L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

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martedì 23 febbraio 2010

OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE

Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”Associazione “A Buon Diritto”, “Radiocarcere”, “Ristretti Orizzonti”


Ottavo detenuto suicida nel 2010: oltre la denuncia, la ricerca di possibili soluzioni Il suicidio nel carcere di Brescia di un detenuto tunisino di 27 anni ha riportato l’attenzione sulla drammatica condizione di vita nelle carceri italiane, dove sono stipati più di 66.000 detenuti (negli ultimi due anni sono aumentati di ben 18.000) a fronte di circa 44.000 posti.La situazione della Casa Circondariale di Brescia è emblematica: ha una “capienza regolamentare” di 206 posti, ma i detenuti sono 510, di cui 305 stranieri (dati Dap riferiti al 19 febbraio scorso). Questo significa che ogni detenuto ha a disposizione uno spazio in cella inferiore ai 2 mq, spazio nel quale trascorre 20-22 ore al giorno, durante le quali cerca di dormire, di nutrirsi, di lavarsi… e di non impazzire. Un accatastamento di corpi reso possibile dalla disposizione “a castello” delle brande, fino a 3 o anche 4 piani. L’affollamento delle celle determina un aumento dei suicidi?L’affollamento significa condizioni di vita peggiori: per mancanza di spazi di movimento, di intimità, di igiene e salute, etc., quindi è tra le possibili ragioni della scelta di uccidersi. Va anche detto che il 30% circa dei suicidi avviene mentre il detenuto è da solo, perché in cella di isolamento o perché i compagni sono usciti per “l’ora d’aria”. La frequenza dei suicidi tra i detenuti è cambiata nel corso degli anni?Negli ultimi dieci anni (2000-2009) i detenuti suicidi nelle carceri italiane sono stati 568, mentre nel decennio 1960-69 sono stati “soltanto” 100, con una popolazione detenuta che era circa la metà dell’attuale: in termini percentuali, la frequenza dei suicidi è quindi aumentata del 300%.I motivi di questo aumento sono diversi: 40 anni fa i detenuti erano prevalentemente criminali “professionisti” (che mettevano in conto di poter finire in carcere ed erano preparati a sopportarne i disagi), mentre oggi buona parte della popolazione detenuta è costituita da persone provenienti dall’emarginazione sociale (immigrati, tossicodipendenti, malati mentali), spesso fragili psichicamente e privi delle risorse caratteriali necessarie per sopravvivere al carcere. La frequenza dei suicidi nelle carceri straniere è la stessa che in Italia?La media europea dei suicidi in carcere è di 1 detenuto ogni 1.000 circa e l’Italia è allineata a questo dato. Però bisogna considerare che nel complesso della popolazione italiana avviene un suicidio ogni 20.000 abitanti, mentre in Paesi come la Francia, la Gran Bretagna e l’Olanda si registra una frequenza pressoché doppia, quindi da noi è maggiore lo scarto tra popolazione libera e detenuti. Cosa sta facendo l’Amministrazione Penitenziaria?Lo scorso 25 gennaio il DAP ha emanato la Circolare GDAP-0032296-2010 “Emergenza suicidi: istituzione unità di ascolto Polizia Penitenziaria”, con la quale dispone che in ogni carcere venga formato un gruppo di 4 - 5 Ufficiali o Sottufficiali di Polizia Penitenziaria, da avviare a un percorso di formazione al termine del quale dovrebbero essere in grado di gestire delle “Unità di ascolto” per la prevenzione dei suicidi. Gli Psicologi Penitenziari e anche alcuni Sindacati della Polizia Penitenziaria hanno vivacemente protestato contro questa decisione, evidenziando da un lato che già ora i poliziotti sono in numero insufficiente ad assolvere le funzioni loro assegnate e dall’altro che si creerebbe una commistione indebita tra professionalità diverse.Anche il volontariato è stato chiamato a collaborare e, proprio domani, nella sede del DAP di Largo Daga si svolgerà un incontro tra Sebastiano Ardita (Direzione generale dei detenuti e del trattamento) e una rappresentanza delle Associazioni, con in agenda l’avvio di un monitoraggio nazionale delle iniziative di prevenzione dei suicidi messe finora in atto dai singoli Istituti di pena. Quali prospettive?Il primo obiettivo rimane la riduzione dell’affollamento delle celle, che consentirebbe un miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e, con ogni probabilità, una diminuzione dei suicidi. Non può essere conseguito affidandosi unicamente al programma di edilizia penitenziaria: se i detenuti continuano ad aumentare con questi ritmi (18.000 in più negli ultimi due anni) il rischio è che dopo aver speso 1 miliardo e mezzo di euro e creato 20.000 nuovi posti ci si ritrovi al punto di partenza. Per questo è importante puntare sulle misure contenute nella bozza del Disegno di legge “Alfano” sulla detenzione domiciliare nell’ultimo anno di pena e la “messa in prova” per chi ha commesso reati punibili fino a tre anni.Sulle iniziative per la prevenzione “diretta” dei suicidi serve chiarezza: non si possono ottenere risultati a “costo zero”. Negli Stati Uniti negli anni 80 fu creato un Ufficio “ad hoc” per la prevenzione dei suicidi in carcere, con uno staff di 500 persone incaricate della formazione del personale penitenziario in tutti gli Stati: in 25 anni i suicidi tra i detenuti si sono ridotti del 70%.In Italia esiste da più di 20 anni la cosiddetta “Circolare Conso”, che prevede la creazione dei “Presidi Nuovi Giunti” per dare un immediato supporto ai detenuti all’ingresso in carcere (il 25% dei suicidi avviene, infatti, nei primissimi giorni di detenzione). Ma di questi “Presidi”, a tutt’oggi, ne sono attivi pochissimi, perché mancano gli psicologi per farli funzionare.Non si può certo chiedere agli agenti di sopperire alla mancanza di psicologi (anche se - nella quotidianità del carcere e a loro volta in numero insufficiente - devono spesso fare le veci del medico, dell’educatore e quant’altro… dato che tutte le figure professionali sono in sotto-organico clamoroso). È possibile, invece, investire maggiormente nella formazione della Polizia Penitenziaria (di tutti, non solo di 4-5 operatori ogni istituto) sul versante della relazione e della comunicazione con i detenuti, non pretendendo di certo che siano delegati a fare “prognosi” sul rischio che una persona si suicidi. Detenuti suicidi nel 2010 CognomeNomeEtàData morteCausaIstitutoTunisinoDetenuto27 anni23-feb-10SuicidioBresciaVolpiIvano29 anni29-gen-10SuicidioSpoleto (PG)MohamedEl Abbouby25 anni15-gen-10SuicidioMilano San VittoreAbellativEddine27 anni13-gen-10SuicidioMassa CarraraAttoliniGiacomo49 anni07-gen-10SuicidioVeronaTammaroAntonio28 anni07-gen-10SuicidioSulmona (AQ)FrauCeleste62 anni05-gen-10SuicidioCagliariCiulloPierpaolo39 anni02-gen-10SuicidioAltamura (BA)
Per l’Osservatorio, Francesco Morelli

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