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giovedì 18 febbraio 2010

Qualche idea da Ristretti Orizzonti per i famigliari dei detenuti "morti di carcere"

Ornella Favero, direttore di Ristretti Orizzonti, e Laura Baccaro, psicologa, autrice con Francesco Morelli del Libro "In carcere: del suicidio ed altre fughe", sono intervenute alla Conferenza stampa, organizzata dall’associazione radicale "Il detenuto ignoto" alla Sala conferenze del Senato. È stata importante la partecipazione di alcuni parlamentari, che si sono messi all’ascolto dei famigliari di detenuti, morti in carcere per cause "da chiarire", dove l’espressione "da chiarire" sta a significare che quelle morti sembrano avere ben poco di "naturale". Tanto più che si tratta spesso di persone giovani.
Ristretti ha chiesto soprattutto di tenere i fari puntati sulle carceri sovraffollate, sulla situazione sanitaria, ancora confusa e ben lontana dal raggiungimento di livelli organizzativi accettabili, sulla prevenzione dei suicidi. Una proposta è di consolidare l’iniziativa dell’Osservatorio sulle morti "da carcere", chiedendo anche a persone con competenze tecniche (medici, avvocati) di dare la loro disponibilità a prendervi parte, e garantendo così alle famiglie un ascolto non occasionale e un aiuto concreto a portare avanti la loro ricerca della verità.
Un’ultima annotazione: si riporta quanto dichiarato dal capo del Dap, Franco Ionta, nell’audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario del 3 febbraio 2010: "Abbiamo realizzato un’analisi sui suicidi avvenuti nei primi dieci giorni della detenzione e abbiamo rilevato una sostanziale equivalenza tra i suicidi dei primi dieci giorni degli arresti in flagranza e i primi dieci giorni di cambiamento del carcere. Su questo dato bisognerà riflettere. Il mutamento di vita e di abitudini acquisite in una struttura penitenziaria producono anche questo risultato: nei primi dieci giorni di trasferimento da una struttura carceraria all’altra c’è lo stesso tasso di suicidi di chi è entrato in carcere dalla libertà".
Questa interessante analisi ci fa sperare che i trasferimenti di detenuti d’ora in poi vengano fatti dal Dap con modalità più trasparenti e maggior attenzione alle condizioni psicologiche delle persone e al loro stato di salute.

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