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venerdì 13 novembre 2009

Quando muore il diritto, anche la vita e' appesa ad un filo

Articolo pubblicato sul quotidiano Terra a pag. 11

Di Donatella Poretti

Erano 148 i detenuti morti nelle carceri italiane dall'inizio dell'anno (1), oggi possiamo aggiungere un altro caso tutto da chiarire quello di Giuseppe Saladino, 32 anni. Arrestato perche' sorpreso fuori casa dove era agli arresti domiciliari per aver rubato ai parchimetri. E' stato portato nel carcere di Parma e in meno di 24 ore e' deceduto. Un malore in cella e poi la morte. La madre dice che il figlio era sano, il decesso avviene improvviso la notte. La Procura ha aperto una inchiesta per omicidio colposo.
Dalle audizioni e dalle testimonianze rilasciate in questi giorni in commissione d'inchiesta sul Ssn dai medici che hanno "assistito" Stefano Cucchi a Regina Coeli, al Fatebenefratelli e al Pertini, alcune cose appaiono chiare: le condizioni di salute spesso sono incompatibili con le condizioni di detenzione, l'assistenza sanitaria e gli interventi urgenti sono spesso incompatibili con la burocrazia, la cura e quindi anche la possibilita' di ricevere la visita e l'assistenza dei familiari diviene un miraggio nella pratica impossibile. Anche il ricovero il sabato pomeriggio quando il magistrato non e' di turno diventa operazione complessa e lunga. Operazione impossibile sembra essere stata quella di incontrare il proprio avvocato, uno dei tanti diritti negati nella vicenda Cucchi. Uno dei tanti tasselli che hanno portato alla morte un ragazzo in pochi giorni senza apparenti motivazioni mediche.
Tra le dichiarazioni degli esponenti delle istituzioni, in particolare colpiscono, e feriscono, quelle che cercano di strumentalizzare la vicenda per altri fini. Cosi' Carlo Giovanardi, sottosegretario alla lotta alla droga, imputa alla tossicodipendenza la morte. Nella sua guerra alla droga poco importa se un ragazzo magro con lesioni e con il volto tumefatto, probabilmente da imputare ad un pestaggio, diventa uno zombie. Cosi' Eugenia Roccella, sottosegretario al ministero Salute, promotrice di una legge sul testamento biologico dove si nega il diritto del paziente di accettare o rifiutare cure, sostiene che Cucchi doveva essere sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio. Peccato che al ragazzo sono mancate le cure e l'assistenza sanitaria e legale che gli spettava di diritto. A fronte di diritti negati la soluzione stava nell'imporre una cura?
Cosi' il Senato della Repubblica ha autorizzato da un anno le commissioni Giustizia e Sanita' a condurre una indagine conoscitiva sulla sanita' in carcere, ma l'indagine non e' mai partita. Nata per verificare lo stato di avanzamento e di passaggio alla sanita' penitenziaria alle Asl e al Ssn, oggi avrebbe acquistato un valore aggiunto proprio per verificare l'applicazione del dettato costituzionale del diritto alla salute e della sua compatibilita' con lo stato di detenzione. Perche' l'indifferenza ha segnato da un anno questa indagine?
L'assoluta illegalita' delle carceri e' la cartina al tornasole delle condizioni e della non democrazia del nostro Paese. Esistono delle norme, poi esiste una prassi, poi ancora esiste la realta' della vita quotidiana che quelle norme e quei diritti vede scritti ma non praticati.

(1) Dossier morire in carcere di Ristretti http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/index.htm

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