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mercoledì 1 luglio 2009

Giustizia: Antigone; in 2012 ci saranno circa 100mila detenuti

Redattore Sociale - Dire, 30 giugno 2009

I numeri della "intollerabilità" nel nuovo rapporto: 63.460 persone ristrette, 20 mila in più della capienza regolamentare. Sovraffollamento, sta peggio l’Emilia Romagna. Per 19 mila meno di 3 anni da scontare. Negli Opg 1.313 persone.
I detenuti nelle carceri italiane sono ad oggi 63.460, ben 20 mila in più rispetto alla capienza regolamentare e a quella "tollerabile": in alcune regioni il numero è quasi il doppio di quello consentito, come in Emilia Romagna, dove il tasso di affollamento è del 193%, o in Lombardia, Sicilia, Veneto e Friuli, dove raggiunge il 160%. Numeri e condizioni di vita "oltre il tollerabile": è questa la denuncia dell’associazione Antigone che ha presentato oggi un nuovo rapporto sulla situazione dei penitenziari italiani, frutto del primo anno di lavoro del difensore civico e dell’Osservatorio sulle condizioni di detenzione, giunto ormai alla pubblicazione del sesto rapporto.
L’organizzazione stima che a fine anno ci saranno 70 mila detenuti e 100 mila nel giugno del 2012, "con tassi di detenzione paragonabili ai paesi dell’est europeo": tra il primo maggio e il 15 giugno le persone ristrette sono cresciute di 1.340 unità e dal primo gennaio 2009 di 5.500, poco meno di 1.000 al mese. In 19 anni i numeri, sia percentuali che assoluti, sono raddoppiati: nel 1990 erano poco più di 30 mila, nel 2008 gli ingressi in carcere sono stati 92.900, ossia 15 mila in più nel giro di dieci anni.
"Eppure - sottolinea Antigone - siamo ben lontani oggi dai 3.909 omicidi denunciati nel 1991 o dai quasi 2 milioni di furti del 1999. Sono cresciute invece le rapine". La crescita, dunque, "sta tutta nella maggiore repressione penale del consumo e del traffico di sostanze stupefacenti, nella criminalizzazione degli immigrati senza permesso di soggiorno e nella punizione di quelli che non ottemperano all’obbligo di espulsione (2.482 stranieri, ndr), nella maggiore severità nel trattamento dei recidivi".
"Anomalia italiana". Il 52,2% dei 63.460 detenuti è in carcere in custodia cautelare, "un’anomalia tipicamente italiana" secondo Antigone. La percentuale delle persone ristrette in attesa di una condanna definitiva è "a livelli inaccettabili e difficilmente tornerà a scendere a breve, complici la crescente percentuale di stranieri tra i detenuti (per cui il ricorso alla custodia cautelare è molto più frequente che per gli italiani) e il numero crescente delle condanne brevi", si legge nel rapporto. In carcere 30.186 con sentenza passata in giudicato (al 15 giugno 2009).
Per oltre 19 mila detenuti meno di 3 anni da scontare. L’accesso alle misure alternative è "fermo a un quinto di quello che era prima dell’indulto". Al 31 dicembre 2005 le persone detenute sottoposte a una condanna definitiva inferiore ai 3 anni erano il 30,7% dei definitivi (9,1% inferiore a un anno); alla stessa data del 2007, nonostante alla metà del 2006 l’indulto abbia azzerato le condanne brevi, erano il 31,9% e 37,2% al 2008.
Oltre 19 mila detenuti scontano un residuo di pena inferiore ai tre anni e potrebbero accedere a una misura alternativa. Ne beneficiano invece 9.406 detenuti; significativo che solo 42 (ossia lo 0,45%) abbiano commesso reati durante l’esecuzione della misura. Quello che Antigone definisce "l’unica alternativa all’odierno sovraffollamento compatibile con le finalità della pena e con i valori espressi dalla Carta Costituzionale" è, dopo l’indulto, un sistema "sostanzialmente inceppato". Sotto accusa la "miope e disinformata campagna a favore della certezza della pena" e i "mirati interventi normativi (leggi ex Cirielli, Fini-Giovanardi e Bossi-Fini)". A Caltanisetta la magistratura di sorveglianza più severa nel concedere la semilibertà, a Bari quella più disponibile.
Gli ergastolani. Sono 1.434 (25 donne), reclusi in circa 50 istituti e sottoposti a regimi penitenziari differenziati: dalle sezioni ordinarie delle case di reclusione alle sezioni di 41 bis, passando dall’alta sorveglianza. Solo la metà accede alle misure alternative alla detenzione, che per molti sono giuridicamente precluse (i cosiddetti "reati ostativi") e la condizionale è concessa in casi rarissimi. "Si ha la negazione del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena, - commenta Antigone - un’insanabile negazione dei diritti umani, un annullamento della speranza, con gravi conseguenze anche sul piano fisico e psicologico".
I "pericolosi". La detenzione speciale riguarda tra un quinto e un sesto dell’intera popolazione reclusa: 600 sottoposti al regime duro (41 bis) e 8 mila nelle sezioni di alta sicurezza.
Gli Opg. Al 31 dicembre 2008 negli ospedali psichiatrici giudiziari erano detenute 1.313 persone (1.230 uomini) per una capienza regolamentare di 955. Fermi invece al 2004 i dati relativi al numero di misure coercitive (515 casi). In base ai dati disponibili almeno un internato su sei ha conosciuto questa esperienza, ma secondo Antigone si tratta di un valore sottostimato, poiché non sono disponibili dati certi relativi a Napoli e Aversa. Sono 195 le persone coercite: a Reggio Emilia sono 84, a Castiglione 47, a Barcellona e a Montelupo 32. Tra le segnalazioni del rapporto il sovraffollamento dell’Opg di Montelupo Fiorentino, dove le celle da tre ospitano almeno sei detenuti, il numero degli internati supera il limite consentito e la polizia penitenziaria non ha l’adeguata preparazione. Ad Aversa, invece, dal 2007 ad oggi sono almeno 13 i decessi, tra suicidi e malattia, avvenuti nella struttura.

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