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lunedì 5 aprile 2010

Negli ultimi dieci anni 11 si sono tolti la vita nel penitenziario abruzzese

Sulmona, ancora un suicidio in carcere

Il sedicesimo caso dall'inizio del 2010


SULMONA (L'Aquila) - Ancora un suicidio nel carcere di Sulmona, in provincia dell'Aquila. Romano Iaria, 54 anni, di Roma, si è tolto la vita la scorsa notte. Gli agenti penitenziari lo hanno trovato impiccato con un lenzuolo alla grata della sua cella alle 4 di questa mattina, ormai esanime. Vedovo, senza figli, era uscito in permesso alle 14 di ieri per poi rientrare dopo un'ora. E si aggiornano le cifre: quello di Iaria è il sedicesimo suicidio dietro le sbarre del 2010, ma anche l'undicesimo avvenuto nel carcere di Sulmona negli ultimi dieci anni. Numeri che innescano inevitabilmente nuove denunce.

Iaria "si è impiccato nella Sezione adibita a 'Casa di Lavoro" riferisce l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere (di cui fanno parte Radicali Italiani, le Associazioni 'Il Detenuto Ignoto', 'Antigone', A 'Buon Diritto', 'Radiocarcere', 'Ristretti Orizzonti'), che ricorda come nella stessa Sezione, lo scorso 7 gennaio, si sia impiccato il 28enne Antonio Tammaro.

"Entrambi - prosegue l'Osservatorio - si trovavano reclusi non per scontare una pena ma perché sottoposti a una 'misura di sicurezza detentiva', quella appunto dell'internamento in Casa di Lavoro". Ma le coincidenze tra i due suicidi non terminano qui. "Sia Iaria che Tammaro si sono uccisi la notte successiva al loro rientro da un permesso trascorso con i familiari - sottolinea la nota dell'Osservatorio - ai quali non avevano manifestato nessun segno di particolare disagio".

"Le ragioni degli ultimi suicidi, quello di Iaria e Tammaro, sono da ricercarsi proprio nelle condizioni disperanti dell'internamento nella Casa di Lavoro dove, nonostante il nome, di lavoro non ce n'è proprio e ai disagi del carcere, come il sovraffollamento (nella Sezione dei suicidi ci sono oltre 200 persone, stipate in 100 posti), si aggiungono quelli di una 'pena impropria', che viene 'aggiunta' a quella comminata per la commissione di un reato se il condannato è ritenuto 'socialmente pericoloso'".

L'Osservatorio ricorda tra gli 11 suicidi del carcere di Sulmona anche quelli della direttrice Armida Miserere, che si tolse la vita il 19 aprile del 2003 sparandosi un colpo di pistola alla testa, e del sindaco di Roccaraso, Camillo Valentini, trovato nella sua cella il 16 agosto 2004 con un sacchetto di plastica in testa stretto alla gola da lacci per le scarpe. In tutti gli altri casi i detenuti si sono impiccati.

Sulla vicenda si esprime anche il Sappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, per voce del segretario generale Donato Capece. "Con un sovraffollamento di oltre 67mila detenuti in carceri che ne possono contenere a mala pena 43mila, accadono purtroppo questi episodi - dichiara Capece - A Sulmona, dove i posti regolamentari nelle celle sono circa 300, abbiamo quasi 500 detenuti. E se la situazione non si aggrava ulteriormente è grazie alle donne e agli uomini del Corpo che, in media, sventano ogni mese dieci tentativi di suicidio (molte centinaia ogni anno) di detenuti nei penitenziari italiani".

1 commento:

Luigi Morsello ha detto...

ADDEBITARE AL SORAFFOLLAMENTO IL TRISTE FENOMENO DEI SUCIDI IN CARCERE E' RIDUTTIVO. NON E' CHIARAMENTE DIMOSTRATO IL NESSO DI CAUSALITA'.
IL SEGRETARIO GENERALE DEL SAPPE DONATO CAPECE NON HA LA PIU' PALLIDA IDEA DI COSA DICE. A PARTE LA SINGOLARITA', FINO AD OGGI NON RILEVATA DA ALCUNO, DI UN SINDACATO DI CATEGORIA CHE PERPETUA L'INCARICO DI SEGRETARIO GENERALE A UN PENSIONATO, MA NON SI VUOLE AMMETTERE CHE NON E' SOLO IL SOVRAFFOLLAMENTO LA CAUSA SCATENANTE DEL SUICIDIO DEI DETENUTI. ANZI, IL SOVRAFFOLLANENTO NON COSTITUIREBBE UNA MINACCIA GRAVE SE IL PERSONALE DI OGNI ORDINE E GRADO DELL'AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA SI SPENDESSE DI PIU' (AMMESSO CHE ABBIA QUALCOSA DA SPENDERE). PER CONTRO, IL SOVRAFFOLLAMENTO E' UNA REALTA' DRAMMATICA, MA LO E' ANCHE L'INADEGUATEZZA PRIMA NELLA PREVENZIONE DELLLO STESSO E POI DEL CONTENIMENTO MEDIANTE L'INACALANATURA DELLE TENSIONI IN ATTIVITA' DIVERSIVE (SCUOLA, TEMPO LIBERO, CORSI PROFESSIONALI).
INSOMMA, QUANDO NELLE CARCERI C'E' IL NULLA LE TENSIONI VIOLENTE SI SCARICANO SULLE PERSONE PIU' FRAGILI CHE A VOLTE SI TOLGONO LA VITA.
DEVO ANCHE DIRE CHE CONOSCEVO LA DR.SSA ARMIDA MISERERE, IL SUO SUICIDIO E' DOVUTO A MOTIVI PERSONALI MOLTO DELICATI (L'UCCISONE IN UN AGGUATO DELLA PERSONA CON CUI CONVIVEVA, EDUCATORE NEL CARCERE DI OPERA). NON VI FURONO ALTRI MOTIVI SE NON IL VUOTO INCOLMABILE CHE TALE BARBARO OMICIDIO LASCIO' NELLA SUA VITA.

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