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giovedì 10 settembre 2009

Giustizia, Pannella: “Povero, caro Alfano: quando descrive lo sfascio della Giustizia italiana, sembra quasi un radicale....”

Roma, 10 settembre 2009

“Povero, caro ministro Alfano. Lui così equilibrato, moderato e misurato, quando riferisce alla Camera sulla Stato della Giustizia italiana (27 gennaio 2009) sembra quasi un radicale. E’ costretto ad assumere il nostro lessico, notoriamente eccessivo: “impressionante”, “un vero dramma”, “spaventoso arretrato” e via esagerando. Addirittura parla di “debito giudiziario dello Stato”. E dice bene”.

Questo l’ironico commento del leader radicale Marco Pannella alle parole pronunciate a gennaio dal ministro di Giustizia, in un nuovo scritto pubblicato stamane sul quotidiano L’Altro.

“Sommando civile e penale – nota Pannella – l’arretrato dei processi arriverà presto alla cifra iperbolica di 11 milioni di procedimenti pendenti. Le prescrizioni sono almeno due milioni nell’arco di un decennio. Se poi si aggiungono quelle del ventennio precedente, si arriva alla cifra record, rispetto a qualunque amnistia, di cinque milioni di prescrizioni”.

Dopo aver polemizzato con Di Pietro, Pannella spiega:

“Esistono dunque, caro Tonino, caro Alfano, due “amnistie”. La nostra proposta, fondata sul diritto e finalizzata a una Grande Riforma della Giustizia; e quella imperante, clandestina, strisciante, di massa e di classe, imposta a un popolo martirizzato e oppresso dalla seconda partitocrazia, quella che ha sostituito la precedente, fascista”.

“Noi Radicali – conclude Pannella – vogliamo una linea chiara e ufficiale di politica giudiziaria, per stabilire i reati da amnistiare; loro invece optano per questa “amnistia” anonima, banale come il Male totalitario, illegale, l’assassinio di Stato chiamata “prescrizione”, affinché faccia liberamente il suo corso, devastando la Giustizia e lo Stato di diritto, i tribunali e le carceri, le famiglie e le vite”.



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