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venerdì 12 dicembre 2008

Sulmona: risse, suicidi e 1.200 dosi di psicofarmaci al giorno!


Il Centro, 12 dicembre 2008

 

Rischia di finire in tragedia una lite scoppiata nel carcere di Sulmona tra due detenuti campani. Giovanni Loventre, 31 anni di Napoli, durante una scazzottata con un altro campano è caduto e, probabilmente, ha battuto violentemente la testa. Ora è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.

L’altro detenuto, R.F., è stato invece curato al pronto soccorso di Sulmona per una ferita all’orecchio e contusioni varie. La discussione tra i due si è accesa all’improvviso nell’area di socializzazione, al terzo piano del braccio penale del supercarcere di Sulmona. Una frase detta in maniera sbagliata avrebbe provocato la reazione di uno dei detenuti, che si è scagliato violentemente contro il rivale. Sono volati calci e pugni, mentre gli agenti di polizia penitenziaria cercavano di separarli.

Un pugno più pesante e Loventre è caduto all’indietro, sbattendo pesantemente il capo sul pavimento. R.F., colpito da un pugno a un orecchio, ha riportato la lesione del timpano. L’episodio che ha riportato tensione nel carcere peligno si è verificato nel tardo pomeriggio di martedì scorso, nella sezione detenuti comuni. Un pomeriggio come tanti in cui i detenuti si incontrano per socializzare e per scambiare due parole. Anche l’altro ieri la situazione è andata via tranquilla, sotto gli occhi degli agenti di polizia penitenziaria in servizio in quel momento. A un certo punto i due detenuti si sono messi a discutere per futili motivi.

Dopo un primo battibecco sembrava tutto finito, ma una parola di troppo pronunciata da uno dei due ha scatenato la furibonda reazione dell’altro. In pochi secondi sono volati calci e pugni, e proprio nel momento in cui gli agenti sono intervenuti per sedare la rissa, Loventre è caduto all’indietro battendo la testa sul pavimento. L’uomo ha perduto conoscenza e la situazione è apparsa subito grave. Immediati sono scattati i soccorsi: dopo un breve consulto con il medico di turno in carcere, è stato deciso il trasferimento all’ospedale a Sulmona.

Gli esami radiologici alla testa hanno poi accertato che la situazione si andava facendo sempre più critica, tanto da indurre i medici a disporre il trasferimento del detenuto all’ospedale San Salvatore dell’Aquila. L’altro litigante, anche lui rimasto ferito a un orecchio nel corso del litigio, è stato ricoverato a Sulmona per essere sottoposto alle cure del caso. Nel frattempo il direttore del carcere, Sergio Romice, ha avviato un’inchiesta interna per ricostruire i momenti dell’episodio e accertare eventuali responsabilità da parte del personale di sorveglianza. Contemporaneamente anche la procura della repubblica di Sulmona ha aperto un’inchiesta, inviando il personale della polizia scientifica del commissariato di Sulmona a svolgere i necessari rilievi nell’area di socializzazione, dove è scoppiata la lite.

 

Dalla catena di suicidi all’isolamento di Del Turco

 

È la prima volta che il supercarcere di via Lamaccio balza agli onori della cronaca per una lite così violenta tra detenuti. Il carcere di Sulmona è infatti noto in tutta Italia soprattutto per i suicidi avvenuti tra il 2003 e il 2005 - ben sette, tra cui quelli della direttrice della casa circondariale Armida Miserere e del sindaco di Roccaraso Camillo Valentini -, nonché per la detenzione dell’ex presidente della giunta regionale Ottaviano Del Turco , recluso per l’inchiesta su Sanitopoli in una cella di isolamento dal 14 luglio al 12 agosto di quest’anno. La lunga sequenza di suicidi comincia il 13 aprile 2003, quando la direttrice del carcere di Sulmona, a 44 anni, si spara un colpo alla tempia nell’alloggio di servizio.

La donna era in camera insieme al suo cane. Nell’arco dei due anni successivi si sono tolti la vita Diego Aleci, 41 anni, mafioso di Marsala, e Francesco Di Piazza, 58 anni, del clan di Giovanni Brusca. Il 16 agosto 2004 a uccidersi fu il sindaco di Roccaraso Valentini. Il 2005 si è aperto con il suicidio di Guido Cercola, braccio destro del boss Pippo Calò, e il 1º marzo si è ucciso Nunzio Gallo, 28 anni di Torre Annunziata (Napoli).

L’ultimo a togliersi la vita il 27 aprile 2005, impiccandosi con la cinta alle sbarre del bagno della sua cella, è stato Francesco Vedruccio, 36 anni di Squinzano (Lecce), in carcere per associazione per delinquere. Anche se i controlli sui detenuti "a rischio" sono aumentati, non sono certo diminuiti i tentativi di suicidio, che solo quest’anno sono stati tre.

Alla fine di agosto sono stati due camorristi pentiti a tentare il suicidio ingerendo una dose massiccia di ansiolitici. Quello dell’uso degli anti-depressivi è un’altra nota dolente del carcere di Sulmona: su 400 detenuti, infatti, si consumerebbero circa 1.200 pasticche al giorno. L’ultimo episodio autolesionistico risale a due settimane fa, quando un detenuto di Firenze ha ingoiato una forchetta.

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