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sabato 18 luglio 2009

Giustizia: non basta dire "aboliamo carcere"; intanto che si fa?

di Sandro Padula

L’Altro, 18 luglio 2009

Ieri Piero Sansonetti ha criticato su L’Altro, nel pezzo intitolato "Linciare un poliziotto è di sinistra?", i due articoli pubblicati sullo stesso quotidiano il giorno prima in riferimento alla condanna a 6 anni per l’agente Spaccarotella.
Uno dei due articoli è mio e allora sento il dovere di fare alcune precisazioni sul perché l’ho scritto e sul suo significato. La sentenza a proposito dell’omicidio di Gabriele Sandri è secondo me un’ulteriore occasione, dopo quella ben più sconcertante relativa all’uccisione di Federico Aldovrandi, per discutere del garantismo e della necessaria riforma del codice penale.
Non mi pare coerente dal punto di vista del garantismo, il quale accetta il principio della proporzionalità delle pene rispetto ai delitti e quello dell’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, che un grave omicidio volontario sia derubricato in omicidio colposo solo perché il responsabile è un poliziotto, quindi una persona che tutela il "monopolio statuale della violenza".
La mia opinione, espressa a caldo su questo giornale il 16 luglio, non era comunque intesa come una sentenza. Non ritengo giusto linciare nessuna persona al mondo, neanche un antigarantista o un Rambo dell’ultima ora. Non ho mai augurato la galera neppure ai poliziotti che nel novembre del 1982 mi torturarono al momento dell’arresto e per ordine del governo dell’epoca!
Proprio perché, in base al secondo comma dell’articolo 27 della Costituzione italiana, ritengo che "l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva", ho fatto una riflessione sulla tragica vicenda della morte di Gabriele Sandri non allo scopo di mettere in croce l’imputato ma per criticare il vigente sistema penale e l’attuale modo a dir poco sproporzionato di fare giustizia in Italia.
Non a caso ho proposto una riforma nel campo del codice penale. Dimensione questa ben diversa da quella specifica di chi, come i giudici, dovrebbe applicare le leggi ed emettere sentenze. Il codice Rocco esiste dal 1930 e dalla seconda metà degli anni ‘70 è stato anche peggiorato. Vogliamo vederlo peggiorare di giorno in giorno oppure vogliamo proporre qualcosa che possa invertire questa tendenza?
Vogliamo continuare a proporre l’abolizione del carcere senza lanciare un programma immediato o intermedio? Ci rendiamo conto che difendere dei valori libertari significa soprattutto farli vivere dentro proposte concrete e già applicate nei paesi migliori del nostro?
Non credo sia qualcosa di libertario trasformare l’ergastolo in 38 anni di detenzione, come aveva proposto la Commissione Pisapia per la riforma del codice penale al tempo del governo Prodi. Da qualche anno a questa parte propongo infatti di abolire l’ergastolo e di fare in modo che il tetto massimo di pena sia uguale o simile a quello esistente nei paesi più garantisti dell’Unione Europea, il quale si aggira grosso modo attorno ai 14 anni.
Spesso anche il responsabile acclarato di un grave omicidio agisce al di fuori di una piena coscienza di sé e in maniera che in gran parte risulta sovra determinata da fattori socio-culturali storicamente determinati.
Questo ragionamento vale per tutti coloro che, con o senza divisa, compiono un grave omicidio. Se qualcuno uccide ragazzi come Federico Aldovrandi e Gabriele Sandri credo che la responsabilità principale sia connessa ad una cattiva educazione al rispetto della vita altrui e, in tali casi specifici, a norme che - dalla legge Reale a quelle attuali e peggiorative - tendono a garantire un surplus di autorità, con tanto di "licenza ad uccidere", per chi indossa una divisa.
Occorre dunque una prevenzione culturale e normativa. Insomma, bisognerebbe "educare gli educatori" e tutti al rispetto dei valori fondamentali della Costituzione della Repubblica italiana.
In quest’ottica, la mia proposta di riforma del codice penale sarebbe già parte di un’autentica rivoluzione antropologica per un paese tradizionalmente forcaiolo, ipocrita e maramaldesco come l’Italia. Non mi interessa discutere troppo delle sentenze dei giudici. Mi interessa riflettere sul che fare per prevenire certi fatti tragici e quindi rendere il nostro paese garantista verso la vita di ognuno e di tutti.

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