L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

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martedì 27 aprile 2010

Un'altro suicidio nel carcere di Teramo

OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE

Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”

Salgono a 20 i detenuti suicidi da inizio anno (62 in totale i morti in carcere) Nel carcere di Teramo questa mattina si è ucciso Gianluca Protino, 34enne originario di San Nicandro Garganico (Fg) e detenuto nella Sezione di Alta Sicurezza dell’istituto peligno.Protino era in carcere dal gennaio 2009, quando fu arrestato dai Carabinieri poiché trovato in possesso di 100 grammi di cocaina. Inizialmente assegnato al carcere di Lucera (Fg) era poi stato trasferito all’Alta Sicurezza di Teramo in seguito al suo coinvolgimento in un’inchiesta sulla criminalità organizzata (l’operazione “Remake”) che portò all’arresto del “boss” Gennaro Giovanditto e di altre 14 persone, tutte ritenute responsabili di traffico di stupefacenti.Dall’inizio dell’anno salgono così a 17 i detenuti che si sono impiccati nelle carceri italiane, mentre altri 3 si sono sicuramente suicidati utilizzando il gas del fornello da camping in uso ai detenuti (vedi tabella 1). In ulteriori 3 casi (vedi tabella 2) a nostro avviso non è possibile attribuire con certezza la morte ad un’intenzione suicida (probabilmente l’intenzione era di “sballarsi” inalando del gas e la morte è stata accidentale).Nel carcere di Teramo, che ha una capienza di 231 detenuti, oggi ce ne sono circa 400, il 25% dei quali stranieri. Negli ultimi 5 anni vi sono morti 8 detenuti, di cui 5 per suicidio (vedi tabella 3). Ma il caso che ha suscitato maggiore scalpore è stato quello di Uzoma Emeka, 32enne nigeriano morto lo scorso 17 dicembre a causa di un tumore al cervello che nessuno gli aveva diagnosticato. L’uomo era stato testimone di un (presunto) pestaggio e indicato come “il negro che ha visto tutto” in una registrazione audio, effettuata con ogni probabilità da un agente e poi diffusa all’esterno. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta, che per ora ha portato al rinvio a giudizio di un detenuto (la presenta vittima del pestaggio) con l’accusa di avere aggredito gli agenti.

1 commento:

Luigi Morsello ha detto...

E' proprio vero, non gliene importa un fico secco a nessuno. In verità il concetto di "ALTA SICUREZZA" mi suona estraneo. Salvo a considerare ad alta sicurezza reparti, meglio sezioni in cui sono detenuti destinatari un provvedimento (decreto) del Ministro di Giustizia che applica la misura dell'art. 41-bis. La tanta sbandierata "ALTA SICUREZZA2 è stata così efficace da consentire al detenuto Protino di uccidersi. Questo significa, se pure ve ne fosse bisogno, che tutti i detenuti sono in balia di sè stessi. Quanto al gas del fornello sarei di diverso avviso.
Io non credo che si possa accettare acriticamente l'affermazione del suicidio da parte di detenuti mediante inalazione del gas delle bombolette. Il punto meriterebbe un approfondimento, in quanto la regola interna è che non si possono consegnare bombolette di gas se non innestate unicamente dal personale di polizia penitenziaria nei fornelletti tipo 'camping gaz' (l'operazione inversa svuota rapidissimamente la bomboletta, rendendola inutilizzabile), regola evidentemente dimenticata da tutti. Il gas delle bombolette viene usato per 'sballare', talvolta si commette un errore (usando una busta di plastica per aumentare la concentrazione del gas) con effetti letali.

Va chiarito che, oltre il vitto che passa il convento, ai detenuti è data la possibilità di acquistare generi, vittuari e no, alla c.d. "dispensa del sopravvitto", secondo un elenco di generi e prezzi gestiti da un apposita impresa, chiamata Impresa del Mantenimento detenuti, cui vengono appaltati la fornitura di generi vittuari crudi per colazione, pranzo e cena a spese dell'Amministrazione e la dispensa del sopravvitto. L'appalto viene fatto da ogni Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria per lotti e con contratti pluriannuali non rinnovabili. Ogni direzione approva le tabelle del sopravvitto, ammettendo l'acquisto dei generi approvati dopo averne fatto controllare i prezzi dal proprio personale.

I generi vittuari crudi acquistati dai detenuti al sopravvitto possono essere cucinati in cella con un normale fornelletto del tipo 'camping gaz' con relativa bomboletta. Ogni bomboletta deve essere innestata dal personale dipendente, in quanto - ripeto - il suo distacco fa fuoriuscire istantaneamente il contenuto della stessa e la rende inutilizzabile per altri scopi. Altrettanto deve essere fatto per i ricambi, che non possono essere consegnati ai detenuti e quindi accumulati per una elementare esigenza di sicurezza. Questa regola non viene rispettata mai e da nessuna parte. Ne consegue che i detenuti hanno a disposizione bombolette integre in un numero imprecisato (almeno una, oltre quella innestata nel fornelletto). Aspirare quel gas è pericoloso, perché è si da 'sballo' ma può portare la morte da soffocamento, specie quando viene inalato all'interno di una busta di plastica. Quando un detenuto muore, è più facile parlare di suicidio anziché puntare l'indice sulla negligenza della struttura carceraria. Questa causa di morte non può univocamente essere addebitata ad una volontà suicida, com'è evidente.

Nel carcere di Pavia il direttore 'pro-tempore' che lo mise in funzione queste regole le faceva rispettare. Un direttore così, una 'mosca bianca' fra le altre nere è un 'pessimo' esempio. Quel direttore fu rimosso. Si chiamava Luigi Morsello."

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