L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

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venerdì 14 novembre 2008

Bambini in carcere

Articolo pubblicato sul settimanale Left Avvenimenti del 14 novembre 2008

di Irene Testa

Bambini, da ancora dentro il grembo materno fino all'età di tre anni, innocenti come solo loro possono essere, rinchiusi nelle patrie galere con le loro madri. Bambini che vivono e respirano la reclusione, i cui sogni sono tormentati dai suoni metallici della battitura dei ferri e dallo stridere delle chiavi che chiudono i cancelli di sicurezza, bambini che imparano a dire "guardia" prima di "papà", che nella loro naturale imitazione della mamma offrono i polsi agli agenti per farsi ammanettare, e che con le mamme vivono l'odissea delle traduzioni, ore di strada a bordo dei cellulari della polizia penitenziaria, verso un altro istituto di pena dove probabilmente non ci sarà niente, neanche un pugno di latte in polvere, per accoglierli. Bambini che allo scadere del terzo anno d'età sono infine strappati anche alla loro mamma per essere dati in affidamento. Purtroppo non è la descrizione di una situazione lontana nello spazio e nel tempo, ma ciò che continua ad avvenire oggi in Italia per circa 70 minori (secondo i dati dell'ultimo rapporto dell'associazione Antigone), le cui mamme detenute sono escluse dai provvedimenti della legge Finocchiaro del 2001, testo che prevede la detenzione domiciliare per le madri di prole fino ai dieci anni di età, condannate anche per reati gravi, che abbiano però scontato almeno un terzo della pena o almeno 15 anni nei casi di ergastolo, e per le quali non sussista il pericolo che commettano altri reati. C'è chi è in custodia cautelare e c'è chi non ha scontato abbastanza, e non possono ancora accedere al beneficio, ma la maggior parte sono mamme detenute straniere che non hanno un domicilio dove poter scontare, o che scontano per reati di microcriminalità e collegati alla tossicodipendenza, condizione che le esclude per l'alto tasso di recidiva che caratterizza questi profili.

70 casi non sono tanti, ed è la condanna paradossale dei piccoli numeri che vige su questi bambini, nonostante la loro condizione sia stata varie volte giustamente denunciata da ogni parte politica come abominevole, e in molti abbiano manifestato la volontà di porvi rimedio: tanto pochi da far pensare a una semplice soluzione del loro dramma, troppo pochi perché il loro dramma sia ritenuto un'urgenza per la politica. Eppure, osserva Luigi Manconi, sottosegretario alla Giustizia nello scorso governo Prodi, basterebbero sei appartamenti in altrettante città italiane per ospitarli tutti con le loro madri. Proprio in questa direzione si era mossa nella scorsa legislatura una proposta di legge della Rosa nel Pugno per la creazione di apposite strutture chiamate "case famiglia protette", dove le madri potessero scontare la loro pena e i figli crescere in un contesto più umano. Recentemente la proposta è stata rivista e ampliata dalla senatrice Donatella Poretti, radicale eletta nel Partito Democratico, in collaborazione con l'associazione il Detenuto Ignoto, e ripresentata con un sostegno bipartisan che va dalla Vicepresidente del Senato Emma Bonino, al Ministro ombra Maria Pia Garavaglia (PD), alla sen. Poli Bortone del Pdl e al sen. Cuffaro dell'Udc. Il disegno di legge prevede che le madri di prole fino ai dieci anni d'età possono, in mancanza di un altro luogo dove scontare la pena, stare con i loro figli nelle case famiglia protette. Queste strutture devono sorgere al di fuori degli istituti di pena, ed essere rette e assistite da personale esperto in pedagogia e psicologia dell'infanzia. La sicurezza sarà garantita dalle prefetture, in coordinamento con la magistratura di sorveglianza e con la direzione, e ci si potrà avvalere anche di apparecchiature di videosorveglianza. Il provvedimento è valido anche per le detenute straniere i cui figli si trovano nel paese d'origine, e per i quali è previsto un apposito permesso di soggiorno. E' inoltre previsto che la madre possa accompagnare il figlio per interventi medici d'urgenza al pronto soccorso o in ospedale, e che il giudice possa, dove ritenuto raccomandabile per il minore, estendere l'applicazione del provvedimento anche alle madri di figli più grandi.

1 commento:

TITTI ha detto...

sto cercando di mettermi in contatto con l'associazione il detenuto ignoto, stiamo organizzando per il 10 dicembre, i 60 dalla dichiarazione dei diritti umani,
una serata a sostegno della proposta di legge pretti per far uscire i bambini dal carcere,
vorremmo che il detenuto ignoto, ci sostenesse l'iniziativa dal momento in cui, ha preso parte alla proposta di legge stessa,
collaboreranno antigone e arci roma, durante la serata raccoglieremo le firme per la proposta di legge e presentereo una carta per i diritti del bambino in carcere, che riguarderà non solo i bimbi, fino a quando resteranno detenuti, ma tutte le visite dei minori all'interno del carcere, colloqui, aree verdi, etc, perchè quotidianamente, viene chiesto loro di crescere tropo infretta, mentre, c'è una carta che tutela i diritti del mnore, all'interno del carcere viene ignorata,
spero di aver presto vostre notizie, entro la giornata di lunedì andremo in stampa con gli inviti, se collaborate, con noi, aggiungeremo il vostro logo sull'iniziativa, a presto grazie dell'attenzione,
pamela di troila 333 7050248

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