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lunedì 20 ottobre 2008

Giustizia: allarme carceri; Alfano un ministro senza soluzioni

Riccardo Arena

www.radiocarcere.com, 18 ottobre 2008

Roma 14 ottobre 2008. Ore 13.13. Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è dinanzi alla commissione giustizia della Camera per relazionare sulla condizione delle carceri.
"Questa notte hanno dormito nelle carceri italiane 57.187 detenuti." Afferma il Ministro. Un’affermazione importante. È la misura del sovraffollamento. Infatti, la capienza regolamentare delle nostre carceri è di 43.262 posti. Il che vuol dire che oggi ci sono circa 14 mila detenuti in più. Anzi no! Il numero del sovraffollamento è ancora maggiore. E già perché il Ministro, con onestà, subito precisa: "La capienza regolamentare di 43 mila posti è solo virtuale. Nella realtà, per ragioni strutturali o per mancanza di personale, possiamo contare solo su 37.742 posti."
Una seconda affermazione del Ministro Alfano che contraddice quanto ha sempre affermato Roberto Castelli mentre era Guardasigilli. Un’affermazione che ci consegna una realtà più drammatica rispetto a quella che ci immaginiamo. La realtà è: nelle carceri ci sono 20 mila detenuti in più. E non 14 mila. Una differenza non da poco.
La relazione del Ministro prosegue fotografando in modo preciso la realtà delle italiche prigioni. Prigioni non solo sovraffollate ma anche vecchie. Secondo il Ministro, infatti, il 50% delle carceri devono essere chiuse perché vetuste. Infatti tra queste il 20% è stato realizzato tra il 1200 e il 1500. Mentre il restante 30% risale all’800.
Poi, il Ministro snocciola i dati sui detenuti. La ragione della loro detenzione. La nazionalità.
"Su 57.187 detenuti solo 24.285 sono condannati, mentre gli altri sono in attesa di giudizio." Tradotto: le nostre carceri sono sì sovraffollate, ma da presunti non colpevoli! Ed ancora. "Su 57.187 detenuti, 21.366 sono stranieri. Ovvero il 38%" Come dire che le carceri sono sì sovraffollate, ma non da italiani!
A questo proposito il Ministro spiega che ciò che non funziona è il meccanismo dell’espulsione dello straniero. Espulsione prevista nella legge Bossi-Fini. Non a caso, precisa Alfano, nel 2007 le espulsioni sono state solo 282. Mentre, fino al giugno del 2008, appena 150. Ma non è tutto.
Secondo il Guardasigilli, c’è un enorme via vai di detenuti che resta in carcere per pochi giorni e poi esce. Un flusso impressionante, una marea umana di 170 mila persone all’anno.
Punto. Si, punto. Perché finisce qui la parte della relazione del Ministro sul dato reale delle carceri. Sulla loro attuale condizione.
Si passa alle soluzioni. Poche e poco convincenti. Il Ministro dice che è meglio ampliare le carcere esistenti che costruirne di nuove. Uno spunto interessante ed anche più economico. Infatti creare in un carcere 200 posti nuovi costa circa 10 milioni di euro, mentre costruirne uno di sana pianta costa circa 50 milioni. Peccato che il Ministro appaia legato alla vecchia logica del cemento e non sembra aver verificato la validità di nuove tecniche di costruzione. Ovvero di quelle strutture prefabbricate, brevettate negli Usa ma disponibili anche in Italia, che costano meno e hanno dei tempi di realizzazione minori. Nuove tecnologie che consentirebbero di costruire un padiglione da 200 posti in un anno, e non in tre, al costo di 6 milioni di euro.
Ed ancora. Il Ministro lamenta la mancanza di soldi per la realizzazione di nuove carceri. È possibile. Peccato che il Ministro non abbia però predisposto un progetto per reperire le risorse che già oggi sarebbero disponibili. Come le ingenti risorse finanziarie ricavabili dalla vendita delle vecchie carceri che, situate nei centri storici delle nostre città, hanno un notevole valore sul mercato immobiliare. Peccato che il Ministro non abbia reso concreta l’idea, a suo tempo scritta su questa pagina dall’attuale Ministro della Difesa Ignazio La Russa, di utilizzare le caserme disabitate per detenere chi è in misura cautelare e non è pericoloso.
Poi il Ministro si sofferma su quei 170 mila detenuti che subiscono ogni anno detenzioni brevi. Per risolvere il problema suggerisce di detenere nelle camere di sicurezza della polizia giudiziaria e non in carcere chi è sottoposto a fermo. Inoltre afferma che sarebbe il caso di non portare l’arrestato dinanzi al giudice per la convalida, se non in casi eccezionali.
Ora, a parte che sarebbe utile capire dove la polizia giudiziaria possa mettere nelle proprie strutture 170 mila detenuti all’anno, sembra che il Ministro dimentichi qualcosa. Ovvero il principio sacrosanto previsto dalla legge per cui l’essere presente dinanzi al giudice è un diritto dell’arrestato. Un diritto a cui solo lui può giustamente rinunciare.
Infine, il Ministro ha parlato dei bambini detenuti. Della necessita di imitare l’esperienza di Milano, l’unica in Italia dove 12 bambini e le loro mamme sono stati fatti uscire dal carcere e portati in un appartamento "protetto". Peccato che in tutta Italia sono una sessantina questi bambini detenuti. Un numero talmente ridotto da rendere immediatamente realizzato, e non solo annunciato, il felice precedente di Milano. Fine delle soluzioni indicate dal Ministro. Parole, parole, parole. Non un progetto concreto. Non una prospettiva utile e innovativa.

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