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sabato 13 dicembre 2008

Giustizia: la riforma slitta a gennaio, Alfano cerca un dialogo


Il Mattino, 13 dicembre 2008

 

"I principi fondamentali della Costituzione repubblicana sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o alterarli". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricevendo al Quirinale i membri del Fai.

La Costituzione insomma, avverte il Colle, non può essere cambiata nell’espressione dei suoi principi fondamentali. E questo, specifica il Capo dello Stato, al di là di "quanto si discuta, argomento complicato, su cosa è possibile e opportuno modificare e che cosa no nella Costituzione".

Berlusconi. "No, io non sono toccato per niente. Con Napolitano ho un rapporto tranquillo, conviviale ed adesso lo chiamerò per informarlo dei risultati del Consiglio Europeo". Così il premier Silvio Berlusconi risponde ai cronisti oggi a Bruxelles che gli chiedevano di commentare le parole del Capo dello Stato sull’immodificabilità dei principi costituzionali.

Slitterà intanto a gennaio 2009 il "pacchetto" giustizia contenente la riforma del processo penale e misure per affrontare l’emergenza sovraffollamento carceri, inizialmente preannunciato per il consiglio dei ministri della prossima settimana. La decisione - secondo quanto si è appreso in ambienti del governo - è stata presa dopo che il Guardasigilli Alfano, sentito il premier Berlusconi, ha concordato sul tentativo di riannodare il filo del dialogo con l’opposizione almeno sulle modifiche con legge ordinaria al processo penale, visto che sulle riforme costituzionali resta la netta contrarietà del Pd.

"Darò il via libera al ddl per la riforma della giustizia che sarà approvato dal Consiglio dei Ministri, ma non chiedetemi di sedermi al tavolo con chi mi definisce Hitler, o un dittatore argentino", aveva sottolineato invece il premier al termine del

Consiglio europeo a Bruxelles. "Sicuramente - ha aggiunto - una volta che il provvedimento sarà in Parlamento i gruppi avranno da parte mia ampia libertà di dialogare con l’opposizione e la possibilità di accogliere miglioramenti".

"Dopo la scuola, la giustizia. Questo è il governo degli annunci roboanti e delle marce indietro", afferma Tenaglia. "Per quanto ci riguarda, a nome del Partito Democratico - aggiunge - siamo ovviamente pronti ad incontrare il ministro di Giustizia e illustrare le proposte che il Pd ha elaborato e presentato. Questo - sottolinea Tenaglia - è il nostro contributo al lavoro per una riforma della giustizia che sia fatta nell’interesse dei cittadini, rendendo efficiente la macchina giudiziaria".

La prossima settimana, dunque, Alfano incontrerà il ministro "ombra" della Giustizia Lanfranco Tenaglia e tornerà a vedersi anche con Michele Vietti (Udc), oltre che con i capigruppo di maggioranza. La bozza del testo era fino a ieri in fase di limatura al ministero della Giustizia per approdare al consiglio dei ministri del prossimo 19 dicembre, ma ha ricevuto uno stop nelle ultime ore. Se ne riparlerà solo dopo che Alfano avrà ricevuto una serie di proposte dalla Lega Nord (intenzionata ad insistere sui giudici di pace eletti dal popolo) e soprattutto dopo aver incontrato, tra martedì e mercoledì, il ministro "ombra" del Pd, Tenaglia, e Vietti dell’Udc.

La bozza di ddl in fase di limatura fino a ieri sera prevedeva, tra l’altro, modifiche al codice di procedura penale per dare maggiore autonomia investigativa alla polizia giudiziaria rispetto al pubblico ministero (che non avrebbe più potuto acquisire autonomamente la notizia di reato ma soltanto riceverla) e misure per risolvere l’emergenza sovraffollamento carceri puntando soprattutto su modifiche alle norme sulle gare di appalto per costruire nuovi penitenziari (così da evitare che in caso di contenzioso si blocchino i lavori).

Il governo non aveva escluso l’ipotesi di intervenire sulle carceri con un decreto legge. Ma - spiegano le stesse fonti qualificate - in questo modo si sarebbe avvalorato il sospetto di un blitz parlamentare proprio mentre lo scontro sulla giustizia ha toccato i massimi livelli. Pertanto, vista la chiusura del Pd a qualsiasi modifica costituzionale (Csm, obbligatorietà dell’azione penale, separazione giudici-pm), Alfano tenterà di riannodare il dialogo con il Pd almeno sulla riforma del processo penale. Con l’effetto di abbassare i toni sulla giustizia, come chiesto anche dalla Lega, e di cercare un’intesa bi-partisan sulle riforme, come più volte sollecitato dal Quirinale.

Di Pietro. "Come ha ricordato oggi il presidente Napolitano: i principi fondamentali della nostra Carta costituzionale sono immodificabili. E se è vero, come è vero, che tra questi c’è l’indipendenza della magistratura, la logica vorrebbe che Berlusconi non modifichi il sistema giustizia a suo piacimento, altrimenti, violerebbe quei principi tracciati nella Carta dimostrando, ancora una volta, di seguire un modello dittatoriale e piduista". Lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori.

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