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venerdì 26 febbraio 2010

La Storia di Aldo Scardella raccontata da Valentina Ascione


"Vi chiedo perdono, muoio innocente". La sua innocenza, Aldo, l'aveva gridata al giudice, agli agenti, all'avvocato. L'aveva scritta in una lettera al parroco del quartiere. L'aveva urlata ogni giorno al mondo intero, dunque soltanto a se stesso nei lunghissimi mesi di isolamento. Mesi durante i quali i confini del mondo si spingevano fino a quelli della sua cella e non oltre. C'era ancora il Natale nell'aria, le finestre addobbate e le lucine per strada, quando Aldo fu arrestato con l'accusa di omicidio. Certo non poteva non sapere della rapina tentata la sera del 23 dicembre e del proprietario del supermarket rimasto ucciso. Quel negozio era a due passi da casa sua e i dettagli li aveva letti sul giornale acquistato all'indomani del fattaccio. Due circostanze, queste, che erano diventati indizi a suo carico, insieme al ritrovamento di un passamontagna - usato dai rapinatori - poco distante dal luogo del delitto e quindi anche dal palazzo di Aldo. Inoltre i malviventi erano scappati attraverso un mandorleto che, secondo gli inquirenti, solo un abitante della zona poteva conoscere come via di fuga. Particolari forse sufficienti a far sospettare buona parte dei residenti nel circondario; almeno di quelli alti un metro e 70 circa, che il giorno dopo l'omicidio avessero comprato un giornale. Eppure, in soli sei giorni, il cerchio s'era stretto intorno ad Aldo Scardella, studente 24enne cagliaritano, incensurato e di buona famiglia. Qualche spinello ogni tanto, ma di certo non un criminale incallito. Come tale, invece, fu trattato. Sbattuto in galera senza poter avvisare i familiari, che lo sapranno dalla tv. Sottoposto al regime di isolamento. Costretto ad aspettare una settimana per incontrare il legale e ben quattro mesi prima ottenere un colloquio con la famiglia. Ai suoi cari aveva raccontato delle vessazioni e dei tentativi di estorcergli una confessione. Ma il giovane non aveva ceduto neanche di fronte alle minacce, continuando a professarsi innocente. Il 2 luglio del 1986, sette mesi dopo il suo arresto, Aldo fu trovato morto con un cappio al collo nella sua cella. Accanto, quel biglietto d'addio. Nel suo sangue furono rilevate tracce di metadone nonostante non fosse sottoposto a trattamenti di questo tipo, circostanza che ha portato nel 2006 a riaprire il fascicolo per verificare eventuali responsabilità penali in questa morte “strana". Intanto nel 1996 erano stati arrestati i veri rapinatori, colpevoli dell'omicidio del negoziante di Cagliari. Aldo dunque era davvero innocente: vittima della malagiustizia come Enzo Tortora che, appresa la storia, volò a Cagliari per portare i fiori sulla sua tomba. A 25 anni da quei tragici fatti Cristiano Scardella attende ancora la proclamazione postuma d’innocenza e la verità sul suicidio del fratello, ma oggi l’inchiesta si appresta a essere nuovamente archiviata. E la chiamano "giustizia"...

1 commento:

rosafederici ha detto...

questa storia rappresenta la necessita' che la giustizia faccia il suo corso senza che illegittimamente qualcuno decida di archiviare fatti che dimostrano che ci sono responsabilita' non individuate , ma ancor piu' grave che nessuno vuol individuare. Ecco la necessita' di riaprire il caso Scardella e altri ....la GIustizia deve fare il suo corso..non deve fermarsi. E riusciremo in questo intento.. con assoluta fermezza e senza ripensamenti .Ringrazio fin da ora la Dott.ssa IRENE TESTA che sta' vermante facendo in modo che tutto cio' si possa realizzare. Avv. Rosa FEDERICI Procuratore della famiglia di Aldo Scardella

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