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giovedì 9 aprile 2009

"CHIUSI IN CARCERE SENZA VIE D'USCITA"

INT. AD IRENE TESTA: "CHIUSI IN CARCERE SENZA VIE D'USCITA"

• da L'Opinione del 9 aprile 2009

di Alessio Di Carlo

Irene Testa, Segretaria dell'associazione radicale il Detenuto Ignoto, lei il mattino appresso alla terribile scossa di terremoto che ha investito L'Aquila e dintorni ha chiesto l'evacuazione precauzionale del carcere della città. 

Perché?

Mi sembra una cosa incredibile! A parte chi per dovere istituzionale si è mosso per capire se era successo qualcosa alla casa circondariale, nessuno in quei concitati momenti, né tantomeno in seguito, ha pensato di preoccuparsi e di informare su quanto poteva accadere alle persone rinchiuse là dentro, da dove di certo non si può scappare. 

Ma se non sbaglio il Dap ha reso noto che la situazione è sotto controllo e che non ci sarebbero danni rilevanti alle strutture dell'istituto di pena aquilano. 

La situazione sarà pure sotto controllo, ma tenere rinchiuse delle persone, e altre in servizio, mentre la terra trema, continua a tremare e anche gli scienziati "istituzionali" dicono che i terremoti non si possono prevedere, che sono plausibili altre scosse d'assestamento anche di notevole entità, e, insomma, nessuno può avere la certezza che il carcere non crolli loro in testa da un momento all'altro, mi sembra una decisione temeraria, e anche inumana. Anche se poi, come mi auguro e scongiuro, non accadrà nulla. 

Ha delle testimonianze dirette di come si stia ora nel carcere dell'Aquila? 

Ho chiamato lunedì mattina stessa per cercare di avere notizie. L'agente che mi ha risposto era preoccupato, mi ha riferito che c'erano stati dei crolli nella caserma della polizia penitenziaria e da una prima valutazione alcuni locali erano stati dichiarati inagibili, mentre danni "non rilevanti" avrebbero interessato il resto della struttura, costruita nel 1986, e le celle. I detenuti erano stati fatti uscire nel passeggio dell'istituto subito dopo la scossa principale, ma in seguito solo una decina, alcuni con problemi di cuore e bisognosi di cure mediche compresi quattro detenuti in 41 bis, sono stati trasferiti in altre carceri della regione. Il resto è rimasto lì, dentro l'unico edificio ancora abitato in città, da dove probabilmente si riescono a rendere conto attraverso le notizie e le immagini in tv della gravità di ciò che avviene intorno, e sentono anche le raccomandazioni del premier alla popolazione aquilana di non tornare a dormire per alcun motivo nelle proprie case. 

Per fortuna, anche se in ritardo e dopo l'ennesima fortissima scossa, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha deciso ieri di trasferire i detenuti. 

Sì ma pensi come ci si è potuti sentire là dentro: un po' come i topi in trappola, dimenticati dall'informazione e dai rappresentanti del Governo che intervengono nelle trasmissioni, lasciati in balìa del terremoto da un'amministrazione penitenziaria che ha già il suo bel da fare col mostruoso sovraffollamento delle carceri, e che a rinunciare a tempo indeterminato ai duecento posti di massima sicurezza della casa circondariale dell'Aquila non ci pensa proprio. 


2 commenti:

Giuseppe Antonino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Giuseppe Antonino ha detto...
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