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venerdì 27 febbraio 2009

Giustizia: Garante dei detenuti è legge, ma con qualche dubbio

di Patrizio Gonnella

Italia Oggi, 26 febbraio 2009

 

Nonostante i dubbi sollevati dal Servizio Studi della Camera, i detenuti potranno avere colloqui - anche al fine di compiere atti giuridici - non più solo con congiunti o avvocati, ma anche con i "Garanti dei diritti dei detenuti comunque denominati".

Tali soggetti potranno visitare senza autorizzazione gli istituti penitenziari, al pari del presidente del Consiglio dei ministri e del presidente della Corte costituzionale, di ministri, giudici della Corte costituzionale, Sottosegretari di stato, membri del parlamento e componenti del Consiglio superiore della magistratura, del presidente della corte di appello e del procuratore generale della repubblica presso la corte d’appello, del presidente del tribunale e del procuratore della repubblica presso il tribunale, dei magistrati di sorveglianza (nell’ambito delle rispettive giurisdizioni) e di ogni altro magistrato per l’esercizio delle sue funzioni, dei consiglieri regionali e del commissario di governo per la regione (nell’ambito della loro circoscrizione), dell’ordinario diocesano per l’esercizio del suo ministero, del prefetto e del questore della provincia, del medico provinciale, del capo dell’amministrazione penitenziaria e dei magistrati e dei funzionari da lui delegati, degli ispettori generali dell’amministrazione penitenziaria, dell’ispettore dei cappellani, degli ufficiali del corpo di polizia penitenziaria.

È questo il contenuto di una norma presente nella legge di conversione del Decreto Legge Milleproroghe, convertito in legge martedì scorso dalla Camera dei Deputati. Sono stati così modificati gli articoli 18 e 67 dell’ordinamento penitenziario del 1975. I dubbi sollevati dal Servizio studi della Camera sono così riassumibili. Come si può autorizzare una figura che non esiste dal punto di vista normativo? Il garante (o difensore civico) dei diritti delle persone private della libertà non è mai stato istituito su base nazionale.

Nel 2008 si arrivò quasi alla sua introduzione nel nostro ordinamento giuridico, ma l’interruzione anticipata della legislatura impedì la prosecuzione dei lavori parlamentari. La prima proposta di legge a riguardo fu del 10 dicembre del 1998, a firma dell’allora vicepresidente di Palazzo Madama Ersilia Salvato.

Nel frattempo in via sperimentale, molti enti locali hanno istituito figure di tutela dei diritti dei detenuti, pur prive di poteri effettivi. Il primo Comune ad attivarsi è stato quello di Roma. Il primo garante a essere nominato fu Luigi Manconi. Da allora molti altri enti hanno dato vita a soggetti simili. Sono stati istituiti e designati i Garanti dei diritti delle persone limitate nella libertà presso 14 Comuni (Bergamo, Bologna, Brescia, Ferrara, Firenze, Nuoro, Pisa, Reggio Calabria, Roma, Rovigo, San Severo, Sulmona, Sassari, Torino); 2 Province (Lodi, Milano), 5 Regioni (Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Sicilia).

In altre quattro regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Puglia) tali figure sono state istituite per legge ma i garanti non sono stati ancora designati. Si può quindi ragionevolmente presumere che la norma presente nella Legge Milleproroghe si riferisca proprio a questi ultimi.

Alcune domande sono d’obbligo:

1) posto che la legge non si riferisce espressamente ai garanti territoriali ma usa la dizione generica "garanti comunque denominati" senza riferirsi all’autorità di nomina, cosa accade se è una associazione o un soggetto privato a istituire un garante dei detenuti? Anche a costui dovranno essere riconosciuti i poteri previsti dai rinnovati articoli 18 e 67 dell’ordinamento penitenziario?

2) qualora invece il legislatore si riferisse al garante nazionale, anticipandone la sua successiva istituzione, perché ha usato il plurale? L’Italia è stata sollecitata più volte dagli organismi internazionali a dar vita a meccanismi nazionali di controllo. Il nostro Paese, ad esempio, ha firmato nel 2003 seppur non lo ha ancora ratificato, il protocollo opzionale delle Nazioni Unite alla Convenzione contro la tortura. Esso prevede, tra l’altro, l’istituzione di una figura indipendente di controllo dei luoghi di detenzione in ogni Stato firmatario del Trattato.


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