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venerdì 12 dicembre 2008

Giustizia: Borzone (Ucpi); forse per riforma è la volta buona

di Dimitri Buffa 

L’Opinione, 12 dicembre 2008

 

"Fusse che fusse la volta buona?" Che si separano le carriere dei pm e dei giudici? Che si rimette mano alla Costituzione sull’ipocrita concetto della obbligatorietà dell’azione penale? E persino che si rifaccia una legge che metta in capo al singolo e non alla collettività la responsabilità civile del magistrato per l’errore giudiziario? Inutile dirlo, gli avvocati penalisti dell’Unione delle camere penali ci sperano davvero che dopo gli annunci di Berlusconi dell’altro giorno arrivino pure i fatti. E sono pronti, come racconta a "l’Opinione" il segretario dell’Ucpi Renato Borzone, a fare la loro parte a fianco del ministro Angelino Alfano.

 

Separazione delle carriere, modifiche alla Costituzione per l’obbligatorietà dell’azione penale forse anche ripristino di una vera responsabilità civile personale per il magistrato che si macchi di una colpa grave. Avvocato Borzone secondo lei il governo fa finalmente sul serio?

Se il governo faccia sul serio è, in effetti, il vero problema. Sembra di si, da un lato ma, d’altra parte, è dal luglio scorso che si susseguono annunci, impegni e promesse. I penalisti italiani credono che la fase degli annunci sia stata importante, ma ora si deve passare a quella dei fatti. E su questo l’avvocatura penale terrà alta la guardia, poiché troppe volte in passato le promesse sono state tradite. Ora sembra davvero che si vada nella giusta direzione, ma appunto, occorre che si passi ad impegni concreti: un testo sul quale discutere, magari anche quello delle camere penali, già predisposto da tempo.

 

L’Ucpi che posizione prenderà viste le possibili chiusure a riccio dell’Anm e dei partiti che la appoggiano come Di Pietro e parte del Pd?

L’Ucpi, da sempre trasversale a tutte le forze politiche, appoggerà chi davvero si muoverà nella giusta direzione di una complessiva riforma dai tratti liberali e democratici che chiede da oltre trent’anni (carriere separate realmente; doppio Csm; azione penale; ridimensionamento dei magistrati fuori ruolo). E non accetterà compromessi al ribasso.

 

Avete avuto incontri con Alfano su queste possibili riforme costituzionali?

Certamente. La disponibilità all’ascolto del Ministro è stata lodevole. E abbiamo capito che esiste una buona sintonia su questi punti (anche se ci sono dissensi sull’abbassamento della soglia delle garanzie difensive nei decreti sicurezza). Ci fidiamo del Ministro, fino a prova contraria, perché mostra di capire i problemi.

 

Cosa pensate dello scontro in atto tra magistrati di Catanzaro e Salerno?

Pensiamo che non sia strumentale affermare che dà un segnale impressionante della devastazione del sistema. E che non sia questione da risolvere a tarallucci e vino, poiché fornisce l’evidenza della necessità della riforma complessiva che chiede l’Ucpi.

Qualcuno, superficialmente, ritiene che non vi sia collegamento con le riforme richieste: costoro trascurano che questa situazione - comunque da chiarire nel merito - rappresenta il frutto avvelenato del ruolo anomalo assunto dalla magistratura in Italia, che è anche la conseguenza di un assetto ordinamentale risalente di fatto al fascismo.

 

E dell’empasse sulla riforma della giustizia dovuto al conservatorismo di certi politici come Lanfranco Tenaglia?

Purtroppo non è solo Tenaglia: larga parte dell’opposizione mostra di non comprendere la valenza liberale della riforma, preferendo la dietrologia sul perché venga proposta. Si parla di riforma autoritaria e si dimentica che si sta difendendo, appunto, un assetto autoritario già esistente. Si paventa il pm superpoliziotto ma poi Violante descrive i pm attuali come superpoliziotti...

 

Perché certi magistrati e certi politici trovano così scandaloso che accusa e difesa stiano sullo stesso piano e che il giudice sia terzo?

Direi per limiti culturali e, talvolta, per mantenere poteri anomali o per ragioni di bassa cucina politica

 

Sarà la volta buona?

Appunto, lo vedremo. Noi siamo pronti alle tradizionali battaglie dell’avvocatura anche di sostegno ai cambiamenti, anche perché la riforma non è per noi ma per tutti i cittadini. Stavolta non ci possono essere alibi

 

Si sente parlare ossessivamente di certezza della pena e di nuove carceri, non sarebbe invece meglio una depenalizzazione dei reati meno gravi e un uso dei lavori socialmente utili?

Di cose da fare ce ne sono molte, nel rispetto dell’articolo 27 della Costituzione. È giusto chiedere la certezza della pena ma non per fare demagogia ed usare questo slogan, come fa ad esempio l’Anm, per cambiare tutto senza nulla modificare.

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