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sabato 13 dicembre 2008

MILANO: 23 DICEMBRE, RADICALI DAVANTI AL CARCERE DI S. VITTORE PER INIZIATIVA “INVITO AD ALLESTIRE UN ALBERO DI NATALE DI CARTA IGIENICA”


Milano, 12 dicembre 2008

I militanti e i simpatizzanti dell’Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano martedì 23 dicembre saranno davanti alla Casa Circondariale di S.Vittore con un rotolo di carta igienica.

 

L’iniziativa è promossa dal Garante dei detenuti

 

Martedì 23 dicembre 2008 - ore 11,00 - appuntamento in Piazza G. Filangieri a Milano (di fronte all’ingresso della Casa Circondariale “San Vittore”)


L'Associazione Enzo Tortora - Radicali Milano aderisce all'iniziativa "INVITO AD ALLESTIRE UN ALBERO DI NATALE DI CARTA IGIENICA" promossa dal Garante dei diritti delle persone limitate nella libertà Giorgio Bertazzini. Garante che, inoltre, interverrà all'Assemblea annuale dell'Ass. E.Tortora - Radicali Milano del 20 dicembre.


I militanti e i simpatizzanti sono caldamente invitati a partecipare all'iniziativa. Le condizioni a S.Vittore sono tornate pessime, come o forse peggio rispetto a prima dell’indulto. L’Indulto per alcuni mesi ha portato notevoli benefici ma non essendo stato accompagnato da un provvedimento di amnistia e da riforme strutturali, come ripetutamente chiesto dai radicali, ha quasi completamente cessato i suoi effetti positivi interni agli istituti penitenziari.

 

A S.Vittore spesso la carta igienica è insufficiente, le lenzuola vengono cambiate ogni 40 giorni, i materassi più volte sono in condizione igieniche pietose e mancano i cuscini. In molte celle i detenuti sono in 6 o 7 in pochi metri quadrati quando l’ordinamento penitenziario prevede che all’imputato “deve essere garantito il pernottamento in camere ad un posto” (art. 6 O.P.) (ricordo che la maggior parte dei detenuti di S.Vittore sono in attesa di giudizio).

 

Valerio Federico, segretario Ass. E. Tortora – Radicali Milano

 

 

 


Perché la carta igienica è un diritto.
Perché i diritti umani non sono carta igienica.

- perché “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (art. 2 Cost.);
- perché “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzioni di…condizioni personali e sociali” (art. 3 Cost.);
- perché “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità …” (art. 27 Cost.);
- perché “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” (art. 1 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo);
- perché “Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti” (art. 5 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo); 
- perché, a 60 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione e dall’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, lo stato di illegalità del carcere reale vanifica la legalità sancita dallo Stato di diritto.

Dignità e umanità sono infatti negate 
quando in carcere mancano:

- carta igienica, materassi a norma, biancheria intima e beni di prima necessità “tali da assicurare la soddisfazione delle normali esigenze di vita” (art. 7 Ordinamento Penitenziario) e “necessari alla cura e alla pulizia della persona” (art. 8 O.P.);
- spazio (58.000 detenuti per 37.000 effettivi posti regolamentari);
- celle a norma (su 28.880 celle solo 4763, cioè il16,5%, rispettano i parametri di legge), senza dimenticare che agli imputati – il 60% della popolazione detenuta – “deve essere garantito il pernottamento in camere ad un posto” (art. 6 O.P.);
- cibo: “Ai detenuti è assicurata un’alimentazione sana e sufficiente, adeguata all’età, al sesso, allo stato di salute, al lavoro, alla stagione, al clima” (art. 9 O.P.);
- salute: per l’Organizzazione mondiale della Sanità “salute non è assenza di malattie, ma una condizione complessiva di benessere”;
- personale: educatori, psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali, agenti di Polizia penitenziaria, etc;
- speranza e fiducia nell’opportunità di avere accesso ad un processo equo e celere e, in caso di condanna, nell’opportunità di accedere ad una punizione che non pregiudichi irrimediabilmente il reinserimento nella comunità libera: speranza e fiducia sottratte, in particolare, ai 1.300 ergastolani condannati al “fine pena mai”, e messa a dura prova per molte delle persone che il quotidiano impegno degli operatori interessati non riesce a dissuadere dall’autolesionismo, spesso portato alle estreme conseguenze;

Si tratta di mancanze tassativamente escluse dalla Costituzione,
dalle leggi e dai regolamenti.

Si tratta di mancanze che mortificano la qualità della vita a partire dal rispetto delle più elementari necessità che accomunano tutte le persone, ovunque siano nate, a qualunque latitudine.
Si tratta di mancanze che si configurano di per sé come trattamento inumano e degradante, un trattamento che va ben oltre la privazione della libertà di movimento, traducendosi in pene corporali e afflizioni accessorie quanto superflue che nessuna comunità democratica può accettare vengano inflitte in suo nome, tantomeno se in applicazione della legge.

Le leggi non devono continuare a moltiplicare i comportamenti definiti come reato.
I reati da punire con la privazione della libertà devono essere ridotti. 
Anche ove reputata necessaria da leggi capaci di individuare forme differenziate di punizione, la privazione della libertà non deve tradursi in qualcosa di simile alla vendetta per i condannati e in sempre più gravose condizioni di lavoro per gli operatori.

Manca poco al Natale, festa dei cristiani. 
Parafrasando Carlo Maria Martini nei "Colloqui notturni a Gerusalemme” diciamo: 

“Sarebbe terribile continuare, da parte di alcuni,
ad invocare le comuni radici cristiane nella Costituzione europea
ed essere poi incapaci di coerenza nell’amministrazione della giustizia.”




Giorgio Bertazzini
Garante dei diritti delle persone limitate nella libertà

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