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lunedì 25 gennaio 2010

Giustizia: si riapre il caso Lonzi lo "Stefano Cucchi di Livorno"

di Osvaldo Sabato

L’Unità, 25 gennaio 2010

La morte di Marcello Lonzi, il detenuto di 29 anni trovato cadavere nel carcere di Livorno nel luglio del 2003, è ancora avvolta nel mistero. La verità resta lontana e la madre presenta una nuova denuncia.
Il suo cadavere viene trovato dal compagno di cella disteso sul pavimento, tra la porta e il radiatore, il volto tumefatto, numerose ecchimosi alla testa e al torace. È 111 luglio del 2003 il giovane livornese Marcello Lonzi muore nel carcere livornese delle Sughere. Una strana morte "naturale". Poche settimane dopo il caso viene chiuso: ufficialmente il decesso è stato causato da un arresto cardiocircolatorio. Ma come si spiegano le gravi ferite, due buchi in testa e le costole rotte sul corpo di Marcello Lonzi? Le foto choc del cadavere fanno pensare più ad un pestaggio. Ma chi è stato, dove e perché?
La madre di Marcello, Maria Ciuffi, venerdì scorso ha presentato una nuova denuncia in questura, ipotizzando il reato di pestaggio non nel carcere delle Sughere, ma al momento dell’arresto: "Come è successo a Stefano Cucchi" commenta. La signora Ciuffi è da anni che si batte per accertare la verità, ci sono state interrogazioni parlamentari, lei
continua a chiedere giustizia, ha di fatto costretto la Procura livornese ad aprire il caso e a riesumare il cadavere. Il pm Antonio Giaconi, ha riascoltato il compagno di cella che aveva trovato il cadavere e alcuni agenti penitenziari che in quel giorno erano in servizio. La perizia disposta dal pm Giaconi dichiara che la morte è compatibile con l’aggravamento di una coronaropatia, di cui Marcello Lonzi ne soffriva da tempo. Ipotesi che non convince la madre: "Lo hanno pestato, come Cucchi" insiste. "Non lo invento io" aggiunge Maria Ciuffi "lo apprendo leggendo la relazione della dottoressa Floriana Monciotti". Cosa è scritto? Il medico legale nella seconda pagina della sua relazione precisa che dal diario clinico emerge come Marcello Lonzi il 3 marzo 2003, cioè lo stesso giorno che fu fermato e arrestato dalla polizia per un furto, abbia riferito "appena giunto alle Sughere di aver subito percosse e presenta una ferita lacero-contusa al labro inferiore". La novità è clamorosa. "Noi - precisa la madre - tutto questo non lo abbiamo mai saputo. In sette anni non ce lo ha mai detto nessuno".

Il diario clinico

Nel diario clinico la dottoressa Monciotti sottolinea che sul corpo di Marcello si vedono "plurimi escoriazioni e lividi a cosce e gambe, dolore all’emitorace sinistro, si trascina sulla gamba destra perché la sinistra riferisce che è contusa". La relazione medico legale desume che "le su indicate lesioni sono state causate dal personale della polizia di Stato al momento del suo arresto, oppure durante il trasporto in carcere". Parole che smentiscono la tesi del decesso per un arresto cardiocircolatorio. "In sette anni io non sapevo che Marcello era stato picchiato dalla polizia durante l’arresto" spiega Maria Ciuffi.
"Voglio che sia fatta chiarezza - prosegue - e che anche questa mia nuova azione entri a far parte dell’indagine in corso. Perché il pm Giaconi non mi ha mai detto del diario clinico di mio figlio?" si chiede la madre di Marcello Lonzi. "Forse è vero che non è stato picchiato dentro la cella, ma prima di entrarci". Sulla vicenda interviene anche Irene Testa, segretario dell’associazione Il Detenuto Ignoto: "È necessario che anche sulla morte di Marcello Lonzi, e di tutti gli altri - italiani e stranieri - che sono stati pestati e alle volte sono anche morti, verosimilmente per mano di chi agiva in nome dello Stato, sia fatta luce, verità e giustizia, perché in Italia non si può continuare a morire così".
La similitudine con il caso Cucchi, secondo la signora Ciuffi, è evidente. Per fare luce il 2 novembre scorso ha scritto una lettera al ministro della Giustizia, Angelino Alfano. "Dopo la morte di mio figlio non ci fu tanto chiasso come si sta facendo adesso con il caso Cucchi" afferma. Ma dal ministero di via Arenula, ancora nessuna risposta. Nella seconda inchiesta della procura livornese sono indagate tre persone. "Non ci sto ad essere presa in giro, davvero si può morire per essere caduto su un secchio? Con due buchi profondi fino all’osso, la frattura del polso sinistro" insiste la donna. "Voglio che sia fatta luce. Non parlo solo per mio figlio" scrive nella lettera ad Alfano "ma per tutte quelle madri che non hanno avuto come me lo stesso trattamento riservato al caso Cucchi". I timori sull’accertamento delle responsabilità si fanno strada nei pensieri della madre di Marcello Lonzi: "Forse non si vuole colpire qualcuno che sta in alto, perché sono evidenti i segni delle percosse, se tutta questa vicenda si trascina da anni, qualcosa che non torna c’è".

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