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sabato 13 dicembre 2008

Giustizia: carceri con il "project finance"? Unicredit in campo

di Carmine Fotina

 

Il Sole 24 Ore, 13 dicembre 2008

 

Un vecchio progetto che torna di moda, stavolta con qualche chance in più di arrivare al traguardo. Un piano di sviluppo di edilizia carceraria che coinvolga i privati attraverso il project finance e il meccanismo della permuta.

Uno scambio in pratica tra vecchie prigioni storiche e nuove strutture da costruire e gestire con logiche moderne. Gianfranco Imperatori, ex presidente di Mediocredito centrale e senior advisor di Unicredit, è l’ideatore del piano che il ministro della Giustizia Angelino Alfano potrebbe mettere in pratica. "Ne ho parlato anche con il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli - dice Imperatori -. Ho riscontrato massima sensibilità e credo che la proposta potrà fare strada".

In sintesi, si darebbero in permuta ai privati strutture inefficienti e sovraffollate che sorgono spesso nei centri storici o in alcuni casi in luoghi di pregio turistico. Imperatori cita Regina Coeli a Roma, San Vittore a Milano, Ucciardone a Palermo ma anche le carceri campane di Procida e Nisida, e ancora altri, come il complesso carcerario dell’isola di Pianosa, l’istituto di Capraia. In alcuni casi ex conventi, palazzi nobiliari, antichi forti che i privati potrebbero convertire in alberghi o altri progetti.

Per i 55 edifici riconsegnati dalla Amministrazione penitenziaria al Demanio, attribuendo la giusta quotazione agli edifici di maggior pregio le stime parlano di una valorizzazione di 500 milioni. Vero e proprio ossigeno, in uno scenario di risorse insufficienti. L’ultima relazione sullo stato di attuazione del programma di edilizia penitenziaria, che risale al febbraio 2008, segnala per 9 nuove opere programmate e finanziate con fondi delle Infrastrutture la necessità di reperire un fabbisogno aggiuntivo di 200-230 milioni.

"Ci sono altre considerazioni da fare oltre a quelle di ordine economico - spiega Imperatori -. La permuta consentirebbe di riqualificare strutture storiche oggi degradate". "Il project finance invece - aggiunge - risponderebbe a tre diverse esigenze. Quella politica di evitare gli indulti ma avere, più carceri. Quella economica, mettendo in moto grandi investimenti con il minimo ricorso alla finanza pubblica.

E quella sociale, rendendo le carceri occasioni di riabilitazione". Imperatori, con il ruolo di chief advisor di Kpmg, ha conosciuto da vicino analoghe esperienze all’estero: "Stati Uniti e Australia - dice - ma anche Inghilterra e Francia hanno seguito questa strada. Si tratterebbe di affidare ai privati la parte alberghiera delle carceri (dal catering, alla lavanderia, agli approvvigionamenti) mentre ovviamente i servizi di custodia rimarrebbero all’Amministrazione pubblica". Per Imperatori, tra i "padri" italiani del project finance, nelle carceri si potrebbero ripetere i buoni risultati messi a segno nell’edilizia ospedaliera, che ha per alcuni aspetti caratteristiche analoghe (gestione dei servizi non-core ai privati, servizi sanitari all’amministrazione pubblica).

Se il progetto supererà l’esame "politico", resterà da verificare sul campo se la doppia formula della permuta e del project fìnance basterà a non bissare l’insuccesso del vecchio piano di dismissioni e conseguente appalto di nuove carceri lanciato nel 2003 dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli.

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