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giovedì 28 agosto 2008

Trento: muore detenuto 29enne, nel carcere sfiorata la rivolta

di Davide Varì

Liberazione, 27 agosto 2008

Ieri mattina un altro detenuto è morto nel carcere di Trento, morto per infarto dicono le note ufficiali. Una struttura, quella del capoluogo, ereditata niente meno che dall’impero austro-ungarico. Un carcere che risale quindi all’800, tanto per intenderci lo stesso secolo in cui un certo Silvio Pellico scriveva Le mie prigioni, prima grande denuncia del sistema carcerario.

Da allora molto è cambiato, certo, ma i detenuti nelle carceri della Repubblica italiana continuano a morire come mosche - nel 2007 sono morte 126 persone e le condizioni igienico-sanitarie sono sempre più gravi e preoccupanti. I dati, infatti, parlano fin troppo chiaro: le carceri italiane fanno ammalare di scabbia, di tbc e di epatite. C’è chi parla di una bomba sanitaria innescata e pronta ad esplodere. Ma le autorità si comportano come se nulla fosse: ignorano il problema e tirano a campare. Ieri, l’ennesima vittima.

Una volta appresa la notizia della morte del detenuto, nel carcere triestino è partita una protesta. Alla notizia del decesso, i detenuti si sono infatti rifiutati di entrare dopo l’ora di aria. Una protesta rientrata dopo le rassicurazioni del vicequestore di Trento, Renato Senso, il quale ha informato che sulla salma del deceduto verrà eseguita l’autopsia che chiarirà, si spera, i motivi del decesso.

Franco Corleone, già sottosegretario alla giustizia e attuale Garante dei detenuti del Comune di Firenze parla di situazione al limite della sostenibilità: "Da tempo dico che è un miracolo il fatto che nelle carceri non si esprima una reazione e una forma di repulsione per i trattamenti incivili e disumani cui sono costretti i detenuti. Per quel che riguarda Trento - continua Corleone - mi ero occupato del problema del nuovo carcere, ma ancora siamo a zero. Ci sono carceri che andrebbero chiuse e basta. Savona, Favignana, Pordenone e Trento, ovviamente, sono del tutto inadeguate e generano drammi come quello di ieri. E in tutto questo ci ritroviamo in una situazione del tutto simile a quella precedente l’indulto".

Uil: rientrata la protesta dei detenuti, ma servono agenti

"Grazie all’intervento, efficiente ed efficace, del magistrato di sorveglianza e del dirigente dell’istituto di pena la protesta messa in atto stamane da una cinquantina di detenuti stranieri è rientrata e presso la Casa Circondariale di Trento è ritornata la calma". Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Pa-Penitenziari, commenta così la fine dell’emergenza determinatasi preso il carcere cittadino di Trento cominciata intorno alle 11 di stamane quando un gruppo di detenuti stranieri, dopo aver fruito dell’ora d’aria, si è rifiutato di rientrare nelle celle.

Un detenuto trovato morto in cella e nel carcere scoppia la protesta. È accaduto a Trento, all’interno del vecchio penitenziario asburgico, struttura fatiscente e sovraffollata, dove l’altra sera i compagni di cella hanno trovato privo di vita Rachid Basiz, algerino di 29 anni, clandestino, appena trasferito dal carcere di Pescara per scontare una condanna per droga. "Infarto" dice il medico, "Morte naturale, nessun segno di violenza" conferma il pm di turno (che pure ha disposto l’autopsia) ma nel carcere si diffonde la voce sempre più insistente che l’algerino non abbia ricevuto soccorsi adeguati: "Non l’avete curato" urlano i detenuti.

"Voglio esprimere - aggiunge Sarno - la mie più vive congratulazioni al magistrato, al direttore, al personale della Polizia penitenziaria ma anche alla Polizia di Stato e ai carabinieri per aver gestito al meglio una situazione oggettivamente difficile e pericolosa. La morte di un essere umano non può mai lasciare indifferente alcuno, ancor più quando avviene in ambito penitenziario. Essa però non può e non deve essere il pretesto per originare proteste immotivate e violente. La cause della morte del detenuto saranno accertate nelle sedi competenti anche se abbiamo ragione di ritenere che siano conseguenti a cause naturali".

"Bene hanno fatto, quindi - afferma Sarno -, il magistrato e il direttore ad adottare la linea della fermezza intimando, senza trattativa alcuna, ai protestanti di far immediato rientro in cella". Il leader della Uil Pa-Penitenziari non manca di denunciare le condizioni critiche in cui versa il carcere trentino: "Non sarà certo un caso se appena pochi mesi fa tutte le organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria hanno ritenuto dover protestare e denunciare lo stato di abbandono e fatiscenza della struttura. Voglio sperare che il nuovo carcere sia pronto ed efficiente in tempi accettabili. Io stesso nel lontano 1992 ebbi modo, già allora, di denunciare le deficienze strutturali dell’attuale istituto. Credo che sia anche necessario riflettere sulla circostanza che solo una decina di agenti (15 compreso le unità in servizio nei vari uffici) stamane era in servizio a custodia dei circa 120 detenuti presenti (la capienza massima prevista è di 90 detenuti) . E nelle ore pomeridiane e notturne le presenze di unità preposte al controllo precipitano paurosamente attestandosi a pochissime unità. Quanto accaduto oggi è ulteriore motivo per accelerare il confronto con il ministro Alfano per la rideterminazione delle piante organiche. So che il ministro sarà nella zona in queste ore, non mancherà certo di portare personalmente la sua vicinanza e solidarietà al personale penitenziario duramente provato dagli eventi di stamane".

Radicali: detenuto che muore è sconfitta per tutti

"Una persona che muore in galera è una sconfitta per tutti e in primo luogo per le istituzioni". Lo sostiene Rita Bernardini, leader dei Radicali e membro della Commissione Giustizia della Camera, in merito alla protesta avvenuta stamani nel carcere di Trento.

"I dati aggiornati al 13 agosto che ci sono stati forniti dal direttore Gaetano Sarrubbo - spiega Bernardini riferendosi al penitenziario di Trento - indicano una presenza di 115 detenuti, 37 italiani e ben 78 stranieri a fronte di una capienza complessiva di 90 posti. Inoltre, per quanto riguarda gli educatori, la pianta organica ne prevede 4 mentre ne sono stati assegnati solamente 2. Da non sottovalutare il fatto che solo 24 detenuti hanno una condanna definitiva. 50, infatti, sono imputati, 36 appellanti e 6 ricorrenti. I detenuti tossicodipendenti sono 36 (10 italiani e 26 stranieri) di cui 8 (5 italiani e 3 stranieri) in trattamento metadonico. Se uniamo a questa situazione di sovraffollamento, di disagio e di carenza di personale, la fatiscenza dell’edificio, credo che sia facile per tutti rendersi conto che la Casa Circondariale di Trento è una polveriera che rischia continuamente di esplodere".

Oltre al sovraffollamento e alla carenza di agenti e di educatori, una cosa che i Radicali affermano di aver constatato nelle visite compiute il giorno di Ferragosto in 18 istituti penitenziari, è che "alla persona che fa il suo ingresso in carcere non vengono mai consegnati né il regolamento dell’Istituto né l’Ordinamento penitenziario che, per gli stranieri, dovrebbe essere tradotto nelle varie lingue del Paese di provenienza". Questa, sottolinea Bernardini, "è una piccola riforma che il ministro della Giustizia potrebbe fare subito affinché i detenuti conoscano i propri doveri ma anche i diritti umani elementari che nemmeno in galera possono essere negati".

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