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mercoledì 1 luglio 2009

Giustizia: 70 bambini sotto 3 anni in cella con le madri detenute

Redattore Sociale - Dire, 30 giugno 2009

Rapporto Antigone. Sei carceri femminili, circa 60 sezioni femminili, 16 asili nido funzionanti. La legge Finocchiaro "non ha prodotto i risultati sperati".
Sono poco meno di 70 i bambini sotto i 3 anni che vivono in carcere con le madri detenute (poco più di 60), circa lo stesso numero che si registrava prima dell’indulto. Circa 20-30 le donne in stato di gravidanza che vivono in carcere. Sono sei gli istituti penitenziari interamente femminili e circa 60 le sezioni femminili ospitate all’interno di carceri maschili; 16 gli asili nido funzionanti, il più grande a Rebibbia (Roma), che ospita di media una ventina di bambini.
I numeri del rapporto di Antigone, presentato stamattina, denunciano un sostanziale fallimento della cosiddetta legge Finocchiaro, malgrado la normativa abbia segnato secondo l’associazione "il primo cambiamento culturale" in materia. "Non ha prodotto i risultati sperati sul piano pratico. - sottolineano gli osservatori - Troppe le limitazioni che impone alla concessione dei benefici previsti".
Dai 24 casi di detenzione domiciliare complessivi (dalla libertà e dalla detenzione) concessi nel 2004 (19 nel 2005, 15 nel 2006, 16 nel 2007) si è passati a 31 nel 2008: un "aumento importante", ma che "non è intervenuto in maniera significativa sulle presenze in carcere di madri con minori". E non è andata meglio con la possibilità di assistere all’esterno i figli minori (altro istituto introdotto dalla legge), concessa a non più di due madri dal 2004 al 2008. Antigone ricorda i rischi che può portare lo stato di reclusione per i minori, come ha dimostrato il primo studio italiano sulla condizione dei bambini in carcere (2008) condotto su 150 bambini presenti nella casa di reclusione femminile di Rebibbia: il 20% è nato prematuro (la media in Italia e del 5%) e sono stati svezzati precocemente, con rischi di predisposizione a ipertensione e obesità.
Antigone auspica che possano essere discusse le proposte di modifica della legge 40, depositate da Rita Bernardini alla Camera e da Donatella Poretti al Senato, che mirano a ridurre i requisiti necessari a ottenere i benefici di legge e a istituire le cosiddette "case famiglia protette", cui assegnare le detenute madri "quando non sia possibile applicare misure più favorevoli", ovvero non detentive

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