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martedì 16 dicembre 2008

Giustizia: i bambini rom in carcere, un problema da risolvere

di Valerio Fioravanti

L’Opinione, 15 dicembre 2008

L’Unità dedica due pagine ad un problema piccolo solo in apparenza: nelle carceri italiane, assieme alle loro madri, sono reclusi anche 70 bambini sotto i 3 anni. È una specie di appuntamento di Natale: ogni anno per qualche giorno a cavallo delle festività si torna a parlarne, e poi tutto viene rinviato all’anno successivo. Ogni anno qualcuno presenta un paio di leggi per risolvere il problema, ma in realtà una soluzione vera e propria non c’è.
La legge attuale prevede che una madre, se ci sono ragionevoli probabilità che non torni a delinquere, può essere scarcerata per prendersi cura dell’infante. Questo purtroppo non può applicarsi alle extracomunitarie, che non sono in regola con i permessi e quindi non possono affittare una casa né lavorare, e questo soprattutto non vale per le zingare, che hanno tutte le intenzioni di tornare a rubare al più presto.
Una legge che istituisse una scarcerazione automatica per chiunque abbia un figlio si trasformerebbe in una specie di amnistia preventiva e continuativa, e quindi è chiaro A Natale tornano le brevi di cronaca che ci informano su dove hanno abolito il presepe, dove i cartoncini di auguri si sono fatti generici, dove hanno silenziato le campane di mezzanotte, o hanno tolto il bambinello o l’abete con le palline. Insomma il sopravanzare del "religiosamente corretto". Tutto sommato l’unica cosa che si salva del Natale è il consumismo. Solo regali e acquisti, su questo sono tutti d’accordo, e non protesta nessuno.
L’unica consolazione è che almeno in questo campo della scemenza umana l’Italia non è l’unica ad eccellere, e anche paesi apparentemente insospettabili come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti percorrono questa via. Ma abolire le pause di riflessioni, qualsiasi esse siano, e innestare solo consumismo a tutto spiano non sembra una strategia vincente a lungo termine.

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