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martedì 27 luglio 2010

Giustizia: il “piano carceri” non esiste più, mancano soldi per costruire e per assumere agenti

di Dimitri Buffa

L’Opinione, 27 luglio 2010

Il piano carceri ormai non esiste più. Non ci sono i soldi per costruirne di nuove né per assumere gli agenti che dovrebbero farle funzionare. E anzi ci sono, ma si fa finta di niente, una ventina di istituti penitenziari in tutta Italia, che sono da anni abbandonati a sé stessi, edifici dove crescono ortiche e erbacce con grande spreco del denaro pubblico.
In questo quadro, giunti ormai al trentottesimo suicidio dall’inizio dell’anno, cui si aggiungono una altra settantina di morti per varie cause, comprese quelle che hanno portato al decesso di Stefano Cucchi e di Aldo Bianzino, pochi giorni fa il contestatissimo (dagli stessi agenti di polizia penitenziaria) capo del Dap, dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta ha preso carta e penna per scrivere una lettera che a molti è sembrata spedita dal pianeta Marte. E che è stata ricevuta dai lavoratori del settore il giorno del suicidio del provveditore delle carceri della Calabria, Paolino Maria Quattrone.
Un “uomo integerrimo, dotato di grande cultura, minacciato nel passato dalla ‘ndrangheta che per lui aveva pronta un’autobomba stile Via D’Amelio, ma molto prima della strage del giudice Borsellino”, come si legge sul sito del Sappe, uno dei sindacati di punta della polizia penitenziaria. “Le attuali difficili condizioni in cui vi trovate ad operare - inizia così la lettera di Ionta - dovute principalmente al sovraffollamento, con la stagione estiva si gravano dì ulteriori problemi. L’amplificazione mediatica, talvolta ingiustificata, degli eventi carcerari determina l’effetto della diffusione, nell’opinione pubblica, di un senso di sfiducia nel sistema penitenziario nel suo complesso. Al fine di “misurare” la percezione, nei cittadini, dell’operato dell’Amministrazione e della Polizia Penitenziaria, ho commissionato un sondaggio a una società di ricerca i cui risultati saranno resi noti a breve. Essi ci consentiranno di intervenire con maggiore incisività nella comunicazione istituzionale”.
I commenti privati che sono seguiti a questa comunicazione istituzionale sono semplicemente irriferibili. La morte di Quattrone ha prostrato gli agenti che lavorano in Calabria. L’inchiesta in cui era stato coinvolto era una storia di appalti per ristrutturare il carcere di Cosenza, cui si sarebbe opposto l’ex direttore dello stesso penitenziario. Quattrone era persona che non tollerava la benché minima ombra sul proprio modo di operare. In questo quadro drammatico, se non tragico, con i detenuti vicini a quota 70 mila, una iniziativa più improvvida della lettera di Ionta era veramente difficile da essere immaginata.

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