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mercoledì 10 marzo 2010

Giustizia: è incredibile che l’amore in carcere faccia scandalo!


di Andrea Boraschi (Associazione "A Buon Diritto")

L’Unità, 10 marzo 2010

Se è vero, come cantava De André, che "dal letame nascono i fior", allora non c’è da stupirsi che anche in carcere, tra mille difficoltà, malesseri, soprusi e privazioni, si possa concepire una vita. E se teniamo a termine di paragone proprio quel "letame", poi, va fatta una precisazione: che se l’atto d’amore viene "ospitato" dal carcere di Bollate il richiamo allo sterco è di certo ingeneroso.

Quella struttura di sicurezza, infatti, è genericamente considerata un istituto modello per le sperimentazioni che vi si promuovono, per le pratiche di socializzazione riconosciute ai detenuti, per le possibilità di accesso al lavoro e alla formazione che offre.

Succede così, semplicemente, che un uomo e una donna (non staremo a dire di quale nazionalità, età; tanto meno della loro fedina penale), conosciutisi a un corso per periti chimici che frequentano nel pomeriggio, e lì innamoratisi, abbiano trovato un breve lasso di tempo e un qualche fugace nascondiglio per consumare un amplesso. E che lei, appunto, sia rimasta incinta. E apriti cielo!

Il tenore della cronaca mediatica dei fatti, nei giorni appena trascorsi, è stato generalmente "Scandalo a Bollate" o, se preferite, "Carcere a luci rosse". Il che induce - sconsolatamente! - al riso. Si ride meno, però, quando sulla vicenda non si concentra solo quella dozzinale morbosità da cinema hard-trash (toh... che porcelli questi detenuti!), ma quando, piuttosto, vi cala a mò di scure il più viscido moralismo sicuritario.

Il sindacato di polizia penitenziaria Sappe parla di "episodio sconcertante" e chiede l’intervento del ministro della Giustizia Alfano e del capo del Dap, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. "I fatti - così si legge in una nota del sindacato - avvenuti in un istituto penitenziario a trattamento avanzato come quello di Bollate, dimostrano il fallimento di politiche eccessivamente risocializzanti, che vanno a discapito dei servizi di sicurezza e vigilanza. Questi programmi devono essere rivisti".

Che i detenuti siano esseri invisibili, e che insieme alla privazione della libertà le minima immoralia correnti pretendano anche la mutilazione della loro sfera affettiva, relazionale e sessuale è tristemente risaputo. Ma che in un sistema penale in cui,

dall’inizio dell’anno, si toglie la vita un detenuto a settimana, in cui si è superato ogni tollerabile limite di affollamento delle strutture e in cui (per stare al dato sessuale) gli abusi, le violenze e i soprusi sono all’ordine del giorno... ecco, che in un sistema come questo a fare scandalo siano un uomo e una donna che riescono faticosamente ad amarsi è proprio cosa incredibile.

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