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martedì 19 agosto 2008

SASSARI. CARCERE SAN SEBASTIANO: ASSOCIAZIONE "DETENUTO IGNOTO". STRUTTURA PERICOLANTE E FATISCENTE, ACCELLERARE LAVORI DEL NUOVO CARCERE DI BANCALI.



DETENUTI LAMENTANO SCARSO INTERESSE DA PARTE DEL GARANTE.

di Irene Testa

Il 15 Agosto scorso ho accompagnato l'on. Guido Melis del Partito Democratico in visita alla struttura carceraria di San Sebastiano a Sassari. Ciò che è emerso dalla visita, il grave stato di degrado della struttura costruita nell'800, non è certo novità per gli addetti ai lavori, e non significa non si tratti di un quadro comunque ogni volta di più drammaticamente inquietante e senza via d'uscita, se non quella di vedere portato a conclusione quanto prima il costruendo carcere di Bancali, a pochi chilometri dal capoluogo sassarese. Da notizie di stampa, si apprende che il nuovo istituto dovrebbe essere pronto per il 2011, ma a San Sebastiano nessuno ne sa niente, compresi gli agenti interpellati. Noi ci auguriamo che le attese dei detenuti, delle loro famiglie, le stesse che non hanno a disposizione una sala d'attesa quando si recano ai colloqui con i loro congiunti e sono costrette d'inverno ad aspettare sotto la pioggia e l'estate sotto il caldo torrido prima di poter entrare in visita, le attese degli agenti di polizia penitenziaria, costretti anch'essi a vivere vere e proprie situazioni di degrado, non vengano disattese, nel rispetto del diritto e della dignità umana, quella di uomini e donne che pur avendo sbagliato non meritano di vivere come bestie, ignorate e calpestate a dispetto della stessa Costituzione.
Pochi anni fa si sono spesi parecchi soldi per ristrutturare il secondo piano del carcere di San Sebastiano, ma nell'inverno del 2007 questo piano è stato chiuso a seguito del crollo del tetto. Di conseguenza i detenuti che lo occupavano sono stati trasferiti nelle celle del primo piano, che sono dunque ancor più sovraffollate. La rieducazione a San Sebastiano è un vero miraggio, se, a prescindere dalla mancanza fisica di spazi utili ad ospitare una qualsiasi attività lavorativa, si pensa che addirittura detenuti con patologie psichiche, con problemi di autolesionismo, sono rinchiusi in celle di due metri per due, che le celle sono anguste e promiscue, accessoriate da bagni alla turca negli stessi ambienti dove sono allestite le cucine. Inoltre nel periodo primaverile e estivo le celle sono infestate da formiche che assaltano il cibo.

Assenti anche le attività ricreative in genere. Il problema dei blindi sempre chiusi, rende la vivibilità in cella insopportabile soprattutto nelle ore estive più calde, quando non circola un filo d'aria. La carenza di acqua fresca dovuta alla mancanza di frigoriferi costringe i detenuti a rinfrescare l'acqua avvolgendo le bottiglie con delle calze bagnate.
Ad emergere durante la vista è un altro dato: lo scontento da parte dei detenuti nei confronti di Suor Maddalena Fois, Garante Comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, nominata circa due anni or sono. Alcuni detenuti riferiscono di non averla mai vista, di sapere che si tratta di una suora, e che si rifiuta persino di visitare i detenuti di religione mussulmana. Dal Garante si sarebbero aspettati - lamentano i detenuti incontrati - una figura che portasse all'esterno le loro voci, i loro problemi e difendesse i loro diritti, ma prendono atto che così non è.
A questo proposito, mi piacerebbe sapere se la Garante per i diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Sassari intenda replicare alle critiche che le sono mosse da parte dei detenuti affidati alla sua tutela.

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