L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

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domenica 22 novembre 2009

Lettera ai carcerati: Sosteneteci


lettera pubblicata su il Manifesto


di Rita Bernardini


Caro Detenuto Ignoto,

vorrei con tutta me stessa raggiungerti in queste ore per consegnarti un messaggio di Marco Pannella. Vedi, già da molti anni fa, quando gli si avvicinava un tossicodipendente per stringergli la mano, abbracciarlo e chiedergli qualche lira per farsi, Marco, nell’assecondare quella sua richiesta di sballo (necessario, impellente), lo invitava in amicizia a rimandare quell’iniezione vitale (e a volte letale) magari solo per una notte. Ne sono sicura: in molti gli hanno dato retta, solo perché glielo aveva chiesto lui, cioè colui che nelle lettere che mi arrivano dal carcere viene definito “il leone Marco”.

Ecco, il messaggio che vorrei consegnarti, è di trasformare quel dolore tremendo e apparentemente inconsolabile che senti dentro di te, in lotta nonviolenta, in forza della ragione che non può prima o poi non essere compresa e condivisa. Già perché tu, caro Detenuto Ignoto, che probabilmente (non sicuramente) hai avuto il torto di violare la legge, ora, mentre sei rinchiuso in una cella di una galera italiana, hai dalla tua parte la ragione della legge.

Quando il Ministro della “Giustizia” Angelino Alfano arriva a definire le carceri italiane “incostituzionali”, ammette che lo Stato tradisce la sua legge fondamentale. E ciò è accaduto negli anni, qualsiasi colore politico abbia governato questo nostro Paese, e continua ad accadere in un quadro sempre più folle, perché solo tale riesce a manifestarsi quando se ne smarrisce il lume delle regole. E perciò folle e vana, come tu probabilmente già la consideri, si rivela la tutela della legge dove la legge è ridotta a fantasma, il tentativo di recuperare il detenuto alla legalità, laddove la legalità è smarrita.


Perciò, se ti trovi insieme ad altri ammassato in una cella, rinchiuso là dentro per 20 o 22 ore al giorno, senza poter lavorare, studiare o svolgere una qualsiasi altra attività che non sia quella abbrutente di guardare la televisione, se sei malato e non ti curano, se non riesci a parlare con gli educatori, se vivi lontano dal tuo luogo di residenza, se sei tossicodipendente... tu hai ragione e lo Stato torto! Perché l’art. 27 della nostra Costituzione appartiene a tutti i cittadini e anche a te, come anche e soprattutto a te appartiene la possibilità di lottare per i tuoi diritti, con le armi, le uniche, le sole davvero efficaci, della nonviolenza.

Da tre giorni con i miei compagni radicali Irene Testa (è lei che ha ispirato questa mia lettera con la sua Associazione il Detenuto Ignoto), Claudia Sterzi, Alessandro Litta Modignani e Annarita Di Giorgio, sto conducendo uno sciopero della fame per la calendarizzazione di una mozione sulle carceri che la delegazione radicale alla Camera ha già depositato e che sta raccogliendo le firme di deputati di ogni orientamento politico.

Con noi, e ne siamo orgogliosi, c'è anche Francesco Morelli di Ristretti Orizzonti, una rivista, un sito online, un luogo d'azione che da anni riesce a dar voce ai frequentatori di quel luogo oscuro che è la galera. Voce e parola a tutta la comunità penitenziaria.

Noi abbiamo bisogno di te del tuo sostegno. Vorremmo che la tua giustificata RIVOLTA interiore si traduca in azione nonviolenta con l’annuncio di alcuni giorni di sciopero della fame. Scrivici! Abbiamo bisogno del tuo nome, dei tuoi connotati per dare senso a questa lotta, affinché tu non sia più il Detenuto Ignoto, ma una persona con nome e cognome, che decide nelle sue giornate tremende di non lasciarsi sopraffare dal dolore e dalla disperazione; per divenire capace di un sorriso che può cambiare le cose, cambiarti, cambiarci, cambiarLI.

1 commento:

The Guardian ha detto...

Cara Signora Bernardini. Quando io ho saputo dello sciopero della fame ho aderito e mandato una lettera al dott. Arena. A san Vittore non si puo' fare nessun sciopero della fame perche' vieni minacciato di non avere telefonate, perdere il lavoro o nonandare piu in biblioteca o altre facilita' che sono diritti ma li a San Vittore sono facilita'. Ora da pochi mesi sono uscito e la mia storia e sul sito di every one group. purtroppo sono a regime di detenzione domiciliari ove non mi e permesso di avere 1 ora d'aria o di vedere il medico o il prete. Questo e il paese democratico in cui viviamo.
Tanti auguri e spero che si ottenga qualcosa da questa ottusa violenza praticata sui detenuti sia in attesa di giudizio che condannati;

Cordialmente

Sebastiano Saia

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