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lunedì 8 dicembre 2008

Disabili in carcere: unica salvezza il pericolo di vita

da Left Avvenimenti di venerdì 5 dicembre 2008

di Irene Testa

Secondo quanto recentemente reso noto dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, sono circa 500 le persone disabili che scontano delle pene in carcere, dove la disponibilità di ambienti, strutture e presidi di indispensabile, quando non vitale, importanza per le loro difficili condizioni, è spesso negata. Immaginiamo cosa possa voler dire, per esempio, per chi ha delle disabilità motorie, destreggiarsi con i bagni alla turca di cui sono dotate molte carceri, o i disagi che può provocare, a sé e ai propri compagni, chi è costretto a dover manovrare una sedia a rotelle negli angusti spazi di celle sovraffollate. C'è anche chi, dai propri compagni, deve essere imboccato per nutrirsi, come il detenuto Nicola Perdonò, foggiano di 41 anni, che ha iniziato a scontare una pena residua dopo un incidente per il quale è rimasto in coma alcuni giorni, affetto da una tetraparesi che lo rende invalido al 100%, con gravi problemi respiratori per i quali deve avere a disposizione una bombola d'ossigeno. Nonostante le sue condizioni, il tribunale di Bari ha rigettato per tre volte le istanze dei legali che hanno chiesto per Perdonò la detenzione domiciliare, l'affidamento ai servizi sociali o il rinvio dell'esecuzione dell'arresto. Il diniego è dovuto, spiega il Tribunale, anche al parere sfavorevole di un medico della Questura di Foggia che giudica la sua condizione non "eccessivamente scadente" e il detenuto "non risulta in pericolo di vita".

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