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venerdì 12 giugno 2009

Carcere di Sulmona. Interrogazione di Rita Bernardini

Al Ministro della Giustizia

Per sapere - premesso che:

Il giorno cinque giugno l’interrogante, assieme al segretario dell’Associazione radicale “Il Detenuto Ignoto”, Irene Testa, e all’avv. Alessandro Gerardi, ha visitato la Casa di Reclusione di Sulmona;

nell’istituto di pena in questione risultano recluse circa 470 persone a fronte di una capienza regolamentare di 250 posti; tra le persone attualmente recluse, circa il 10% è rappresentato da stranieri, la quasi totalità sta scontando una sentenza già passata in giudicato (i giudicabili sono appena 7-8), gli ergastolani sono oltre 60, mentre i tossicodipendenti sono 75, di cui cinque o sei sieropositivi;

i circuiti presenti nell’Istituto sono cinque (che a volte diventano sei con la sezione 41-bis/internati): circuito A.S.1 (ex E.I.V.), dove sono recluse 47 persone (quasi tutti ergastolani) all’interno di celle singole; circuito A.S.3 (ex A.S.), dove sono reclusi 97 detenuti; circuito media-sicurezza, all’interno del quale vi è anche il circuito casa-lavoro contenente gli internati sottoposti a misure di sicurezza; circuito collaboratori di giustizia, dove attualmente sono ristrette sette persone e circuito internati 41-bis attualmente non operativo;

la struttura carceraria, costruita nel 1980 e consegnata nel 1992, appare in un discreto stato: molti corridoi e aree comuni sono stati rifatti da poco, così come le cucine e alcune docce comuni; mancano le docce nelle celle, che sono invece collocate nei corridoi (quelle collocate nel circuito Casa-Lavoro sono fatiscenti e in precarie condizioni igienico-sanitarie); le celle, originariamente concepite come singole, sono utilizzate come doppie e misurano più o meno tre metri e mezzo per due metri e mezzo, a cui va aggiunto un vano bagno della stessa lunghezza e largo circa un metro;

come riferito da pressoché tutti i detenuti, la sala colloqui è piccola ed in pessime condizioni e presenta ancora il vetro-divisorio che non consente adeguati contatti umani tra detenuti e familiari;

nel carcere di Sulmona insiste la Casa Lavoro più grande d’Italia, atteso che attualmente nella stessa sono presenti circa 160 internati a fronte di una capienza regolamentare di cento posti; dalle informazioni raccolte durante la visita risulta del tutto evidente il carattere sostanzialmente afflittivo e non rieducativo della sottoposizione a casa lavoro in quanto, nel caso di specie, la stessa non si distingue dal carcere se non nella denominazione e nel titolo della custodia, posto che : a) nella casa lavoro la maggioranza degli internati non lavora e molti di loro iniziano a svolgere un’attività lavorativa dopo 4-5 mesi di internamento e per periodi limitati; b) agli internati nella casa lavoro sono concesse solo 4 ore d’aria nell’arco della giornata e trascorrono le restanti 20 in cella; c) nelle ore d’aria gli internati vengono condotti in un cortile della struttura penale del tutto simile a quello dei detenuti; d) le visite con i familiari si svolgono nelle sale colloquio dei detenuti dove sono sistemati tavoli di cemento e vetri divisori; e) il rapporto tra operatori civili e internati è difficoltoso a causa dell’elevato numero di internati nella struttura;

il fine del reinserimento sociale degli internati mediante il lavoro è frustrato dalla mancanza del lavoro e dalla indisponibilità di attività qualificata all’interno della predetta casa lavoro, ciò nonostante quanto previsto sia dall’art. 20 della legge 26 luglio 1975, n. 354 – il quale prevede, tra l’altro, che “il lavoro è obbligatorio per i condannati e per i sottoposti alle misure di sicurezza della colonia agricola e della casa lavoro” – sia dal comma 1 dell’art. 50 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – il quale stabilisce che “i condannati e i sottoposti alle misure di sicurezza della colonia agricola e della casa lavoro, che non siano stati ammessi al regime di semilibertà o al lavoro esterno o non siano stati autorizzati a svolgere attività artigianali, intellettuali o artistiche o lavoro a domicilio, per i quali non sia disponibile un lavoro rispondente ai criteri indicati nel sesto comma dell’art. 20 della legge, sono tenuti a svolgere un’altra attività lavorativa tra quelle organizzate nell’istituto”;

all’interno del carcere le attività trattamentali finalizzate alla risocializzazione della popolazione detenuta sono carenti, basti pensare al fatto che solo tre detenuti risultano ammessi al lavoro esterno per mancanza di fondi; gli educatori in servizio sono appena quattro a fronte di una pianta organica che ne prevede otto; vi è un solo psicologo di ruolo (e uno non di ruolo) che presta servizio per appena 40 ore mensili; per i detenuti tossicodipendenti c’è il S.E.R.T. interno ed una sola infettivologa, mentre per i reclusi di nazionalità straniera è attivo un presidio di mediazione culturale; per le attività sportive invece ci sono due palestre e un campo da pallone disponibile tutto l’anno, di misura quasi regolamentare; ci sono due sale ricreative, una scuola elementare ed una media (frequentate complessivamente da circa 30-35 detenuti), oltre ad un corso per geometri (frequentato da 18 detenuti) e ad un corso universitario che però verranno presto soppressi per mancanza di risorse economiche; nessun corso di formazione è stato attivato quest’anno dalla Regione;

gli agenti di polizia penitenziaria sono sotto-organico e in sofferenza: quelli in servizio infatti sono 300 (317 contando anche i “distaccati”), mentre il D.M. del 2001 ne prevede minimo 328, anche se oggi, a distanza di quasi dieci anni, attesa la crescita della popolazione detenuta, ne servirebbero molti di più;

nonostante vi sia un’alta incidenza di detenuti portatori di problemi psicologici e/o psichiatrici, all’interno del carcere di Sulmona vi è un solo psichiatra operativo per sole 60 ore mensili;

l’Istituto in questione rappresenta un centro di eccellenza per quanto riguarda lo svolgimento di attività lavorative, atteso che al suo interno vi sono, oltre ad un confettificio, tre grossi laboratori: una falegnameria, dove svolgono la propria attività lavorativa 35 detenuti e 23 internati, un calzaturificio dove lavorano trenta detenuti ed una sartoria, che occupa 29 detenuti, di cui 20 assunti con contratto di formazione; vi è anche un laboratorio per il ferro che vede impegnati sei detenuti, mentre è in corso un progetto per la istituzione e messa in funzione di una azienda agricola;

atteso lo il funzionamento dei citati laboratori, sarebbe importante per la Direzione del carcere poter creare e gestire un sito Internet dove pubblicizzare le predette attività anche al fine di implementarle attirando commesse dall’esterno, ma, come riferito dal Direttore, poco tempo fa il D.A.P. ha indirizzato una Circolare a tutti gli istituti di pena con la quale viene tassativamente proibito agli stessi di crearsi un proprio sito Internet;

oltre ai laboratori richiamati, c’è anche una tessitoria che potrebbe funzionare se solo venisse dotata dei macchinari di supporto e venissero risolto i problemi amministrativi che si frappongono alla sua piena operatività;

il piano straordinario per le carceri recentemente presentato dal Commissario straordinario Fernando Ionta, prevede la costruzione di un nuovo padiglione che nel 2011, quando si prevede sia ultimato, potrà ospitare altri 200 detenuti;

chiede di sapere

se non ritenga di dover urgentemente disporre il completo rifacimento della vetusta ed obsoleta sala-colloqui presente nell’istituto di pena in questione in modo da garantire un miglior contatto umano tra detenuti e familiari;

se non ritenga di dover urgentemente disporre il completo rifacimento delle fatiscenti e decrepite docce comuni presenti nel circuito casa-lavoro;

se il Ministro non intenda adottare gli opportuni provvedimenti al fine di aumentare l’organico degli agenti penitenziari, degli educatori, degli psicologi e degli assistenti sociali in servizio presso il predetto istituto di pena, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone recluse;

se non ritenga di potenziare l’organico della magistratura di sorveglianza presente in loco, ciò al fine di garantire un miglior controllo da parte del magistrato, considerato che attualmente un solo giudice si occupa di diversi istituti;

se non intenda provvedere all’immediato ritiro della Circolare indirizzata recentemente dal D.A.P. a tutti gli istituti di pena con la quale si proibisce agli stessi di gestire un proprio sito-Internet;

quali provvedimenti intenda adottare al fine di rendere pienamente operativa e funzionante la tessitoria presente all’interno del carcere di Sulmona;

se non ritenga illegittimo che nella pratica attuazione la sottoposizione a casa di lavoro, almeno nel caso della struttura di Sulmona, non si differenzi dalla detenzione ordinaria;

se non intenda provvedere all’immediata chiusura della casa di lavoro di Sulmona, o quanto meno, prendere le opportune iniziative per rivedere la sua organizzazione e funzionalità, considerata, allo stato, l’inefficacia risocializzante delle misure di sicurezza personali detentive a cui sono sottoposti gli internati;

se, più in generale, non ritenga opportuno sollecitare l’adozione degli opportuni provvedimenti legislativi volti ad introdurre una maggiore restrizione dei presupposti applicativi delle misure di sicurezza a carattere detentivo, magari sostituendo al criterio della “pericolosità” (ritenuto di dubbio fondamento empirico) quello del “bisogno di trattamento”;

come intenda affrontare il problema del sovraffollamento, considerando che la realizzazione del nuovo padiglione avverrà fra due anni e che il personale di ogni livello è già oggi fortemente carente. ,

1 commento:

avvocatonapoli ha detto...

possiamo abbellire e rendere le carceri più confortevoli possbili m rimane il problema per i condannati a pena definitiva che la funzione della stessa pena dovrebbe essere di rieducazione e di reinsrimento sociale. Bisognerebbe invece favorire la concessione delle misure alternative alla detenzione che i magistrati guardano con diffidenza e continuano a non concedere anche in presenza di tutti i requisiti previsti dalla normaiva.

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