARA' DI MANIERA.
RITENGO INOLTRE CHE BISOGNA CONTINUARE A MARTELLARE, PER LASCIARE TRACCIA AGLI ATTI PARLAMENTARI DI TUTTI I TENTATIVI FATTI E PER DOCUMENTARE L'IGNAVIA, IL CINISMO, O PEGGIO ANCORA L'INDIFFERENZA DI QUESTO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA E DEL GOVERNO BERLUSCONI.
IL MIO TIMORE FINALE, STANTE IL FATTO CHE L'INDIFFERENZA E' IL FENOMENO PIU' RADICATO NELLA SOCIETA' ITALIANA, E' CHE NESSUN GOVERNO AFFRONTERA' IL PROBLEMA DEL SOVRAFFOLLAMENTO SIA NEL CONTINGENTE CHE NELLA RICERCA ED ELIMINAZIONE DELLA CAUSE DEL SOVRAFFOLLAMENTO. SE TALI CAUSE NON SARANNO ELIMINATE IL FENOMENO CONTINUERA' A RIPRODURSI ALL'INFINITO.

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