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mercoledì 21 ottobre 2009

Il coraggio di dire l’inammissibile: "amnistia"

• a cura di N.R.


Intorno al tavolo della redazione di Ristretti Orizzonti, nella Casa di reclusione di Padova, il 16 ottobre c’erano Marco Pannella, Rita Bernardini, deputata PD-radicale, Irene Testa, Presidente dell’Associazione Radicale "Il Detenuto Ignoto", per discutere di proposte che possano ridare un senso alla pena: a confrontarsi con loro molti detenuti e rappresentanti di realtà importanti che si occupano di giustizia ed esecuzione delle pene. Tutti disponibili a collaborare con idee e risorse nuove per far uscire dalla palude del sovraffollamento le carceri e ripristinare al loro interno il rispetto dell’articolo 27 della Costituzione, quello che dice che la pena "deve tendere alla rieducazione".

Questi gli obiettivi:
1) La presentazione di una proposta di legge elaborata da Ristretti Orizzonti per un "Patto per il reinserimento e la sicurezza sociale"
2) Una riflessione seria sull’amnistia, per chiudere con una giustizia ingiusta e aprire una stagione di riforme
3) L’elaborazione di progetti che possano rendere le carceri più umane per non far uscire le persone più incattivite di quando sono entrate

Se diciamo che serve un’amnistia per uscire da questa paralisi della giustizia e avviare davvero una stagione di riforme, sappiamo già che avremo contro il mondo intero, che giornali e televisioni scateneranno i loro sondaggi per dirci come gli italiani non vogliano l’amnistia, che gran parte dei politici ribadiranno che l’indulto è stato un errore, e tanto più è impensabile proporre un’amnistia.

E invece noi vogliamo chiederla con forza, un’amnistia, anche se non ci piace come non ci piaceva l’indulto, perché è difficile spiegare ai giovani, ai cittadini che rispettano le leggi, alla gente che vive in un clima di insicurezza che bisogna ricorrere a misure che in qualche modo svuotano di senso la pena, come l’amnistia e l’indulto, proprio per ridare poi un senso alla giustizia e all’esecuzione delle pene.

Oggi un’amnistia però serve:
a) per evitare di spendere risorse e denaro in inutili processi, dove le condanne verrebbero di fatto annullate dall’effetto dell’indulto;
b) per sbloccare un sistema della giustizia che è paralizzato, e non a caso è enorme il numero di procedimenti avviati per l’eccessiva durata dei processi;
c) per far emergere il "sommerso" di un’amnistia strisciante che già esiste, ed è basata però quasi esclusivamente sul censo, ed è la prescrizione

Ma serve anche, oggi, subito, qualcosa che ridia alle carceri un po’ di umanità e alle pene un po’ di senso. È per questo che la redazione di Ristretti Orizzonti ha elaborato una proposta per introdurre una nuova misura alternativa che riguardi l’ultimo periodo di pena, un vero Patto per il reinserimento e la sicurezza sociale: una misura che dovrebbe essere concessa automaticamente per gli ultimi tre anni di pena, perché tenere una persona in carcere fino all’ultimo giorno significa non tanto tutelare la sicurezza della società, quanto piuttosto esporre la collettività al rischio molto alto che quella persona, uscendo dal carcere senza risorse e senza controlli, torni a commettere reati. Dunque il Patto per il reinserimento costituisce anche un investimento sulla sicurezza della collettività.
Con i radicali e con tutte le associazioni, forze politiche, realtà sociali che si occupano di giustizia e di tutela dei diritti delle persone private della libertà Ristretti Orizzonti intende quindi portare avanti una battaglia per rispondere al sovraffollamento e alla illegalità che c’è oggi nelle carceri con proposte, che arrivino dalle carceri stesse, e da chi le abita, e sta dando prova di grande civiltà e maturità in un momento davvero drammatico.

(a cura della redazione di “Ristretti Orizzonti”)

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